Da scrittrice potrei elencare un buon numero di artisti e artiste che mi ispirano e fa nulla se a viventi o trapassati (primi fra tutti, Jane Austen ovvero zietta Jane, la maestra del giallo Agatha Christie e il maestro del legal thriller John Grisham, per non parlare poi di Gustave Flaubert, Lev Tolstoj, ma pure di pittori come Salvador Dalì), però qui bisogna scegliere una sola persona. Colgo dunque l'occasione per un tributo a mia madre, che purtroppo non c'è più da oltre un decennio e tra poco sarà pure l'anniversario della sua scomparsa. La figura di mia madre ha ispirato la costruzione parziale di un personaggio del mio e-book n.8 (che non si trova qui) e di un altro personaggio di un breve racconto (occhio, non si trova qui nemmeno quello). Mia madre non ebbe per niente vita facile, specie considerato che le piovvero addosso la seconda guerra mondiale e quanti disagi possibili e immaginabili del dopoguerra. Ma ciononostante non si arrendeva mai. La sua tenacia nel darsi da fare senza tregua per diplomarsi a dispetto dei tempi (che erano quelli che erano) e degli ostacoli che altri al posto suo avrebbero giudicato insormontabili, non può che ispirarmi. E non si può certo dire che contò sul benchè minimo aiuto dalla famiglia, per ottenere il diploma. Mia nonna era sarta e aveva pure lavorato come governante a casa di una parente benestante, ma per trovarsi un giorno a posto con il sistema pensionistico (nato da poco e allora come allora ben funzionante), su consiglio di mi pare la sua migliore amica, aveva preferito la sicurezza di un posto fisso in una fabbrica alle incertezze dell'artigianato. Già che in casa c'era un altro artigiano. Mio nonno era infatti calzolaio. Ma santo cielo, per quanto non fossero ridotti come certi vicini di quartiere che abbisognavano di elemosina per vestirsi o amici e conoscenti che a causa delle ristrettezze del periodo trascorrevano giorni difilati senza potersi letteralmente permettere di comprare neppure da mangiare, di denari per mantenersi oltre appena il basico non ce n'erano. E gli studi oltre la quinta elementare (e sempre e quando non si finiva bocciati, altrimenti si stava pure al di sotto della licenza elementare) a quei tempi oltrepassavano il basico per i più. C'era poi stata in casa una grossa riparazione costata un braccio e una gamba e una bimba piccola da mantenere (mia zia, di dieci anni più piccola di mia madre). Mio zio, il fratello maggiore, era allora già sposato e aveva figli suoi e quindi non poteva pensare pure alla famiglia di origine. Mia madre in anni migliori aveva potuto imparare l'arte della sartoria in due o tre botteghe per anni (allora si usava così in alternativa alle scuole professionali che divennero davvero diffuse soltanto negli anni sessanta ed era permesso, considerato che per la maggior parte degli allievi era l'unica via), dove imparava gratis in cambio di lavoretti e commissioni per i titolari. Ma teneva particolarmente al diploma per insegnare (e per ottenere quello bisognava invece frequentarla per forza, una scuola professionale: i titolari delle botteghe non erano infatti quasi mai abilitati al proporre l'esame finale per permettere agli studenti di ottenere il diploma apposito). Seguirono allora anni di duro lavoro in fabbrica come per mia nonna e una volta che potè metter via soldi sufficienti per il corso, si iscrisse a una di quelle scuole professionali. Però aveva già passato i vent'anni e quindi riteneva di non averci tempo da buttare come le compagne minorenni. Ma c'erano altri timori, non certo infondati, dati i tempi. Qualcosa che andasse storto in casa e le sarebbe toccato di interrompere gli studi (già in precedenza le erano volati via progetti a causa di una lunga malattia di mia nonna, durante la quale mia madre lavorava sottopagata oppure in regime di sfruttamento). Meglio sbrigarsi, allora. Decise di farsi il programma di cinque anni in soli due (le leggi allora lo permettevano) e vi riuscì sgobbando giorno e notte, facendo le ore piccole peggio di come faccio io a tutt'ora, dato che al massimo le riusciva di dormire due ore per notte per riuscire a completare tutti i dovuti modelli. Quei sacrifici diedero frutti, dato che il diploma le aveva poco più tardi permesso di aprire due scuole sue per la formazione di sarte. Ma anche quando non potè lavorare più, specie in seguito alla disabilità dovuta al cancro, il suo diploma seguitava a fare bella mostra di sè nelle pareti di casa. E quando le riusciva, portava avanti piccoli lavoretti per la famiglia. Mia madre aveva pure imparato a lavorare all'uncinetto e con questo realizzava cappelli, scialli e piccoli oggetti decorativi. Mi pento solo della mia scarsa maturità da ragazza, per non aver saputo apprezzare il percorso di mia madre come faccio oggi. Ho perso tempo e purtroppo lei non c'è più per poterle esprimere i dovuti apprezzamenti. Neppure mi aspettavo che avrei perso piuttosto presto entrambi i miei genitori, ma tant'è. C'est la vie. E ora sarebbe pure il momento di andare avanti con il mio legato, che mia madre amerebbe non poco, se potesse leggerlo. Amava tanto infatti la storia di Abigail descritta nel primo libro del profeta e giudice Samuele, cap. XXV. Così come amava tutte le storie della Bibbia, ma ad alcune in particolare era più affezionata del solito (cosa senz'altro dovuta alla probabile discendenza ebraica, specie considerato che la sua visione delle vicende che hanno a che fare con usi e costumi era perfettamente in linea con la cultura orientale, in opposto agli interpreti occidentali che spesso trovano certe usanze controproducenti, in quanto non avvezzi alla mentalità ebraica).
Come sempre, prima la versione in spagnolo e poi la traduzione in italiano.
ESPAÑOL
ABIGAÍL LA SABIA: UNA MUJER FANTÁSTICA: capítulo XXIII
Judit, la hermana menor de Hannah, también trabajaba en casa de Nabal, sirviendo a su señora Abigaíl. Cuando su hermana, mientras preparaba los víveres a encomienda de su ama, le contó el ingenioso plan de Abigaíl, Judit sintió curiosidad: ¿por qué la señora no aprovechaba la situación? Podría haberse quedado de brazos cruzados en la tranquilidad de sus aposentos, esperando a que David y sus soldados la liberaran de la carga llamada Nabal y, al mismo tiempo, del levirato, que prescribía que el familiar masculino más cercano al difunto debía hacerse cargo de la viuda sin hijos, casándose con ella en primer lugar. Al exterminar a todos los hombres de la casa de Nabal, David habría liberado inconscientemente a Abigaíl de su cuestionable familia política. Y como viuda rica en la que se convertiría de la noche a la mañana, contando además con su extraordinaria hermosura, se encontraría libre para volver a casarse con quien más le convenciera.
—¡Cállate! ¡Usa el cerebro, hermana! La señora Abigaíl es una mujer sabia y temerosa de Dios, y lo último que se le ocurriría es construir su felicidad sobre la desgracia ajena. No habrá bendición alguna para David, una vez que se convierta en rey, si comete el error de emprender una iniciativa que, sobre todo sin la corona en la cabeza, se traduciría en una venganza personal. Nuestra señora es capaz de hacerle entrar en razón. Tampoco habrá bendición para la señora Abigaíl si descuida el uso de los dones que el Señor le concedió para el bien común. Nuestra señora no es una mujer egoísta y piensa ante todo en el bien de todos. En hacer el bien a su prójimo, incluso cuando se trata de nuestro amo Nabal. Y ahora ven aquí a ayudarme, en lugar de perder el tiempo en charlas fútiles. Tenemos mucho que hacer y todo debe hacerse según las órdenes de la señora Abigaíl.
Ps.: imagen Pixabay free que encuentran aquí: https://pixabay.com/es/photos/torah-hebreo-hebrew-tor%C3%A1-yeshua-2902754/
ITALIANO
Una saggezza non comune: il dono di Abigail cap.XXIII
Giuditta, la sorella minore di Hannah, lavorava anch'essa in casa di Nabal, servendo la padrona Abigail. Quando sua sorella, nel mentre dei preparativi per la spedizione della loro padrona, le raccontò del piano ben congegnato di Abigail, a Giuditta sorse una curiosità: perchè mai la loro padrona non si approfittava della situazione? Bene avrebbe potuto restarsene a braccia conserte nella quiete delle sue stanze, attendendo che Davide e i suoi soldati la liberassero del fardello di nome Nabal e contemporaneamente del levirato che prescriveva che il familiare maschio più prossimo al defunto avrebbe dovuto prendersi a carico la vedova priva di figli, sposandola innanzi tutto. Sterminando ogni uomo della casa di Nabal, Davide avrebbe inconsapevolmente liberato Abigail dalla sua discutibile famiglia acquisita. E da ricca vedova quale sarebbe divenuta dall'oggi al domani, contando inoltre sulla sua bellezza fuori dal comune, si sarebbe ritrovata libera di risposarsi con chi più le convenisse.
-Taci! Usa il cervello, sorella! La padrona Abigail è una donna saggia e timorata di Dio e l'ultima cosa che si sognerebbe è costruire la propria felicità sulle sventure altrui. Non vi sarà alcuna benedizione per Davide, una volta che diventerà re, se commette l'errore di intraprendere un'iniziativa che, specie senza corona sulla testa, si tradurrebbe in una vendetta personale. La nostra padrona è in grado di farlo ragionare. Nemmeno per la signora Abigail vi sarà benedizione se trascura di usare i doni che il Signore le ha conferito per il bene comune. La nostra padrona non è una donna egoista e pensa innanzi tutto al bene comune. A fare del bene al suo prossimo, Anche quando si tratta del nostro padrone Nabal. E ora vieni qui ad aiutarmi, invece di perderti in futili chiacchiere. Abbiamo un gran daffare e tutto dev'essere eseguito secondo gli ordini della padrona Abigail.
Ps.: immagine Pixabay free che si trova qui:
https://pixabay.com/es/photos/torah-hebreo-hebrew-tor%C3%A1-yeshua-2902754/