Che aria tira da voi in azienda?
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Com’è il clima? Teso, disteso, formale, informale… E le norme? Non vi si può deviare o ognuno in fin dei conti fa le cose a modo proprio?
La comunicazione è fluida, scarsa, confusa o perfino ridondante?
I ruoli sono definiti, chiari o piuttosto sfumati? Sapete a chi dovete rivolgervi se vi serve qualcosa? E vi rivolgete al formalmente preposto o a qualcuno che sapete saprà aiutarvi anche meglio?
Che mi dite di soddisfazione, motivazione, senso di appartenenza? E di libertà di espressione e fiducia?
A primo impatto le nostre idee relative alle organizzazioni di lavoro ed al management si basano principalmente su un certo numero di concezioni, date per scontate, specialmente di natura meccanicistica ed ancorate al mito della razionalità.
I principali punti di riferimento con cui pensiamo i luoghi di lavoro sono comunemente: la struttura organizzativa, le decisioni strategiche aziendali, gli obiettivi da raggiungere, la mission, le procedure, le fluttuazioni economiche, legislazioni, tassazione e così via.
Ma basta semplicemente pensare che le organizzazioni sono costituite oltre che dalle strutture, dalle procedure, dagli aspetti informatizzati o quelli economici, in primis dagli esseri umani che le gestiscono e ci lavorano, pensare a tutti gli intrecci interpersonali e intrapersonali che avvengono quotidianamente, per intuire quanto il fattore umano, relazionale ed emotivo abbia il suo ruolo nello strutturare l’andamento stesso non solo del lavoro del singolo, ma dell’organizzazione di lavoro in toto.
Fonte immagine google - Pink Floyd, The wall
Provate a pensarci, se iniziate a lavorare in un ufficio in cui nessuno si saluta, né si parla o si guarda negli occhi, vi adeguerete non fiatando, o probabilmente provando davvero timidamente a scambiare qualche parola durante le pause (nonostante possiate essere degli estroversi incalliti…).
In generale, i primi giorni in un nuovo ambiente di lavoro vi muoverete sempre con cautela, cercando di osservare gli altri per capire “come funziona là dentro” e poi… o arriverete a sentirvi finalmente a vostro agio, o vi adeguerete all’ambiente, o prima o poi scapperete (o verrete mandati via prima di poterlo fare), oppure nella peggiore delle ipotesi, rimarrete lì e soffrirete inesorabilmente…
Fonte immagine google Fantozzi, Filini e il cartellino
Immagino vi sia capitato almeno una volta di pensare che sia davvero assurdo il modo in cui funziona il posto in cui lavorate…
Ma vi siete mai chiesti come mai proprio lì dentro le cose funzionino in questo specifico modo piuttosto che in un altro?
Da dove vengono queste norme non scritte a cui bisogna implicitamente uniformarsi?
Le organizzazioni, lungi dall’essere fredde macchine senz’anima condizionate esclusivamente da burocrazia e fattori socio-economici, sono fortemente dominate dalle dinamiche subliminali e inconsce dei loro membri.
Fonte immagine google -Charlie Chaplin, Tempi moderni
La vita organizzativa si sviluppa sempre su un doppio registro: da un lato pensieri e attività relative ai compiti, agli obiettivi e alle procedure (dimensione manifesta), dall’altro pensieri e attività relative alle emozioni e al soddisfacimento dei bisogni psicologici dei membri che ne fanno parte (dimensione latente).
In fondo ogni individuo porta con sé tutta una serie di interessi, aspettative, progetti… porta con sé la propria personalità, i propri talenti (più o meno tenuti in considerazione), i propri atteggiamenti, i propri valori, umori ed emozioni… porta i pensieri di casa a lavoro, o usa il lavoro per evadere da essi…
E sono proprio questi fattori intangibili (nonostante siano i meno tenuti in considerazione all’interno di un’azienda) a rappresentare il reale fulcro della vita organizzativa, in quanto ne determinano la cultura e il suo clima (ovvero ciò su cui la gente basa il proprio comportamento al suo interno, i propri atteggiamenti nei confronti del lavoro e perfino le decisioni strategiche).
Tutto parte dall’imprinting del fondatore, dal suo immaginario, dai suoi scopi, dai significati che dà al concetto di lavoro, di potere, di leadership, di team; si va strutturando tramite collusioni, condizionamenti e accomodamenti tra vertici aziendali e collaboratori, e, via via nel tempo, si va sedimentando tramite le iterazioni e le risposte di ogni soggetto che entra (o esce) da quella specifica organizzazione.
Schema dell’autore
”L’ordine immaginario delle regole e dei significati simbolici che presiedono la convivenza organizzativa prescriveranno che posto occuperanno i soggetti al suo interno: chi sono, chi possono/devono essere/diventare, cosa è desiderabile, cosa è giusto, cosa è permesso e cosa vietato ecc.” -G. Ruvolo in Soggetti, Istituzioni, Cultura-
Prende così forma questo grande teatro che è il mondo organizzativo così come lo abbiamo adesso davanti ai nostri occhi.
Ma allora domandiamoci, quanto rimane di davvero razionale e logico nel nostro ambiente di lavoro?