Ebbene si, lo ammetto, tra la fine del 2015 e l'inizio del 2016 ho passato un sacco di tempo in casa. Non ho mai osservato tanto la mia casa come in quel periodo. Trovare soggetti per le mie foto, per portare avanti il Project365, iniziava a diventare sempre più complicato, così, nonostante non mi piaccia essere fotografata, ho ceduto ed ho iniziato a fotografarmi (selfie o autoscatto). Inoltre ho sfruttato la presenza dei miei animali e quelli dei miei amici.
Con gli animali è stato facile, loro sono sempre belli e vengono sempre bene in foto.
Gli scatti di me stessa, invece, hanno richiesto molto più tempo. Sicuramente non potevo farmi dei semplici selfie (che odio con tutto il cuore). Mi sono invece posta l'obiettivo di scattare delle foto esteticamente gradevoli e con attenzione nei confronti degli aspetti compositivi.
Cane dormiente: niente di particolare se non che un secondo dopo si è svegliato e se n'è andato via sbuffando (sì, lui sbuffa!).
Me stessa. Ho cercato di mescolare i toni di colore della tappezzeria della poltrona con quelli della mia faccia, visto che sono abbastanza pallida...
Questa è pura fortuna.
L'ordinata composizione del mio cane che dorme, ton sur ton con il tappeto.
Questa, tra tutte, ha richiesto più tempo: preparavo il telefono con l'autoscatto impostato su 3 secondi sulla scrivania, poi salivo sul letto, contavo e saltavo, cercando di essere sospesa al momento dello scatto, ma prima di cogliere l'attimo che avevo progettato ci è voluto un po'...
Attirata dalla posa casuale in cui mi sono trovata, mi sono fotografata, aumentando molto il contrasto in fase di post produzione, per far risaltare drammaticamente le forme e le ombre.
Un gioco di sovrapposizioni: le riprese, in realtà, sono state fatte in verticale, con la mano appoggiata alla parete
Era troppo bello, non potevo non fotografarlo!
Tutte le immagini sono di mia proprietà, realizzate con iPhone 5 e rielaborate con app Snapseed, DistressedFX e Font Studio
Se volete, potete vedere altre parti del mio Project365 qui:
Atto I: Quotidianità
Atto II: Finzione