Mirta si sentì in imbarazzo. Lei e il suo caro amico Tancredi, laureati e possessori di un bagaglio culturale da fare invidia a un buon numero di persone per bene, costretti ora a vivere di elemosina perchè gli abitacoli che male o bene avevano loro garantito fino ad allora una certa autonomia non erano più sicuri. Ma tant'era. Quantomeno, sperava che i nuovi amici non dovessero sottoporsi a grandi sacrifici per loro. Tanto quanto Tancredi, Mirta era ben lungi dal desiderare di convertirsi in una parassita sociale, condizione non troppo rara tra certi abitanti delle cabine telefoniche. Infatti, alcuni di loro che avevano scelto deliberatamente tale condizione per velleità di uno stile di vita alternativo, avevano addirittura abbandonato l'impiego che precedentemente avevano avuto la fortuna di occupare.
-Non vorrei essere di peso. Vi prego, non sottoponetevi a sacrifici per me.
-Non dirlo nemmeno per scherzo. Aiutarti ci fa felici. E ti saremo eternamente grati per quanto hai fatto- la rassicurò Marilia, mentre Mattia s'impegnava a fare altrettanto per un imbarazzato Tancredi e un ansioso Sigismondo.
-Ma io non ho fatto nulla di che- si schermì la donna.
-Aspettate, aspettate un attimo. Mirta, i tuoi farmaci. Devo assolutamente andare a prenderli, che senza non puoi rimanere. Tancredi aveva ricordato che la cara amica non godeva di buona salute e a seguito dei suoi ricoveri ospedalieri le avevano prescritto medicinali a uso continuo, per i quali egli stesso aveva spesso contribuito perchè alquanto cari.
-No, Tancredi, li ho qui con me. Li porto sempre nel mio zainetto. Poi, figuriamoci: immaginavo che a seguito della parata di stamattina, qualcosa potesse andare storto al punto da non riuscire a tornare indietro.
-Mirta, sei un genio- la contemplò ammirato l'amico.
-Ma se occuperanno le nostre cabine?- ripetè Sigismondo, sempre allarmato per la stessa ragione.
-Da ora in avanti, cari amici, non dovrete più preoccuparvi per una cabina telefonica a rischio di tassazione. Una casa l'avete, da oggi in poi- intervenne Mattia.
-Mattia, ti ringraziamo,ma non possiamo abusare della bontà di Giacinta fino a questo punto.
Tancredi pensò che come ospite permanente,la sola Mirta poteva fare al caso, ma Giacinta non poteva ospitare a tempo indefinito anche due uomini in quello spazio angusto. Per non parlare poi del fatto che la parente politica dei Malinverni viveva in affitto e non si sapeva bene se il padrone di casa avrebbe accettato perfino la presenza di Mirta. Nel caso della presenza di un inquilino in più, era ovviamente necessario il consenso del proprietario dell'appartamento, che avrebbe poi giustamente preteso un aumento del canone di locazione. In realtà, il nuovo tetto sulla testa per i tre malcapitati non era quello di Giacinta, ma il ben più grande appartamento della sua vicina, Pasqua Barberina. L'insegnante, prima di partire definitivamente con il marito per più verdi pascoli, dai quali non intendeva far mai più ritorno, aveva gentilmente offerto le sue chiavi di casa, giusto a tal proposito.
-Mentre la salutavamo, ce le ha date per voi.
Una casa. Finalmente una casa. I tre oramai ex occupanti di abitacoli di fortuna stentavano a crederci. L'appartamento della Barberina era per loro un sogno. La cucina era abitabile e conteneva un sofà. C'erano poi due camere, di cui una l'avrebbero condivisa Tancredi e Sigismondo e l'altra l'avrebbe presa Mirta. In precedenza, l'appartamento era appartenuto ai genitori di Pasqua, che avevano potuto comprarne uno con qualche comodità in più in tempi migliori degli attuali. Sigismondo, Tancredi e Mirta sarebbero diventati degli occupà a tutti gli effetti, ma nel loro caso nessuno avrebbe mai reclamato e men che meno preso provvedimenti per sbatterli fuori.
Ps.: immagine Pixabay 100% free (https://pixabay.com/es/photos/barcelona-okupas-grafiti-ciudad-118320/), editata per meglio abbinarsi a questo capitolo