Normalmente, il rientro dalle ferie significa ritorno al lavoro a tutto vapore (sempre e quando in ferie smetta del tutto di lavorare, cosa che per la verità ho fatto soltanto nelle ultime due vacanze marittime). Ritorno alle lezioni (nei periodi in cui ho studenti) e ovviamente alle pubblicazioni su hive e cugini), che fanno parte delle attività principali della mia p. IVA (purtroppo però soltanto fino a quando la nuova riforma tributaria del mio paese non dispiegherà i suoi effetti anche sulle imprese di minuscolo calibro, poichè allora come allora la mia attività principale potrà configurarsi soltanto nel commercio e nell'artigianato). Stavolta però le ferie se l'è prese #untobisunto, non io, ma comunque mi sono cascate come il cacio sui maccheroni🤣. Il rientro di #untobisunto ha significato il tornare a pubblicare, specie scrittura creativa senza la quale non campo😆 (identico ritorno di quando sono le mie, di ferie, a terminare). Poichè dove vivo è inverno e le vacanze standard della mia coppia sono estive, non siamo andati fuori città (possiamo permettercelo al massimo una volta all'anno e allora preferiamo in estate piuttosto che in inverno, specie mio marito), ma ho approfittato delle ferie di #untobisunto per cimentarmi in un'attività artigiana che mi sta pure divertendo (ma come ho fatto a non pensarci prima d'ora?), purtroppo accantonata la bellezza di 35 anni fa. Della cosa ho accennato sia a che
. Mia madre aveva un diploma d'insegnante di taglio e cucito (che ai suoi tempi del dopoguerra le era costato lacrime e sangue: al posto suo parecchie ragazze avrebbero desistito) ed era pure molto abile con l'uncinetto, avendo imparato pure il crochet (conservo a tutt'ora tre cappellini bianchi e una borsetta fatti da mia madre, oltre a un accappatoio estivo da macchina da cucire) e quando ero bambina mi trasmetteva il suo sapere (poi però erano arrivati la secondaria, il Conservatorio e infine pure la pratica sportiva, poi l'università e quindi bonanotte, avevo dovuto interrompere a causa di troppa carne al fuoco). Avendo però ora rnecessità di un cambio di attività tra le consentite alla mia p. IVA (causa riforma tributaria alla quale accennavo più sopra, senza però i dettagli perchè se no mi verrebbe fuori una filippica enorme alla quale preferirei non dare spazio in questo post che vorrebbe averci un taglio creativo, invece), da alcune settimane sto seguendo appositi video nel tubo (video non in italiano) riguardanti lavori all'uncinetto e sartoria. Per il momento, il risultato è stato questo:
Ovviamente questa collanina di crochet (ci ho aggiunto perle, finte, per ovvie ragioni) non è uscita perfetta a distanza di decenni in cui non prendevo in mano un uncinetto (e inoltre ho utilizzato il filo di una balla mezzo scarsa, comprata a prezzo modico onde evitare eventuali sprechi di materiale di alta qualità per i primi lavoretti a distanza di 35 anni). Se non dovessi riuscire a venderla, pazienza, me la terrò da abbinare ad abbigliamento in rosso. Naturalmente, il seguire video per portare avanti un'attività di realizzazioni in crochet (che dovrebbe partire del tutto l'anno prossimo o in ogni caso nel 2027) mi porta via abbastanza tempo e me ne portera via in futuro. Spero la cosa non significherà il saltare alcune edizioni di #untobisumto, ma purtroppo non è cosa che posso garantire. Il ritorno dalle ferie di #untobisunto non può, questa volta, significare un ritorno al lavoro a tutto vapore come il rientro dalle solite ferie annuali della mia coppia, dovendomi dedicare alla ripresa di questa nuova attività (nuova tra virgolette, poichè nei fatti antica😂). Che oltre alla p. IVA, dovrebbe risultarmi utile una volta che dovessi levare le tende pure da questo paese (cosa che prima o poi spero riuscire a fare). Si dice che l'artigianato vada forte in località specifiche e a differenza dei titoli universitari non dovrebbe richiedere convalide di sorta...
Ps.: foto della collanina del mio appena riparato Moto G10. E ora, cari amici, siete curiosi di sapere come si rimettono in moto Secondina e Mimmo di Civitopia, in seguito ai giorni di riposo che gli toccano dal manicomio comunale, dove fanno parte del personale delle pulizie? Proseguano allora le danze...
CRONACHE DI CIVITOPIA: ESTEMPORANEO XII
Fiacca e tenacia
Al rientro al lavoro in seguito ai giorni di riposo che gli toccavano dalle pulizie al manicomio comunale, Mimmo sognava la pineta e il parco. Ma soprattutto sognava quella cloaca chiamata incelforum. Insomma, Mimmo in buona sostanza avrebbe dovuto girare la serie voglia di lavorare saltami addosso, lavora tu che io non posso. E in seguito agli ultimi giorni di riposo, un nuovo motivo di fiacca assillava il buon Mimmo. Naturalmente, si trattava nientemeno della rigogliosa fioritura di blackpill che i suoi colleghi forumini, admin e moderatori in primis, dediti a geremiadi su geremiadi, alimentavano a più non posso. Gli avevano assicurato che la cara Secondina puntava al suo pur modestissimo portafogli, magari per poter smettere di lavorare, qualche forumino aveva ultimamente aggiunto, una volta che Mimmo si fosse fatto impalmare in un momento di ulteriore accentuata dabbenaggine e farsi campare da lui. Ma come? Proprio la collega di lavoro Secondina, che mai mancava di sottolineare l'importanza fondamentale dell'indipendenza economica per ambo i sessi? Tanto mogio appariva Mimmo sin dal ritorno al lavoro, che finì con l'attirare l'attenzione del prof. Giandomenico Neretti. Era il professor Neretti tra i dirigenti di punta del reparto più difficilmente gestibile del manicomio, dove si ricoveravano pazienti psichiatrici in stadio ultimo e autori di crimini in palese stato d'incapacità mentale, affetti da turbe gravissime, per i quali si richiedevano misure di sicurezza anzichè pene detentive in carcere. Sempre attento a quanto avveniva intorno a sè nel luogo di lavoro, il professor Neretti non aveva tardato a rilevare che qualcosa zoppicava alla grande tra i neuroni di uno specifico addetto alle pulizie. Aveva quindi deciso di studiarlo e all'occasione tendergli una mano. Quale psichiatra e psicanalista d'indiscutibile talento e largamente riconosciuto in ambito accademico, il prof. Neretti, a differenza della maggior parte dei suoi colleghi, non s'era affatto insuperbito per via dei numerosi successi professionali. E quando l'occasione si presentava, non disdegnava di prendersi in carico pazienti che non avrebbero potuto pagare i suoi servigi perchè troppo poveri per poterselo permettere. Come Mimmo, che avrebbe analizzato e curato gratis.
-Mimmo, ti voglio nel mio studio tra una mezz'ora. Non preoccuparti del tuo turno, che a giustificarti ci penso io- lo aveva esortato un pomeriggio. L'addetto alle pulizie non potè rifiutarsi, sebbene gli si palesasse il forte sospetto che il dirigente psichiatra intendesse analizzarlo. A un'eminente luminare della scienza quale il professor Neretti non si poteva affatto dire di no, men che meno, non sia mai, rischiando screzi sul lavoro, anche se su incelforum gli strizzacervelli venivano accusati di esercitare le più inutili funzioni lavorative esistenti sul pianeta. Qualche forumino meno blackpillato, comunque, riteneva gli psichiatri, a differenza degli psicologi, ben più accettabili di questi ultimi, dato che quantomeno si fregiavano di una laurea in medicina con tanto di specializzazione e dunque abilitati a prescrivere farmaci. Deponendo allora mocio, paletta e scopa, il buon Mimmo, mesto e a capo chino, mezz'ora dopo seguiva il prof. Neretti tra i corridoi del presidio sanitario. Secondina lo vide allontanarsi e appoggiò il mento sul manico della scopa con uno sguardo sornione. Finalmente quel testone del suo amico stava ricevendo la mano che necessitava, anche se palesemente non in grado di rendersene conto. Quantomeno al momento. Mimmo non poteva continuare a lungo nello stato larvale in cui era piombato e ci voleva proprio un luminare delle scienze psichiatriche come il prof. Neretti a scuoterlo dai vaneggiamenti marchiati incelforum che gli inquinavano la materia grigia.
A differenza di Mimmo, il ritorno al lavoro di Secondina si caratterizzava zeppo di energie e buoni propositi. Erano finiti da un pezzo quei primi tempi di crepuscolare attitudine sulla falsariga del collega, quando entrambi rischiavano di venire sgamati dal superiore o dal personale sanitario mentre col mento appoggiato sul manico della scopa si soffermavano a fissare certi pazienti psichiatrici dei quali si chiedevano se fossero più fortunati di loro perchè del tutto dissociati dalla realtà: credendo di essere chi un aspirapolvere, chi un tostapane e chi una bici. Grata oramai di avercelo, un lavoro, tornare a metter piede al manicomio comunale significava per Secondina la benevolenza del sindaco Mattia Malinverni e del suo staff verso i civitesi più sfortunati. Quindi s'impegnava a lavorare ancor più alacremente, sempre e quando fosse possibile lavorare con più tenacia di quanto già faceva, che nei giorni che precedevano il riposo. E attendeva perfino con ansia gli straordinari, che oramai venivano pagati per ordine del sindaco, poichè intendeva mettere da parte quanto più possibile per riuscire a comprarsi una bicicletta.
Immagine Pixabay free, di danfador (https://pixabay.com/photos/bike-bicycle-wheels-bicycle-wheels-190483/ )
Ps.: non ricordo se avessi o meno fornito delucidazioni sul significato dei termini blackpill e blackpillato. Qualora no, blackpill indica una sorta di nero disfattismo che nei casi peggiori conduce taluni incel a detestare la società, le donne (colpevoli di rifiutarli per la loro bruttezza, vera o immaginaria, per lo scarso status sociale, per mancanza di denari alla Bill Gates che supplirebbero a un aspetto poco allegro), magari perfino i genitori (ai quali qualche incel dà la colpa di essersi infischiati della loro bruttezza, vera o immaginaria) e magari pure gli uomini belli (perchè hanno quel che manca a loro) e altri deliri di simile genere e specie. Il blackpillato è l'incel più disfattista in circolazione