-Ahimè, che farò adesso?-. Mattia vide Gino mettersi letteralmente le mani nei capelli.
-Gino, che succede? Cosa posso fare per te?
-Mattia! Oh, Mattia!-. Il comandante Quintalino sembrò alleviato per l'arrivo dell'amico, della cui presenza non s'era proprio avveduto. -Sei qui? Che sollievo vederti! Ma cosa ci fai a quest'ora del mattino così lontano da casa?
-Gino, suppongo immaginerai. E poi lo sai che sono mattiniero- rise l'anziano.
-Ah, già. Ma non preoccuparti, Mattia. Lo sai che puoi sempre contare su di me. Non ho scritto alcun rapporto con i vostri nomi sugli avvenimenti di ieri, nè mai lo farò. E nessuno verrà a cercare nè te, nè i tuoi familiari nè i tuoi amici. Sai anzi cosa ti dico? Che avete fatto benissimo!
Gino era l'amico fidato di sempre, che non li avrebbe mai traditi: dopotutto aveva finanche aiutato Mirta nella fuga, una donna che per lui rappresentava una perfetta sconosciuta.
-Grazie, amico mio. Ma non vorrei tu avessi noie con il sindaco. Anche se sei il comandante delle guardie municipali, sai come funziona.
-Tecnicamente, non abbiamo più un sindaco. Ma se anche fosse, per te, per voi, questo e altro. E poi la maggior parte delle guardie stanno dalla mia parte.
A Mattia non era però sfuggito il tecnicamente, non abbiamo più un sindaco.
-Come hai detto, Gino?
-E nemmeno un consiglio comunale. Solo che, Mattia...-. Gino abbassò il tono di voce. -Anche se le strade sono deserte,si dice che le pareti ascoltano anche se non hanno orecchie...meglio se saliamo in auto.
Una volta dentro il veicolo, Gino potè liberamente discorrere degli ultimi inquietanti avvenimenti cittadini. In buona sostanza, fatti inconsueti erano accaduti. Il sindaco, assieme a tutti i membri del consiglio comunale e i maggiori esponenti del partito politico al potere, se l'era squagliata nottetempo. Si erano trasferiti in medio oriente, viaggiando sulle loro imbarcazioni private. L'improvvisa fuga, che doveva essere stata pianificata da tempo, secondo quanto a Gino era parso di capire, avrebbe dovuto avvenire a seguito delle riforme atte a tassare gli abitanti delle cabine telefoniche, ma non ve ne era stato il tempo e l'avevano anticipata. Le notizie allarmanti di una crisi petrolifera quale il pianeta non aveva mai visto durante millenni di storia, che avrebbe potuto risultare ben peggiore del previsto, aveva colto nel panico la classe dirigente, facendola decidere con largo anticipo all'abbandono della città, onde evitare il rischio di rimane praticamente a piedi. Poichè il poco combustibile rimanente avrebbe dovuto, per forza di cose, venire riservato alle imbarcazioni, pena l'incorrere in gravi violazioni di stampo internazonale, tutti i veicoli a motore da terra sarebbero stati relegati, presto o tardi, a retaggio del passato. E nessun dirigente cittadino era minimamente disposto a rinunciare al conforto della propria auto, mentre finanche il corpo delle guardie municipali avrebbe dovuto farne meno, iniziando presto o tardi a muoversi in bicicletta. E ancora non si sapeva come avrebbe dovuto organizzarsi il trasporto dei malati bisognosi dell'unità di urgenza, qualora non in grado di camminare.
-E così, dopo essersi mangiati la città, quei farabutti se la sono squagliata a godersi la vita altrove!- sbottò il comandante.
Ma per Mattia, a differenza di Gino, l'avvenimento non consisteva in una vera e propria brutta notizia. Anzi,tutt'altro.
-Gino, la verità é che ci siamo liberati della loro ingombrante presenza, politicamente parlando. Che restino pure dove si trovano. Dovrebbe essere una buona notizia per te che sei il comandante delle guardie municipali, dato che per buona norma sarai tu a governare la città, come prevedono le leggi. Fino a quando non troverai un nuovo sindaco che ritieni degno di fiducia. Se i fuggitivi dovessero poi manifestare qualsiasi velleità di ritorno, lo faranno unicamente sotto le tue condizioni. Gino, è la tua grande opportunità di cambiare la storia di questa città.