Photo copyright free by: Nandhu Kumar
https://www.pexels.com/it-it/foto/foto-poco-profonda-di-un-acchiappasogni-colorato-3730860/
Parlare di musica, sembra facile a dirsi ma poi così facile non è.
Eh sì, perché la musica è una cosa personalissima, almeno per me.
La musica mi accompagna da tutta la vita ed ogni canzone da me particolarmente amata è perché è legata ad un ricordo profondissimo che mi fa scavare fino all'infanzia quando saltellavo con il mio amato mangiadischi penny in mano usurando i 45 giri di papà tipo Bang bang di Dalida o Pensiero d'amore di Mal dei Primitives. E oltre a saltellare, cantavo come se non ci fosse un domani, mentre la vicina del piano di sotto batteva con il manico della scopa sul soffitto (anni dopo, gli affittuari che si susseguirono alla non-amata megera ci chiesero cosa fossero i buchi sul soffitto di quella casa, domanda alla quale ovviamente mia madre rispose con un elegante non saprei).
Avevamo anche un giradischi di quelli compatti. Lì mia madre cercava di introdurre me e mio fratello alla musica classica. Ricordo interminabili sessioni di Le quattro stagioni di Vivaldi, di cui all'epoca amavo particolarmente la Primavera e che ancora ascolto mentre devo compilare interminabili file excel per lavoro.
Poi la svolta: arrivò l'impianto stereo con piatto Thorens e possibilità di riversare i vinili 33 giri su musicassetta e quindi anche di costringere mio padre a cambiare gusti musicali. Mio padre mi ha lasciato l'amore per De Andrè e per Rino Gaetano. E io resterò sempre con lui, A mano a mano.
E di vinili in casa ne cominciarono ad entrare a centinaia.
Mio fratello aveva circa 14 anni, quindi io una decina.
E dai vari cantautori italiani, lo zecchino d'oro, la musica classica al rock, fu un attimo.
Mio fratello ha fortemente influenzato i miei gusti musicali educando il mio orecchio alla lingua inglese, anzi posso dire che io oggi parlo inglese proprio perché traducevo i testi per poter capire cosa stessi cantando (perché io le canzoni dovevo conoscerle tutte a memoria).
Da un doppio album che ho disintegrato a furia di ascoltarlo ovvero The Wall dei Pink Floyd è tratto il secondo brano che nomino.
La canzone è Confortably Numb: cosa c'è di più paradossale per una ragazzina che sta crescendo e cambiando di essere piacevolmente e insensibile nello stesso momento di fronte al tumulto che si sta scatenando internamente per divenire l'adulto che sarà?
I miei gusti musicali con il tempo (sebbene io sia molto eclettica, così tanto eclettica che conosco a memoria anche le canzoni dei Duran Duran e de Il latte e i suoi derivati) si spostarono molto sul rock più hard fino al metal.
Ricordo che mi addormentavo con il walkman alle orecchie mentre la musicassetta andava e andava fino a quando la musica finiva e restava solo il brusio di sottofondo. Il problema è che poi i walkman introdussero l'autoreverse e una notte mi svegliai di soprassalto con Killers degli Iron Maiden a tutto volume. Un colpo al cuore.
Ma la canzone che nomino non sarà degli Iron Maiden bensì dei Metallica.
Nel 2001 con mio fratello facemmo un viaggio di 3 settimane in Namibia. Un viaggio itinerante di gruppo con le jeep che ci portò a visitare un paese dalla natura incredibile e dai tanti deserti come il Namib, il Sossusvlei e il bellissimo Moon Landscape, un luogo così aspro e arido che sembra una paesaggio lunare.
E su una di quelle jeep, persi nel solo rumore degli pneumatici che stridono sullo sterrato, mille volte risuonò Nothing else matters
Davvero niente altro conta a parte l'unione e la fratellanza e solo l'amore e i ricordi condivisi alla fine restano in tutta questa assurda fugacità (mi manchi).
Sto scrivendo a braccio e mi vengono in mente tanti ricordi. Uno di questi era la segreteria telefonica di casa. Ognuno che chiamava quando non eravamo presenti doveva sorbirsi il viraggio di me e mio fratello verso il grunge e quindi l'intro di Smells like ten spirits dei Nirvana (mamma perdonaci).
Non sono riuscita a vedere Kurt Cobain and friends dal vivo, fortunatamente sono riuscita però a vedere Eddie Vedder e i Pearl Jam, sempre con mio fratello.
Ma allora, fra un disco graffiato, una musicassetta mezza smagnetizzata e con il nastro riavvolto con la penna bic e tanti, troppi ricordi cosa resta? Restano le righe e gli spazi vuoti di uno spartito sul quale rileggere la musica della nostra vita passata e continuare a scrivere le note di quella che verrà.
Perchè in fondo sì, I'm still Alive (Pearl Jam).
Grazie per la lettura e a presto
💛💛💛