Post 22

È inutile dire che restammo sconvolti attoniti e intontiti.
Incapaci di comprendere tanta violenza verbale.
Io, poi, avevo sempre avuto una mentalità aperta e il concetto di discriminazione esulava da me anni luce. Guardai Cecilia e compresi, semplicemente da una sguardo, che la pensava esattamente come me.
Riflettevo sul fatto che, forse, sarà sicuramente difficile accettare un qualcosa che riteniamo diverso da noi ma arrivare ad odiare un figlio, così, per me era inconcepibile. Non ho figli, non ancora, forse non capisco, ma non c’entra niente.
È questione di umanità ed avere una mentalità più aperta. Tutti questi pensieri naturalmente li tenni per me.
Io e Cecilia ci limitammo a pronunciare un flebile “buongiorno”.
Il signor Tommasi si scusò per quanto avessimo visto e col capo chino mi consegnò le chiavi della macchina.
Chiesi quanto avrei dovuto pagare per il lavoro, lo seguii alla cassa, tutto sempre in silenzio. Cecilia mi stava aspettando all’ingresso del garage.
Pagai e mentre mi stavo allontanando non trattenni le parole.
-Signor Tommasi, da quando l’ho conosciuta l’ho sempre ritenuta una persona perbene e buona, la vedo provato e sono sicuro che qualcosa di grave è successo con suo figlio. Si faccia aiutare non permetta alla rabbia all’odio ed al rancore di rovinarle la vita, lo lasci andare via…Glielo ripeto, si faccia aiutare. Mi venga a trovare per un the!
L’uomo aggressivo di mezz’ora fa aveva lasciato spazio a l’uomo che avevo conosciuto io.
Mi ringraziò e fece cenno che ci avrebbe pensato.
A volte i duri hanno bisogno di quel balsamo che gli sciolga gli ingranaggi del dolore per trovare nuova linfa e ripartire da dove avevano smarriti se stessi.

Oh finalmente avevo la macchina di nuovo. Feci salire Cecilia e decidemmo di fare una passeggiata dato che entrambi non avevamo impegni impellenti.
Ci avviammo verso la strada quando da lontano riconobbi la signora Abbotti. Dal pranzo insieme c’eravamo incrociate solo qualche volta, ma tanto la situazione di Dante era arrivata ad un punto morto . Pochi indizi e tutti deboli.
Accostai un momento per salutarla.
Appena mi vide , sorrise, e mi disse che stava andando proprio dal signor Tommasi. Non le raccontai quanto appena avemmo visto aspettavo che lei dicesse qualcosa.
E così fu…
-Buongiorno, tutto risolto con la macchina?
-Sì…fortunatamente cammina di nuovo, ora l’andavo a provare, sperando che non faccia brutti scherzi.
-Brutta giornata per il Signor Tommasi, vero? Mi ha chiamata poco fa, era avvilito più che disperato. Poraccio…quell’uomo non trova pace. Chissà cosa avrà combinato stavolta quel benedetto figliolo.
-Ha problemi col figlio, me ne sono accorto già dall’ultima volta. Sinceramente mi sembra esagerato avercela a morte con un figlio solo perché è omosessuale. Me lo lasci dire signora, non siamo nel medioevo!
-Aspetti Aspetti, non tragga conclusioni affrettate, quello è l’ultimo dei problemi, anzi, non lo è mai stato. La storia va molto indietro nel tempo, da quando ha dovuto ipotecare la sua casa e la pompa di benzina per colpa di Fabio. Il ragazzo è entrato ed uscito molte volte da dalle comunità di recupero per tossicodipendenti e nel frattempo si è sempre macchiato di qualche crimine. L’ultima volta, quella più grave, è stata quando è stato trovato in possesso di un grande quantitativo di droga perché si era messo a fare il corriere, non solo da noi, ma anche all’estero. Tommasi ha dovuto pagare fior fiori di avvocati per farlo liberare. Ora fa l’attore come terapia, in pratica…ma è problematico, gli sta asciugando l’anima a quel povero uomo…
-Grazie signora, quando la verità scagiona le persone è sempre un bene venirne a conoscenza. La saluto, speriamo di rivederci presto ora vado a fare una passeggiata…
Nel frattempo Cecilia con un cenno salutò la signora e ci allontanammo piano con la macchina.

