La domanda che in molti amici mi han fatto rispetto all'ultimo film di Tarantino è stata la più semplice di tutte:
Cosa ne pensi di questo film?
Ho risposto tendenzialmente che credo che possa essere considerato non il film più bello di Tarantino ma probabilmente il suo capolavoro definitivo.
La risposta ha lasciato perplessi un po tutti.
In effetti come fai a considerare il capolavoro massimo di un regista un film che tu stesso non credi essere il migliore?
In effetti...
La mia affermazione deriva dalla convizione che spesso ciò che piace e che attrae non è per forza di cose quello che vale più di altro.
Kill Bill, Pulp Fiction e Le Iene sono davvero film migliori di questo?
O forse sono solo film che ricordiamo più facilmente?
Non è forse vero che ci sono interi dialoghi, piccole frasi e scene cult che tramandiamo tra noi da anni?
I personaggi di quei 3 capolavori sono e resteranno immortali.
Ma ci raccontavano più di quello che Tarantino è riuscito a raccontarci con Cliff Booth e Rick Dalton?
Il sottotesto dell'ultima opera di Tarantino è più sottile e debordante di quello degli altri film?
Once Upon a Time in Hollywood è un'opera meno affascinante e più matura?
Si.
Dannatamente si.
Non è difficile immaginare che Once Upon A Time in Hollywood sia una metafora di quello che l'industria cinematografica rappresenta per Tarantino.
Un mondo patinato ma bellissimo che sta perdendo il suo fascino giorno dopo giorno.
Lo sta perdendo a causa di tanti fattori. Il marketing, il business sopra ogni cosa, la spettacolarizzazione ad ogni costo, registi messi al servizio delle nuove tecnologie e non viceversa.
Con questo film Tarantino torna indietro perchè forse ha perso la voglia di andare avanti.
Non a caso esso è un film che potrebbe chiudere la filmografia dell'autore o per meglio dire essere il volano all'ultimo canto del cigno del regista di Bastardi Senza Gloria.
Non è un mistero che Tarantino stesso abbia detto più volte di volersi fermare a 10 film.
Questo sarebbe il nono.
Un film crepuscolare dove Tarantino non si limita più a citare i suoi maestri, Sergio Leone, Corbucci, film orientali, la vecchia Hollywood, gli spaghetti Western, il grande cinema italiano.
Il regista di Jackie Brown cita compulsivamente se stesso. Va a rimarcare temi gia affrontati, va a collezionare soundtrack, oggetti di scena, intere sequenze che omaggiano i suoi precedenti film.
E' come se ci stesse dicendo che la ruota gira per tutti e adesso è arrivato il suo momento.
Quando hai finito la benzina puoi solo stare fermo a pensare a quello che è stato per andare avanti.
Ed ecco che allora in molti si chiedono se dietro quel finale cosi rivisitatorio non si nasconda in realtà un messaggio subliminale.
Il cinema di Tarantino è morto.
Le porte del paradiso e dunque dell'Eternità sono spalancate.
Non resta che entrarci e assistere da lassu a tutto quello che è stato, è e sarà.
Dall'alto di un'esistenza votata al cinema e alla sua celebrazione.