Mezz'ora dopo, Gino, Mattia e Tancredi si trovavano a discutere del da farsi nella cucina di Pasqua Barberina, seduti davanti a un buon caffè. Mattia era venuto sapere dei titoli vantati dal nuovo amico la sera avanti, quando si erano ritrovati a chiacchierare da soli per una mezz'oretta, mentre Sigismondo si trovava già nel mondo dei sogni e Mirta si preparava a fare altrettanto, sfinita dagli avvenimenti di quell'intensa giornata. Tancredi si era confidato con l'anziano Maliverni, ritenendo di potersi fidare di lui a buon diritto. L'aria di disperazione era oramai del tutto scomparsa dal volto del comandante Quintalino, tutto orecchie nell'ascoltare la soluzione che l'ingegner Della Valle aveva da proporre. Il giorno avanti aveva apprezzato non poco l'intervento di questi. Soltanto una persona dotata di grandi capacità poteva riuscire a organizzare una fuga come quella avvenuta nel giro di minuti e sotto gli occhi di una folla, sia pure aiutato dalla curiosa circostanza di due coppie che avevano iniziato a litigare furiosamente tra loro, sviando quindi l'attenzione dei presenti. Anzi, la seconda coppia di litiganti, non era neppure una coppia vera: difatti, il litigio era dovuto a scenata di gelosia di un'acida visionaria non ricambiata dall'uomo dei suoi sogni.
-Resta però una cosa da fare- commentò Gino, una volta ascoltato il piano di Tancredi per quel giorno. -Affinchè la mia nomina di Mattia Malinverni quale nuovo sindaco della città abbia valore ufficiale, ci servirà una nuova Costituzione. Quantomeno le sole clausole fondamentali. E ci servirà, se possibile, in giornata. Chissà se qualche membro della nostra sparuta opposizione ne è in grado. Bisogna dunque far presto: occorrerà tempo per andare a cercarli uno a uno.
-Se mi permette, signor comandante, potrei anticiparle che non vi sarà alcuna necessità di affannarsi in giro per la città: ho qui in casa la persona che fa per lei. Soltanto la prego di darle il tempo di prepararsi e far colazione, perchè purtroppo non gode di gran salute.
-Come dice, ingegnere?
-La mia cara amica Mirta, che lei ha aiutato ieri a portar fuori la signora spagnola disabile, che poi ha pure aiutato a salire sull'autobus, è laureata in scienze politiche.
-Incredibile! Questo è il giorno più sorprendente della storia della mia vita. E di questa città- si rallegrò Gino, sbalordito da tante fortunate circostanze. Più tardi, venendo a sapere come avevano trascorso gli ultimi quindici anni della loro vita l'ingegner Della Valle e la dottoressa Margherita, si sarebbe fortemente indignato di come tali eruditi fossero stati costretti a vivere in condizioni fortemente indegne alle loro persone.
-Ma a proposito: dovremmo anche pensare a cosa inserire nei programmi televisivi, al posto dei notiziari e tribune politiche che il qui presente ingegnere interromperà- venne a un tratto in mente al comandante. -I vuoti di programmazione insospettiranno, senz'ombra di dubbio.
-Ci mettiamo qualche concerto per piano di mia sorella Marilia- propose Mattia.
-Giustissimo, perfetto!
A metà mattinata, dunque, la cucina di Pasqua Barberina fu alvo del piano perfetto di Tancredi, coordinato dal comandante Gino Quintalino e schematizzato da Mattia e Marilia Malinverni e Mirta Margherita, che si era dichiarata assolutamente in grado di sfornare in un'ora una nuova Costituzione.
Nel frattempo si era svegliato anche Sigismondo Rizieri, spedito a far colazione nella cucina di Giacinta perchè in quella di Pasqua si stavano svolgendo operazioni segrete.
-Ecco che mi scartano come un vecchio strofinaccio. Tancredi e Mirta possono partecipare a qualsiasi affare abbia da comunicare il comandante delle guardie municipali e io no- lamentò Sigismondo.
-E allora, che devo dire io?- sbuffò Annetta. Mio fratello Mattia ha voluto solo Marilia e non me presente alla discussione.
-E piantatela di fare i bambini capricciosi- rilevò Giacinta. -Non sto pure io qua con voi? Eppure non mi lagno. Devono avere motivazioni valide, che a suo tempo conosceremo.
Le valide motivazioni degli improvvisati, improbabili e quanto mai curiosi cospiratori, consistevano in una delicata questione sollevata da Tancredi. Quest'ultimo sapeva esattamente come organizzare il fiasco mediatico dei politici fuggitivi, senza peraltro minimamente accedere agli studi televisivi. Ma né Mattia, nè Tancredi e neppure Mirta si fidavano troppo di Sigismondo, che pur lungi dall'essere pettegolo, avrebbe trovato la cosa sbalorditiva al punto da sproloquiare senza più finirla, rischiando di attirare prima o poi l'attenzione di qualche orecchio indiscreto. Aiutato abbondantemente da Annetta, assolutamente incapace di trascurare di confortare l'amato e a sua volta troppo debole di cuore per reggere notizie simili senza nulla esternare, specie a Sigismondo. Quanto a Gilda, invece, era assolutamente necessario che tenesse buona compagnia ai due, fortemente bisognosi in tale circostanza di un terzo che fungesse loro di spalla d'appoggio.
-Comandante, so che la cosa può apparire fuori luogo, ma può farmi accedere alla sala macchine del transatlantico?- domandò Tancredi. -Solo così potrò portare a termine il mio compito senza che verrà mai sollevato il benchè minimo sospetto sulla sua persona.
-Al transatlantico? Come dice, ingegnere?
-Comandante, lei ha libero e incondizionato accesso al porto, grazie alle sue funzioni, giusto?
-Si, certo, come no. Ma ingegnere, non colgo...
Ps.: immagine Pixabay 100% free, editata per mettere in evidenza il numero esatto dei cinque intraprendenti eroi urbani, tre dei quali mancini (Marilia, Tancredi, e Mirta)