Da Skye a Daisy Johnson
Daisy è stata quella che, insieme a Coulson, ha vissuto il percorso più travagliato, raggiungendo una destinazione inattesa. Per lei c'è stato addirittura un cambio di nome, di identità nel corso delle stagioni. Quella che era Skye, hacker anarchica e insurrezionalista, è ben presto diventata Daisy, parte integrante di una famiglia che avrebbe fatto di tutto per difendere gli esseri umani da pericoli terrestri e non, interni ed esterni. La sua parabola l'ha portata ad essere la prima supereroina degli agenti dello S.H.I.E.L.D. permettendo alla serie di introdurre il suo primo vero supereroe: Quake.
Ma aldilà dei nomi propri, e dei simboli. quello di Skye/Daisy/Quake è stato un viaggio che ha visto una ragazza sola, senza amici e una vera famiglia, una ragazza fuori dagli schemi, solitaria, determinatissima a combattere i mulini a vento con il suo pc, diventare una donna che avrebbe sacrificato se stessa, la sua stessa vita per i suoi compagni, per quella che era diventata la sua famiglia. Skye è diventata Daisy non per una questione meramente anagrafica ma per una svolta che il suo personaggio, il suo carattere ha concesso a se stessa, grazie all'influenza dei vari Coulson (figura paterna), Melinda (mentore sul campo), Mack (il fratellone protettivo) e gli altri compagni di viaggio. Quello che Skye era stata non è svanito nel nulla ma è stato incanalato in Daisy, portando a compimento un'evoluzione piena e credibile, conclusasi con il finale di serie.
L'omone indistruttibile
Seppur possa sembrare il cammino più "piatto" e monodimensionale, anche quello di Mack è stato un sentiero ricco di svolte. Nelle ultime stagioni Mack è diventato Coulson, almeno gerarchicamente. Gli eventi che si sono susseguiti lo hanno costretto ad essere il Direttore, la figura di riferimento, la roccia incrollabile per tutta la squadra.
Ai suoi esordi Mack era invece stato introdotto come un ragazzo determinato, fortissimo e ricco di capacità ma non lasciava intravedere quel che carisma che è emerso negli anni. Anche per lui, quindi, c'è stata una vera crescita, un preciso cambiamento costruito in 7 lunghe stagioni.
The Cavalry
Cosa dire di Melinda May. L'agente tutta arti marziali e cattiveria "agonistica", tutta impeto e muscoli, ha finito per essere la donna più empatica del mondo. Il caso e la "vita" con la "crew" hanno giocato uno scherzo imprevedibile, trasformano la micidiale "cavalry" in una dottoressa, una professoressa in psicologia vera e propria. Ennesima prova del lavoro sottile fatto dagli autori che, episodio dopo episodio hanno tessuto una trama di rapporti e di fondamentali intrecci emotivi fra la May e i compagni, aggiungendo una nota romantica molto particolare rispetto all'agente Coulson. La loro è stata una liàson impossibile ma mai forzata.
FitzSimmons
Sarebbe assurdo parlare di Leopold Fitz senza parlare di Jemma Simmons. Non è un caso se il duo di scienziati sia ben presto diventato "FitzSimmons" per tutti i fan.
I 2 scienziati, esperti di qualsiasi cosa, infaticabili pionieri su qualsivoglia tecnologia, reperto archeologico, astrologico, astrofisico e chi più ne ha più ne metta, hanno finito per amarsi. Un banale, semplice innamoramento da ufficio, verrebbe da dire.
La loro è diventata la storia d'amore, una delle storie d'amore più tormentate della storia delle storie d'amore in tv.
Ogni volta che si avvicinavano vi era qualche fenomeno strano che li allontanava, li respingeva, li nascondeva all'altro.
L'ultima stagione ha visto addirittura un allontanamento fisico accompagnato da una totale perdita di memoria e conoscenza della posizione dell'altro.
Il costo da pagare quando vuoi e devi salvare ripetutamente il mondo!
Aldilà dei meme che hanno da anni invaso il web, i tanti gruppi che portano il loro nome, Fitz & Simmons sono diventati 2 esseri umani capaci di proiettarsi oltre la mera ricerca scientifica. Il loro incontro non è stato solo l'incontro di 2 menti ma di 2 cuori, finalmente aperti all'amore (per quanto atipico e disfunzionale) ed alla costruzione di un legame affettivo duraturo e tenace.
Philip Coulson
Diciamola tutta. Senza Philip Coulson, Agents of SHIELD avrebbe poco senso.
E' stato lui l'unico vero legame con l'MCU, è stato lui il Faro della squadra, è stato lui l'elemento Marvel per eccellenza, non per i suoi poteri (inesistenti) ma per la sua distintiva e caratteristica ironia, in puro stile Marvel.
A differenza degli altri Coulson si è evoluto poco in termini caratteriali ma ha letteralmente vissuto 7 vite. Nessuno più di lui ha vissuto sulla sua pelle la tragedia del distacco, la disumanità dell'essere privi di sentimenti, il non poter tornare indietro, il lasciarsi indietro ogni singola persona cara.
L'agente Smith di Wachowskiana memoria si è trasformato in una sorta di Doctor Who a stelle e strisce.
La fine di Agents of S.H.I.E.L.D. arriva, non casualmente, dopo la fine della fase 3 MCU ed ad un passo dall'esordio non solo della fase 4 ma delle serie tv Marvel targate Disney +.
Il congedo di Coulson & co, rappresenta una vera e propria fine di un'era.
Un'era fatta di attese ma anche di tanta normalità, di pretese ma anche di una capacità di sapersi accontentare.
L'impressione è che nel suo piccolo anche la serie tv di Whedon sia artefice del successo del MCU e della nuova fase alle porte. Coulson ed il suo team sono stati i traghettatori silenti del brand Marvel in tv, aprendo la strada ai Daredevil ed ai Loki che verranno, fungendo da apriprista e laboratorio, incassando qualche colpo ma reagendo sempre con eleganza ed in silenzio.
Nonostante i difetti e alcune attese tradite, Marvel Agents of S.H.I.E.L.D. ci mancherà. Coulson, Mack, Fitz, Simmons, Deke, Daisy, Melinda ci mancheranno come ci mancherebbero degli amici, magari occasionali, con i quali abbiamo vissuto tante avventure in un particolare ciclo della nostra vita. Qualche volta ci hanno dato buca senza avvisare, altre volte non sono stati divertenti, forse non erano i primi a cui pensare per sfogarsi un pò o tirare su il morale, ma erano sempre li pronti a regalare qualche sorriso e allegerire la giornata.
Senza chiedere molto in cambio.
Ed ecco che allora, le parole di Coulson proferite ad Enoch nello splendido episodio "As I Always have been" suonano quasi profetiche al momento dell'addio. Ed è con esse che voglio chiosare:
Dying is lonely. But the feeling is temporary... at least for the person dying. The ones who are left behind... less so. I guess that's the one advantage to going first.
Trama: 6,5
Sviluppo Personaggi: 9
Complessità: 6,5
Originalità: 6,5
Cast: 6++
Impatto sulla serialità contemporanea: 7,5
Comparto tecnico: 7
Regia: 6--
Intrattenimento: 9
Coinvolgimento emotivo: 8
Soundtrack: 5
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