"Il videogioco vince sempre sull'invidia e sull'odio" semi-cit.
Ciao gente, il nostro non vuole essere un intervento asettico e propagandistico (ne abbiamo già le tasche piene di questi, soprattutto, in questo periodo) sull'utilità e sul ruolo che il videogioco può avere sotto il profilo socio-culturale ma, più semplicemente, un piccolo omaggio ad una categoria che, secondo noi, gode, rispetto alle altre, di una minore dignità.
Quando si parla di videogiochi, nella maggior parte dei casi, la percezione è quella di un qualcosa che riguardi i bambini, gli adolescenti, di qualcosa che, arrivati ad un certo punto della vita, sarebbe meglio abbandonare perché portatrice di distrazioni e non in grado di arricchire al pari di un buon libro, di un bel film, di un'appassionante serie tv.
Dietro questi c'è sicuramente il fascino di una maggiore tradizione, il fatto di essere riconosciuti come la settima Arte, di godere di una maggiore diffusione anche da un punto di vista mediatico. È grazie al genio dei vari scrittori, sceneggiatori, registi che ci immergiamo in Mondi nuovi, vicini e lontani, in ambientazioni suggestive, viviamo trame complesse e ci leghiamo ai personaggi che cercano di svelarle.
Il videogioco, se vogliamo, racchiude un po’ tutte queste cose. Anzi, a dirla tutta, il videogioco fa proprie le singole caratteristiche delle altre forme di intrattenimento e le raggruppa in sé, per proiettarci in qualcosa che non solo cattura i nostri sensi, ma anche, e soprattutto, rapisce la nostra mente.
Il videogioco è fotografia, regia, narrazione, musica. Ma c’è di più! A differenza di un libro, di una serie tv, di un film, il videogioco ha una dimensione che è quella della viva partecipazione del giocatore alla storia, con le sue decisioni che, di frequente, aprono a scenari e finali diversi. Mentre un libro, infatti, permette di viaggiare lungo binari decisi dall'autore, ponendo il lettore come mero spettatore, sebbene anche coinvolto, ma pur sempre in una posizione passiva rispetto alle decisioni e allo svolgimento dei fatti, in un videogioco le decisioni prese consentono di far variare l'itinerario, aggiungendo una maggiore partecipazione e coinvolgimento. Spesso siamo chiamati a fare delle scelte tra "buoni" e "cattivi" o, addirittura, ad essere giudici delle azioni compiute da alcuni dei personaggi, decidendo, in base al nostro modo di essere, al nostro vissuto, cosa sia più giusto fare. Il tutto rende il videogiocatore non agito da, ma attore del suo personale racconto, anzi inter-attore
Bello e forse non troppo utopistico sarà pensare che la continua evoluzione, che contraddistigue fortunatamente i nostri tempi, andrà verso una maggiore apertura e consapevolezza del potere intrinseco dei videogiochi, magari utilizzandoli, perché no, anche come strumento per l'insegnamento o la formazione, abbandonando quella dimensione esclusivamente ludica che è, purtroppo, ancora oggi causa di sguardi imbarazzati di datori di lavoro e spasimanti di turno.
Conclusione (quella vera): Noi ci abbiamo anche provato, ma sappiate che, nonostante tutto, i videogiochi sono e resteranno il metodo contraccettivo più effiace al Mondo.
Roberto e Marco
Copertina realizzata da noi medesimi; nostri screenshot di "The Witcher 3: Wild Hunt" e "Horizon: Zero Dawn"
Meme dell'innominabile realizzato tramite igmflip.com