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Non è un argomento da trattare e anzi non andrebbe trattato, ma purtroppo fa parte della vita e forse ci permette di osservare tutto sotto una luce diversa.
Non siamo mai pronti a questo salto nel vuoto, ma soprattutto non siamo pronti al salto nel vuoto delle persone a noi care.
È paradossale, ma quando una persona ha una patologia il lento decorso della stessa ci permette di vivere a pieno quella persona.
Ci permette di recuperare.
Recuperare...
Che termine immondo, se associato ai rapporti umani.
Abbiamo davvero bisogno di recuperare?
Siamo così maledettamente immersi in noi che nulla riesce a smuoverci se non l’inevitabile.
Ricordo una frase di mia cugina che al capezzale della nonna mi disse “Avrei voluto più tempo. Avevo ancora molto da darle e tantissimo da prendere”.
Invece no.
Il tempo scorre inesorabile e tutto ciò che resta sono una serie di ricordi, di rimpianti, di....”se solo lo avessi fatto prima”....
Non esiste né il comportamento corretto né quello sbagliato. La vita non ci lascia, a volte, il tempo di recuperare. Anzi, ci “concede” la possibilità di reagire, senza recuperare.
Come siamo arrivati fin qui, come abbiamo fatto a distaccarci a tal punto da ciò che ci rende uomini. Troviamo interesse per le reazioni degli animali, le descriviamo come umane, ma i sentimenti sono la peculiarità della nostra specie.
Com’è stato possibile allontanarsi così tanto dalla nostra natura al punto tale da dover recuperare.
Quante cose abbiamo dentro e le teniamo celate, nascoste per paura.
Paura di cosa?
Di essere umani?
Quante volte avremmo voluto dire ad una persona quanto era importante per noi.
Quante volte avremmo voluto dare una carezza ad una persona cara.
Quante volte un abbraccio ci avrebbe riscaldato il cuore.
Quante volte in mezzo alla strada avremmo voluto stringere con tutta l’energia che abbiamo dentro una persona amata.
Quante volte abbiamo trascurato una persona dandola per scontata.
Recuperare....
E quando non si può più recuperare. Cosa resta?
Resta un vuoto.
Un vuoto infinito, che non colmeremo mai.
Ma ancora una volta la colpa è nostra. Abbiamo perso quella scintilla divina che ci rende fragili.
La fragilità, avversata in ogni dove.
Le persone più forti della storia hanno avuto tante di quelle fragilità che se raccontate farebbero sfigurare i più grandi condottieri e donne e uomini della storia, o...apprezzare ancora di più.
Non so se è giusto o sbagliato questo modo di vivere, non desidero essere giudice e boia, ma credo che dovremmo rallentare.
Credo che dovremmo trovare la forza di credere nuovamente nel potere delle emozioni, credo che un abbraccio scateni molte più suggestioni di mille parole.
Credo che il tempo passato mano nella mano trasmetta più di mille ti amo.
Credo che il parlare seduti ad un tavolo con la TV spenta faccia crescere molto più di qualsiasi struggente storia, che ha il solo compito di ricordare cosa eravamo per 120 minuti a settimana.
Credo che le lacrime sono preziose e valgono più dei diamanti e non vanno sprecate.
Credo che la voce del fanciullino di Pascoli non debba spegnersi mai.
E soprattutto credo che fosse troppo presto Mariagrazia....