Lo confesso: anch'io ho subito il mito dell'innovazione e del progresso. Ogni volta che ci ragionavo avevo in mente personaggi come Leonardo Da Vinci, che guardava la realtà e cercava di migliorarla attraverso scoperte e invenzioni, ma poi mi sono reso conto che anche lui dovette fare i conti con il potere per poter esprimere il proprio talento e raccogliere i frutti della propria curiosità e fatica.
Avevo in mente gente come Tesla, che con il potere economico dovette venire a patti prima di lasciarsi travolgere dalle proprie visioni, comprendendo che esse non rappresentavano altro che possibili opportunità di guadagno per chi aveva le risorse finanziarie per sostenere esclusivamente le ricerche più promettenti dal punto di vista commerciale.
Poi ho compreso una cosa che ha cambiato il mio modo di vedere l'innovazione: essa è davvero tale soltanto se consente al genere umano di evolvere e di farlo in modo sostenibile ed equo. Qualcosa che Leonardo, Tesla e molti altri come loro avevano certamente compreso, ma che oggi ha un significato molto più profondo. Oggi siamo infatti ad un bivio epocale e la nostra civiltà è di fronte ad una trasformazione irreversibile: usare la tecnologia per cambiare il mondo, oppure distruggerlo con essa, evolvendo il genere umano in una nuova specie ibrida, potenzialmente immortale ed estremamente pericolosa per sé stessa e per il Pianeta.
Oggi parlare di innovazione è qualcosa di enormemente più impattante di quanto non fosse ai tempi di Leonardo e dichiararsi innovatori comporta una scelta cruciale: vogliamo innovare per trarre profitto e fare business con ciò che realizziamo, oppure perseguire l'evoluzione dell'umanità verso una nuova forma di civiltà, in cui non può esistere innovazione che non migliori le condizioni di ogni essere umano, della biosfera e del Pianeta?
Questa scelta condizionerà il nostro futuro e quello delle generazioni che verranno ed è una scelta che ognuno di noi deve fare qui e ora, senza mettere la testa sotto la sabbia e senza scaricare la responsabilità sugli altri, perché sono le nostre aspettative a generare il futuro e i nostri stili di vita a determinare il presente e la sua corsa inarrestabile verso il domani.