Post 25

L’interrogatorio continuò per molte ore.
La storia dei due amanti si faceva sempre più ricca di retroscena.
Fabio continuava a dire a Dante che non voleva più quel tipo di relazione ma non riusciva a starne lontano. Tra i due si era creata una profonda dipendenza affettiva che non li faceva vivere serenamente nè vicini nè lontani.
Uno stillicidio continuo.
Un continuo litigare, un continuo lasciarsi e prendersi. Una di quelle volte fu proprio quando Dante, durante la sagra della castagna si scontrò con la signora Abbotti. Quella fu l’ultima volte che si videro. Sapemmo dopo, che Dante vomitò amore al veleno per tutta la notte. Il dolore aveva intriso tutto di sè.
Per giorni non riuscì ad alzarsi dal letto, prendeva antidolorifici una continuazione.
L’amore tossico è una condizione simile alla tossicodipendenza, cerchi la “roba”, la tua dose quotidiana, che ti faccia stare bene, ma sai che finito l’effetto il dolore ritorna in te e ricadi in un baratro infinito.
Gli spazi tra una dose ed un’altra ti fanno impazzire e ti prende una smania ardente di rincorrerla. Non vivi più se non per quel momento e sei disposto ad aspettare giorni.
Oggettivamente parlando sono cose incomprensibili per chi le guarda da fuori ma chi ci cade dentro anche il più forte si destabilizza. È una piaga trasversale che può colpire tutti indistintamente uomini, donne, gli appartenenti al mondo lgbtq+, di diversa estrazione sociale e cultura, non è circoscrivibile ad una sola categoria.
Alla fine ciò che anima una dipendenza affettiva è un amore profondo viscerale ma sbagliato.
Ognuno dava all’altro la colpa di averlo provocato ma alla fine si sa che ci si provoca a vicenda e ciò che manca è il coraggio di ammetterlo.

Tra i due, Fabio e Dante, le cose sono capitolate quando, per ammissione dello stesso interrogato, si è frapposta una terza persona che aveva avuto da sempre un debole per Fabio e che non aveva mai smesso di corteggiarlo.
Sempre su confessione dell’interrogato, questa donna di nome Elena, era entrata sempre di più nella sua vita, e Dante ne era profondamente geloso.
Disse:- Io avevo bisogno di dimostrare al mondo che non fossi omosessuale, ho iniziato a frequentarla a farmi vedere in giro con lei, volevo la mia vita di prima, e non essere più il centro di chiacchiere da bar. Elena mi dava questa sicurezza, ad oggi posso affermare che l’ho fatto solo per quieto vivere. Io amavo Dante, ma non riuscivo ad ammetterlo. Ispettore, davvero, non avrei mai potuto ucciderlo. Io quella sera ero proprio con Elena, la stavo definitivamente lasciando. Ci siamo allontanati dopo una lite furibonda, saranno state le nove di sera, e sono andato ad ubriacarmi al pub, all’angolo della strada, sicuramente il proprietario si ricorderà di me perché mi avrà cacciato a tarda notte ubriaco fradicio e mi sono addormentato dopo aver vomitato l’anima proprio accanto al suo retrobottega. Al mattino mi ha ritrovato lì svenuto, mi ha buttato un po’ di acqua in faccia e dopo essermi ripreso, sono rientrato al mio appartamento. Non sono stato io, andate a chiederlo al proprietario del pub.-
Gli ispettori si accorsero che non sapeva niente, la formalità della conferma del proprietario era solo prassi…io convenni con loro che dovevamo ancora continuare a ricercare il colpevole, ma stavolta sentivamo che la svolta fosse vicina.

