LOTTA DURA SENZA PAURA atto primo
-Lieto di vedervi...
Marilia non lo aveva lasciato terminare. Con tutta evidenza, voleva togliersi un peso. Afflitta e accorrata, lo aveva interrotto. Non soltanto: aveva fatto l'impensabile, prendendogli una mano e stringendogliela tra le sue. -Sigismondo, lo so, lo so bene che detesti tutto quel che ha a che fare con la burcrazia, la politica e simili noie. So che non firmeresti mai una petizione, ma ti prego, Sigismondo, ci manca una sola firma, soltanto una. Senza, qui ci portano via Azzurra.
-Come dici, Marilia? Non capisco...
Per forza, Sigismondo Rizieri non poteva sapere dell'agonia che i Malinverni avevano passato durante le ultime settimane. Non sapeva del brutto incidente che s'era portato via Aurelio, Gigì e pure Luigi Alberti, lasciando superstite soltanto la piccola Azzurra. Che alcune rappresentanti della Sociale avevano provveduto a portar via dall'ospedale mentre zia Annetta, che la vegliava con tanta premura, si era momentaneamente allontanata, lasciando la piccola addormentata, per il disbrigo delle formalitá delle dimissioni. Marilia in quel momento si trovava a dare disposizioni nella camera mortuaria, dove giacevano le salme di Aurelio, Gigì e Luigi. Mattia si trovava obbligatoriamente in giro perchè si dovevano rispettare i tempi strettissimi della successione. Qualcuno doveva farsi carico delle noie burocratiche, le più ingrate. E Mattia, sempre abnegante come al solito, aveva voluto accollarsele lui per alleggerirne le sue sorelle. Ad Annetta, la più emotiva e tenera di cuore, era affidato il più lieto compito di vegliare sulla nipotina. Giacinta purtroppo in quel momento stava svolgendo l'ingrato compito delle pulizie in nero e non poteva essere d'aiuto ai parenti acquisiti: i proprietari della casa di turno erano degli insensibili civitesi privi di qualunque empatia e non interessava loro minimamente ritardare di qualche giorno i servizi domestici perchè la sorella di una infima donna delle pulizie era tragicamente morta il giorno avanti. Secondo loro, la servitù non doveva vantare alcun diritto e men che meno sentimenti. Purtroppo Giacinta non poteva abbandonare quella casa, perchè la più pagante tra tutte quelle in cui serviva e di quel denaro aveva bisogno.
Azzurra era stata portata in orfanatrofio a causa di disguidi e disservizi burocratici, che non finivano di susseguirsi dal famigerato incidente. Tanto per cominciare, la pubblica amministrazione di Civitopia non aveva voluto saperne nulla di assumersi la responsabilità del crollo del ponte e come al solito, a botta di intrallazzi vari, il comune se n'era uscito come un filo di spaghetto. E oltre il danno, pure la beffa, data l'arbitrarietà nell'introdurre Azzurra nell'orfanatrofio, pur essendo in vita e in buona salute tre zii che potevano benissimo allevarla. Per la verità, vi era pure la zia materna ben disposta a prendere con sè la piccola, ma Giacinta era considerata troppo povera per le leggi civitesi e la Sociale le avrebbe negato l'affidamento. Ovviamente, Mattia, Annetta e Marilia erano dispostissimi a rendere Giacinta partecipe dell'educazione e della crescita della niponina, ma prima bisognava tirarla fuori dell'orfanatrofio. A causa dell'ennesimo disguido burocratico, l'esistenza dei tre fratelli Malinverni era stata completamente ignorata dalla Sociale. Ma nè Annetta, nè tantomeno Mattia e Marilia si erano arresi. La burocrazia infame non aveva concesso loro di sedersi a piangere per i loro defunti, soprattutto a Mattia, che si era accollato le scartoffie: già sin dalla fine del secondo millennio andavano sbrigate pratiche di breve scadenza non appena i propri cari avessero chiuso gli occhi per sempre, ma la burocrazia civitese alle soglie del quarto millennio si faceva sempre più mastodontica a ogni anno che passava. Ma non c'era tempo di sbraitare contro la pubblica amministrazione: bisognava pensare ad Azzurra. Mattia s'era prese ferie anticipate dalla fabbrica per spalleggiare le sue sorelle e Marilia aveva sospeso le lezioni di pianoforte, ben oltre le rapidissime esequie, sbrigative oltre ogni dire perchè le circostanze in cui versava Azzurra non ammettevano indugi di sorta. Sia pure in via provvisoria, erano riusciti a riprendersi la nipotina dopo qualche giorno. Azzurra era parecchio spaventata. In orfanatrofio, era rimasta per lo più rannicchiata in un angolo in silenzio, mentre gli altri ospiti, tutti ragazzini e adolescenti in quel momento, giocavano come matti e facevano un sacco di baldoria. Non fosse stato per una delle donne delle pulizie, una signora di buon cuore che quand'era di turno si era occupata di lei ogni volta che aveva potuto, sia pure a rischio e pericolo di perdere il posto di lavoro, probabilmente la piccola non sarebbe sopravvissuta in un posto simile. Bambini della sua età non ve n'erano e gli educatori dell'orfanatrofio, troppo distratti, l'avevano ignorata, concentrando tutta la loro attenzione sugli ospiti adolescenti. Svariati di loro erano semplicemente pigri, mentre alcuni colleghi rappresentavano veri e propri emissari del professor Capra. Tra gli adolescenti, soprattutto i più vicini alla maggiore età, potevano infatti reperirsi piuttosto facilmente buone cavie per l'insaziabile direttore del manicomio comunale.
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