LA CENSURA
Sigismondo aveva cessato del tutto di recarsi al parco e pure alla pineta, in seguito alla disavventura che lo aveva quasi reso ospite permanente del manicomio comunale. Il pensiero di imbattersi nuovamente nella guardia municipale Mattarello, sia pure mantenendosi oltremodo attento per evitare di addormentarsi sotto un albero, costituiva un deterrente contro il quale non vi era scampo. Relegando dunque le uscite ai malinconici ricordi del passato, Sigismondo trascorreva oramai le giornate per intero tra valanghe di chick-lit. Alimentando il commercio di letture dozzinali proiettanti la mente alla decrescita, si rendeva schiavo, sia pure inconsapevolmente, del sistema politico civitese che aspirava a mantenere il popolo cittadino nella più gretta ignoranza. Infatti, proprio a tale scopo nella casa comunale si stava lavorando alacremente per l'elaborazione di una censura dai risvolti crepuscolari come non se ne vedevano da un migliaio di anni. Si pensava a censurare, innanzi tutto, i grandi classici di tutti i tempi, seguiti dai saggi in materie storico-sociologiche, poemi e poesie dai risvolti politici. E per far contenta a gabbata l'intera fascia di civitesi senza null'altro scopo nella vita se non quello di non perdere una sola puntata delle serie televisive preferite, peraltro dalle tematiche discutibilissime, si sarebbe raddoppiata la campagna pubblicitaria con riferimento a queste ultime e alla spazzatura in nero su bianco che le accompagnava. Librerie e biblioteche avrebbero dovuto pullulare di chick-lit, per la gioia di Sigismondo Rizieri, altri fannulloni come lui e perfino cittadini sia pure operosi, ma d'interessi ristretti e limitati. Quanto agli interessi di Rizieri, erano ben lontani dalla politica, di cui detestava perfino il sentir parlare. La trovava materia troppo noiosa per meritare la minima attenzione, capace solamente di distoglierlo dai suoi melanconici sogni a occhi aperti. A dispetto del trascorrere degli anni, gli interessi di Sigismondo Rizieri non si discostavano di molto da quelli di un adolescente e ovviamente da quel che permaneva immutato al centro dei suoi pensieri: Marilia Malinverni. Proprio a causa di quest'ultima oramai avrebbe preferito andare a trovare gli amici di infanzia solo raramente e non più con la frequenza di prima, però non poteva. Non ora che doveva a Mattia la sua libertà. Anche se si sentiva alquanto infastidito da Annetta, che non riusciva proprio a fare a meno di corrergli dietro (esattamente come lui faceva con Marilia). Il giorno del suo ritorno dal manicomio era naturalmente andato a trovare i suoi amici e Annetta allora gli aveva buttato le braccia al collo, non accenando a lasciarlo andare per ben tre minuti. Tre interminabili minuti, dal punto di vista di Rizieri. Perchè lei? Perchè non Marilia? A parte Annetta, gli altri tre fratelli Malinverni lo avevano salutato e ricevuto cordialmente, ma senza cerimonie melodrammatiche. E Sigismondo avrebbe tanto voluto che i ruoli di Annetta e Marilia s'invertissero. Ma non c'era scampo: Marilia s'era oramai fidanzata, con un certo Luigi Alberti, un tecnico informatico che però al momento si guadagnava da vivere lavorando come badante presso un anziano zio, il quale, come molti civitesi da decenni a quella parte, era rimasto single da tutta la vita. Ma Sigismondo non poteva smettere di visitare i suoi amici e attendere che per qualche fortunata coincidenza (fortunata per lui, chiaramente), i fidanzati si lasciassero. Non allora che i coniugi Malinverni, i genitori dei suoi amici di sempre, si erano ammalati gravemente. Cancro, il grande male del terzo millennio. Ed era stato proprio a causa della malattia dei genitori che Marilia aveva conosciuto Luigi.
Ps.: immagine Pixabay 100% free con piccolo edit per una migliore sintonia con questo capitolo e con lo spirito del mio e-book in generale (https://pixabay.com/es/photos/censura-prohibido-transparente-3308001/)