"Spiegami un po' questa cosa che non le ha mai comprate..."
"Devi sapere che nessuna delle piante che teniamo in casa, sono stata comprate. La mia ragazza, quando ci capita di andare in qualche negozio che ha delle piante, come vivai, supermercati o quelli di bricolage, se trova qualche rametto, fiore o foglia caduta da una di queste piante, le raccoglie e se le porta via. Arrivati a casa, li stende sulla bambagia umida e nei giorni successivi cerca di farle germogliare, una volta che ci è riuscita, le mette in vaso"
Io a quel punto ero completamente rapito e in estasi "Ma davvero la cosa funziona?"
"Si, certo, o meglio, lei riesce a farla funzionare. Tieni conto che ha un grande vaso pieno di piante grasse tutte ottenute così. Ma non solo dai negozi, ma anche da piante di amici e parenti. Certo, uno dei suoi risultati migliori è stato far resuscitare una orchidea che in un negosio stavano buttando via. L'ha portata a casa e pian pianino l'ha riportata a fiorire".
Questa conversazione mi ha portato un po' a pensare. Mi piacciono le piante e vorrei averne in casa, ma data la mia scarsa proponsione a curarle, non ho mai voluto prenderne in carico. Non ho mai nemmeno volute comprarle, ma questo scambio con i mio collega mi ha ispirato. Questa tecnica di provare a partire da una foglia caduta, un rametto spezzato o un pezzetto donato, mi piace molto. Lo trovo in qualche modo metaforico oltre che molto, molto economico. Non prendi una pianta già cresciuta, ma ti prodighi per cercare di farla germogliare o salvarla da un destino segnato. Un piccolo gesto che in qualche modo è anche un esercizio alla cura, uno strumento di crescita per noi stessi.
Inoltre, molto pragmaticamente, se non si riesce nell'intento, i danni sarebbero assolutamente più contenuti.
Vorrei provarci. Magari parto chiedendo a qualche amico una foglia, o banalmente con qualcosa che (a volte capita) germoglia in cambusa. So già che la mia ragazza mi prenderà per pazzo (in fondo mi prende per pazzo già per tante altre cose), ma magari, potrei scoprire che forse il mio pollice è meno nero di quello che pensavo.