Quello che è successo ieri è l'ennesima prova che non è possibile in alcun modo ripensare (rifondare) la politica dall'interno del palazzo, questa era la mia critica principale al movimento 5 stelle (insieme ad altre, non l'unica).
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La domanda giusta l'ha posta nel suo post: a che gioco stiamo giocando?
Vogliamo portare le esigenze (le necessità) della comunità (dei cittadini) nelle stanze di comando? E' questo il gioco che stiamo facendo? Parafrasando una nota pubblicità mi verrebbe da dire: ci piace perdere facile!
La mia idea è che dobbiamo rifiutare di fare questo gioco (il no che si diceva passa anche da questo), ma per smettere di fare questo gioco e farne un altro abbiamo bisogno di una cultura in grado di sviluppare visioni sociali e culturali. E probabilmente oggi questa cultura (nuova) non c'è.
a quale gioco vogliamo giocare?
Per cui il mio desiderio di smettere di fare questo gioco (che è diventato mi pare una presa per il sedere, giochiamo a scacchi con solo un pedone mentre l'avversario ha tutti i pezzi), questo mio desiderio passa per percorsi diversi, quello che siamo in grado di fare, quello che la nostra cultura è in grado di fare. Occupare, come ho detto in altri post, i campi da gioco lasciati liberi (i giochi abbandonati dai potenti) e allenarsi per favorire una nuova cultura. Soprattutto narrando questo nostro esperimento. Fuori dal palazzo e dentro il nostro territorio (che non è solo nostro, lo è di tutti i cittadini del mondo), la nostra casa (non chiusa ma aperta a tutti i cittadini del mondo).
Probabilmente i poteri forti non verranno a trovarci (per lo meno all'inizio) considerando già da anni quel territorio e quella casa una cosa di poco conto, da lasciar morire, da lasciare al proprio destino, come una nave senza guida. Quello che dobbiamo fare è imparare a governare questa nave (che non interessa più a nessuno, ma a noi sì). E lo scopo non è di andar in guerra, ma creare una nuova etica, una nuova cultura, rifondare la politica insomma.