Ciao ragazzi, ciao ragazze.
Oggi parliamo di un argomento molto caro un pò a tutti, di cui si parla davvero tanto....specialmente da quando il Covid ha iniziato a modificare burrascosamente il nostro stile di vita.
Pronti?!
Iniziamo.....
"IL CAMBIAMENTO TECNOLOGICO NON E' NEUTRALE"
Il cambiamento tecnologico NON E' NEUTRALE: i suoi effetti tendono a dispiegarsi in modo asimmetrico tra l'impiego e le remunerazioni di lavoro e capitale, tra i gruppi sociali, tra le imprese, tra le aree geografiche.
Le DISUGUAGLIANZE FUNZIONALI aumentano, da un lato, quando maggiori profitti vanno a un numero ridotto di detentori del capitale e non crescono i redditi da lavoro della grande maggioranza delle persone; dall'altro lato, le disparità crescono quando cade l'occupazione e una parte dei lavoratori non ottiene più un salario.
In secondo luogo, ci sono gli effetti tra i diversi settori: manifattura e servizi, e industrie AD ALTA e BASSA TECNOLOGIA.
In terzo luogo, ci sono gli EFFETTI SULLE DISPARITA' SALARIALI tra lavoratori ad alta e bassa qualificazione.
La tecnologia tende a eliminare soprattutto i lavori con qualifiche medio-basse, con conoscenze codificate e mansioni ripetitive;
tali lavori rappresentano una quota molto elevata delle occupazioni esistenti, e la maggior disoccupazione che colpisce le basse qualifiche tende a ridurre ulteriormente la dinamica del salari più bassi.
LA NATURA DELLA TECNOLOGIA
La tecnologia è una costruzione sociale largamente influenzata dalla logica del capitalismo e dai rapporti di potere nella società.
Dalla rivoluzione industriale del XIX secolo, il capitalismo ha sviluppato macchine e tecnologie che sostituiscono il lavoro umano, riducono la spesa per salari, consentendo maggiori profitti e l'accumulazione di capitale.
Come messo in luce da Marx e Shumpeter, i vantaggi tecnologici sono un fattore chiave nella competizione tra imprese; chi introduce un nuovo prodotto o apre un nuovo mercato gode di un monopolio temporaneo che assicura grandi profitti.
Le tecnologie dell'ICT si sono imposte quale paradigma tecnologico dominante fondato sulla rapida accumulazione della conoscenza, sullo sviluppo di strumenti capaci di incrementare la capacità di calcolo e comunicazione nonché di favorire la digitalizzazione e l'automazione della produzione e del consumo.
Aziende come Google, Facebook, Uber...
sono esempi di come tale trasformazione abbia portato a un'estrema concentrazione del controllo sulla dimensione economica di particolari attività svolte in rete, favorendo la creazione di grandi imprese globali con un potere monopolistico capace di accumulare enormi profitti, impedire l'entrata di concorrenti significativi e sottrarsi al potere stesso degli stati, ad esempio con una sistemica elusione dell'imposizione fiscale.
Tutti esiti che tendono a produrre maggiori disuguaglianze, sia all'interno dei paesi che nella gerarchia di redditi tra paesi.
Allo stesso tempo però, ci sono piattaforme quali WIKIPEDIA caratterizzate dalla ORIZZONTALITA' DELLE RELAZIONI, che mostrano come la rete e le tecnologie ICT possano essere utilizzate per sviluppare nuove attività cooperative e offrire nuove tipologie di beni ad accesso libero, con effetti generalmente egualitari.
TECNOLOGIA E IMPIEGO DI LAVORO
Nell'ultimo secolo un importante effetto positivo del cambiamento tecnologico è stata la riduzione della quantità di lavoro umano richiesta dall'attività economica. Il tempo medio di lavoro annuale dei lavoratori è diminuito drasticamente, ma negli ultimi tre decenni questa riduzione si è fermata.
Abbiamo infatti ora persone che lavorano più a lungo e un'elevata DISOCCUPAZIONE.
In realtà, la riduzione del tempo medio di lavoro è avvenuta attraverso grandi conflitti sociali e riforme politiche.
La possibilità che il cambiamento tecnologico possa tradursi in disoccupazione di massa caratterizza il dibattito economico fin dalla rivoluzione industriale e dai lavori di David Ricardo e Karl Marx.
Nel capitalismo, secondo Marx, la SOSTITUZIONE DEI LAVORATORI CON LE MACCHINE è un meccanismo fondamentale dell'accumulazione di capitale; la tecnologia è utilizzata per ridurre l'impiego di lavoro e i costi salariali, riducendo le competenze e il controllo dei lavoratori sul processo produttivo; la disoccupazione cresce se la tecnologia rimpiazza il lavoro più rapidamente di quanto l'espansione produttiva richieda nuovi lavoratori, e assicura così che i salari non aumentino insieme alla produttività; lungo questa strada tuttavia, l'accumulazione di capitale incontra il problema di trovare nuovi sbocchi di mercato.
TUTTAVIA, la maggior parte degli studi mostrano che le nuove imprese innovative- sia nei prodotti che nei processi- registrano una maggior crescita di produzione e occupazione.
Non tutti i posti di lavoro, comunque, sono uguali.
Dalla seconda metà degli anni '90 si diffondono studi sullo
-skill biased tecnologica change-.
Si ipotizza che le nuove tecnologie richiedano lavoro con maggiore intensità di conoscenza e si ipotizza un innalzamento delle qualifiche degli occupati per effetto della tecnologia.
Recenti evoluzioni di questa letteratura- il passaggio al - task biased technological change - hanno visto uno spostamento dell'attenzione delle competenze generiche dei lavoratori alle mansioni - tasks, appunto, che vengono effettivamente svolte. Quello che emerge è tendenzialmente una struttura occupazionale più polarizzata sulla base delle mansioni.
I settori con più lavoratori manuali sono quelli con minori innovazioni; le analisi empiriche dimostrano che ciascun gruppo professionale è influenzato in modo diverso dall'innovazione e da altri fattori.
I manager, sono il gruppo maggiormente favorito dall'introduzione di innovazioni di prodotto, mentre le innovazioni di processo hanno significativi effetti negativi sui lavoratori a basse qualifiche.
Anche l'offshoring (ovvero la delocalizzazione del processo produttivo) ha effetti negativi per i lavoratori a basse qualifiche.
E NEL NOSTRO "BEL PAESE"...COSA ACCADE?!
La crisi del 2008 portò ad una riduzione del circa 28% della produttività.
Il crollo ha riguardato in particolare il settore manifatturiero, impoverendo la dinamica tecnologica e peggiorando il posizionamento internazionale dell'Italia.
Una forte divaricazione è riscontrabile anche all'interno della economia italiana.
Riguarda innanzitutto la dinamica dei settori high-tech e quelli low tech.
In primo luogo, il ruolo della tecnologia nel sostenere i profitti del settore high tech emerge in modo netto.
In secondo luogo, la crescita dei profitti è sostenuta in modo rilevante dalle innovazioni di prodotto ed infine, crescono in modo rilevante le disparità salariali tra i settori ad alta e bassa tecnologia, aumentando le disuguaglianze redistributive fra lavoratori.
Il cambiamento tecnologico sembra dunque operare ed incidere su molteplici dimensioni con esiti spesso non proprio positivi; il tutto ciò però può variare a seconda delle condizioni strutturali- ovvero la composizione e le caratteristiche della struttura produttiva e di quella occupazionale.
Alla prossima,
Sav