Alcuni mesi dopo, Tancredi aveva finalmente sposato la sua Mirta, che finalmente aveva constatato di non essersi mai ingannata sulle attenzioni dell'amico a suo riguardo. Durante tutti quegli anni, Mirta aveva sempre distolto qualsiasi pensiero le affiorasse in mente su quel che avrebbe potuto essere, perchè temeva di illudersi. In realtà, Tancredi si rendeva conto che un futuro come coppia nelle loro condizioni non era un vero e proprio futuro, per cui si era limitato a vegliare su di lei quale amico devoto, rassegnandosi alla propria condizione. E tacendo soprattutto a causa dell'abnegante idea che Mirta un giorno potesse conoscere qualcun altro che la amasse quanto lui, ma con una casa da poterle offrire e condizioni finanziarie quantomeno sufficienti a permetterle di vivere dignitosamente. Ma gli avvenimenti dei mesi addietro alla casa comunale, complice la previa nomina di Gino Quintalino a comandante delle guardie municipali e l'insperata amicizia con i fratelli Malinverni che si era rivelata imperitura, avevano del tutto invertito le circostanze in cui Tancredi versava. La coppia stava vivendo il miglior momento sia in ambito personale che professionale, nel coadiuvare Mattia quale nuovo sindaco. Che per prima cosa abolì la censura che aveva colpito i grandi classici della letteratura durante la legislazione precedente e istituì l'obbligo di scolarizzazione quantomeno fino alla fine delle secondarie. E senza perdere tempo, intervenne sulla legislazione riguardante i ricoveri manicomiali, rendendone la verificazione non più facile come un tempo. Ora non si finiva più ricoverati in manicomio per un maladaptive daydreaming, nè per piccole ansie, compulsioni o fissazioni semplicemente trattabili attraverso sedute concordate con lo psicologo o psicanalista di fiducia. Insomma, per nessun disturbo psicologico nè malattia mentale che non presentasse un grado di pericolosità per il paziente, per i familiari di questi o comunque un rischio sociale tale da giustificarne il ricovero. Ma una situazione del genere non piacque agli oramai potenti psichiatri del manicomio: a ogni mese che scorreva, vedevano ridursi i lauti guadagni che derivavano loro dalle continue pubblicazioni sulla pelle dei pazienti psichiatrici che potevano benissimo fare a meno dei ricoveri. Tali luminari della scienza cercavano in ogni modo di screditare il sindaco Mattia Malinverni con tutta l'amministrazione comunale, tirando dalla loro parte i giornalisti, nostalgici del vecchio governo di cui auspicavano il ritorno. Naturalmente, Mattia, Tancredi e Mirta, a fronte di una miriade di indizi gravi, precisi e concordanti sui danni che il prolungato ricovero manicomiale aveva causato a un buon numero di pazienti, finirono per azionare la giustizia per farli incriminare e radiare dall'albo dei medici. Ma la cosa non si rivelò affatto facile, perchè da parte sua, la magistratura era corrotta anch'essa e speranzosa del ritorno del vecchio governo. Non si sapeva quale fosse la peggior casta, tra i giudici e i giornalisti. Sindaco, vicesindaco e consiglio comunale si provarono quindi a incriminare tutti e tre i gruppi coinvolti, allo scopo di far piazza pulita di tutto il marciume che contaminava la città. Ma le ceste zeppe di mele marce erano troppo numerose. La Guardia Municipale, dal canto suo, era divisa. Ovviamente il comandante Gino Quintalino appoggiava pienamente il nuovo governo e così pure la maggior parte dei suoi ufficiali e agenti. Ma le guardie contrarie, sia pure in numero ristretto, potevano diventare un problema. L'unico motivo per cui il comandante non le sbatteva fuori dalle forze armate stava nel fatto di poterle controllare meglio da vicino. In tali circostanze, l'unica certezza consisteva nel camminare perennemente sul filo del rasoio, per quanto riguardava il nuovo governo e i fedeli componenti della Guardia Municipale, a cominciare dal comandante. Le figure di vertice, in capo a neppure un anno dall'insediamento, non si trovavano più al sicuro, quantomeno non del tutto.
-Abbiamo bisogno dell'appoggio popolare, in un clima simile- constatò il comandante Quintalino durante una riunione governativa per fare il punto della situazione.
-Con un popolo del genere?- dubitò il sindaco Malinverni.
-Da cittadini il cui motto è armiamoci e partite, cosa ci vorremmo aspettare?- fu la domanda retorica del vice Della Valle.
-Che sbadato. Come se già non lo sapessi- sospirò il comandante.
E neppure il prefetto Margherita era fiduciosa. Cosa aspettarsi, difatti, quando il cittadino medio si rivelava responsivo unicamente a panem et circenses?
Ps.: immagine Pixabay 100% free (https://pixabay.com/es/photos/edificios-cielo-nubes-123780/) che vorrebbe rappresentare il declino di una società oramai neppure più l'ombra di se stessa. L'edificio rappresenterebbe la casa comunale dove si svolgono le riunioni dei nostri eroi urbani, ma l'orizzonte è parecchio nuvoloso...