Il viaggio nel nuovo mondo è, dunque, denso di pericoli e ostacoli.
La posta in palio è, però troppo alta per scoraggiarsi.
Sarà un luogo, all'interno della città di Berlino, a rappresentare la fonte di salvezza definitiva per Esty. Un conservatorio, colmo di giovani ragazzi accomunati da una passione forte per la musica, unica passione coltivata e "concessa" alla Esther newyorchese.
Sarà la chiave di volta per gestire più morbidamente la transizione dalla gabbia al cielo infinito, cosi come un uccellino che dopo anni di cattività vede la porta aprirsi e inizia a volare, accorgendosi di aver dimenticato, o di non aver mai saputo come fare a volare entro limiti assai più grandi di quella piccola gabbia.
Attraverso il conservatorio la nuova Esty si presenterà al mondo, con il ritmo compassato di chi si accinge per la prima volta a danzare al centro di una stanza ricca di altri ballerini o semplici persone vogliose di lasciarsi andare.
Persone di ogni etnia, orientamento sessuale, religione, si mostraranno a lei come persone amiche, al contrario di chi, dall'altra parte dell'oceano, avrebbe dovuto essere, per natura, dalla sua parte e che, invece, non ha fatto altro che annichilirla come essere umano.
Il contatto con il mondo si manifesta attraverso la musica e grazie ad essa, ma senza il calore umano, il coinvolgimento amicale, la solidarietà e la comprensione di quei perfetti sconosciuti, forse per Esty la storia sarebbe andata a finire diversamente.
Abbiamo tutti bisogno di qualcuno che ci spalleggi, ci consigli, ci protegga quando serve, pronti ad essere la spalla, il consigliere, il protettore, a nostra volta, quando gli altri avranno bisogno di noi.
E cosi sarà quel nuovo e sconosciuto mondo a fare da scudo al vecchio e rigoroso mondo che la ragazza vorrebbe lasciarsi alle spalle.
Uno scudo che rafforza Esty, non nella sua carne e nelle sue ossa, ma nel suo spirito.
Uno spirito che, al contrario di una fede imposta sin dalla nascita, conferisce una vera forza identitaria alla ragazza, capace, a poco a poco, di diventare donna, non grazie ad un rito religioso o ad una gravidanza, ma grazie al potere delle proprie scelte, alla forza della sua legittimazione, della sua determinazione come essere umano all'interno di una communità globale e non più settaria e isolata come quella ultra-ortodossa.
Unorthodox è un racconto sul coraggio, quello di una ragazza che abbandona un treno che parte e arriva in un luogo predeterminato e senza fermate, per approdare in una sterminata terra ricca di fermate, treni, binari.
Un racconto potente, che non sarebbe stato altrettanto potente senza l'intepretazione dell'esile e piccola Shira Haas, magnificamente fragile in questa miniserie Netflix e gran protagonista, seppur non vincente, agli scorsi Emmy Awards 2020 dove solo Watchmen ha potuto interrompere i sogni di gloria di Unorthodox e della Haas.
Il suo lavoro è soprattutto mimico, fisico.
La vediamo sopportare la vita prima di Berlino attraverso il suo volto annientato dalla disperazione per la mancanza di una via d'uscita. Allo stesso modo la vediamo emergere come un pulcino dal guscio, una volta atterrata nella vibrante realtà berlinese.
Senza il suo volto cosi vero, cosi spaesato, Unorthodox non sarebbe stata la stessa.
Trama: 6,5
Sviluppo Personaggi: 8
Complessità: 7
Originalità: 6,5
Profondità: 9
Cast: 10
Impatto sulla serialità contemporanea: 6
Componente Drama: 8
Componente Comedy: 0
Comparto tecnico: 6
Regia: 6
Intrattenimento: 4
Coinvolgimento emotivo: 9
Soundtrack: 4
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