PARENTI SERPENTI atto sesto
Antonio aveva una moglie sempre più insofferente e insopportabile. Ma se gli affari continuavano a vento in poppa, sperava di riuscire a farsi un'alta posizione nella società per conto proprio, senza stavolta l'aiuto di Gertrude e della sua potente famiglia di origine. A questo punto, accarezzava l'idea di riuscire a chiedere la separazione legale. Il divorzio no, proprio non si sarebbe arrischiato. Pure rendendosi del tutto indipendente dalla moglie, il divorziare da Gertrude Capra avrebbe significato una vera e propria catastrofe. I familiari di lei lo avrebbero rovinato. Anche se oramai il suocero politico era defunto, c'era ancora in vita la vecchia suocera a fare il bello e il cattivo tempo, anche se oramai era troppo anziana per dirigere la banca come un tempo. La figlia ne aveva preso il posto, rivelandosi più dispotica dell'anziana genitrice. E sia Gertrude che suo fratello che la suocera contavano pur sempre parecchie amicizie nella casa comunale civitese. Ma una semplice separazione legale (e ovviamente senza alcun addebito verso Gertrude, ci mancava solo) avrebbe potuto risultare più che accettabile anche alla suocera e al cognato, oltre che alla moglie, una volta che Antonio mentisse spudoratamente.
-Amo Gertrude come il primo giorno- avrebbe spergiurato, -ma i nostri caratteri sono troppo diversi per permetterci una convivenza pacifica. Intendo separare soltanto l'abitazione e niente affatto i sentimenti. Il mio cuore rimane sempre accanto a Gertrude, ma per riuscire a mantenere rapporti amichevoli abbiamo bisogno ciascuno di noi due dei nostri spazi personali. Ma sappiate che io per mia moglie ci sarò sempre.
Antonio avrebbe rinunciato a coronare metà del suo sogno: oltre a diventare un uomo di successo, sposare una donna ricca e bella. Una donna ricca l'aveva comunque sposata circa trentacinque anni avanti, ma Gertrude era tutto, tranne che una bella donna. E con il passare degli anni era ulteriormente ingrassata, sviluppando oltretutto una certa barba e un bel paio di baffi come conseguenza della menopausa. Ma da questo punto di vista Antonio era costretto ad accontentarsi. Oramai che aveva oltrepassato la sessantina, gli sarebbe bastato poter vivere in pace e in tranquillità in una casa separata da quella della moglie, che comunque, ne era sicuro, l'avrebbe spesso assillato anche se non più convivente. Pazienza, si ripeteva l'uomo. Pur sempre meglio che sopportare quotidiane angherie, facilitate dal coabitare. Avrebbe comunque raggiunto il successo economico e senz'altro Gertrude sarebbe stata quantomeno ragionevole da accettare una separazione che a lei non sarebbe costata nulla in termini finanziari e neppure sentimentali. Poichè conosceva la moglie abbastanza da sapere che quanto quest'ultima non sopportava era un mero rifiuto della sua persona, puntando sulla questione della diversità di caratteri, ma non dei sentimenti, e del suo amore per il quieto vivere, senza litigi né attriti, l'avrebbe spuntata con la separazione. Della sola abitazione, ovvio. Dopotutto, sia pur separati legalmente, restavano comunque marito e moglie e Gertrude lo sapeva. L'importante era farle credere di non aver fallito in qualità di moglie, di non aver perduto un marito e alla peggio, Antonio era disposto a prendersi tutte le responsabilità del caso per l'incompatibilità caratteriale.
-Sono io l'inadatto a vivere in famiglia, il solitario, il vecchio dentro- avrebbe dichiarato. -Per il quieto vivere di entrambi, sento che abbiamo la necessità di spazi individuali, tutto qui. Ma intendo comunque e sempre rimanere il marito di Gertrude.
Si sarebbe ovviamente ben guardato, sin dalla separazione, dal chiederle sia pure un solo centesimo.
Ps.: immagine Pixabay 100% free (https://pixabay.com/es/photos/animales-serpientes-culebra-1112063/)