Ciao cari miei Steemittiani,
Eccomi dopo qualche giorno di festa trascorso in famiglia, per raccontarvi il seguito della mia storia:
nell'ultimo post, di cui vi lascio il link, qualora voleste fare un piccolo ripasso: Il nostro primo incontro - prima parte, vi avevo lasciato con il mio primo giorno di lavoro e con l'incontro con Gino, al quale chiesi il materiale per poter iniziare i miei rilievi.
Gino, alla mia affermazione mi guardò: era seduto ed io in ginocchio, ma solo perchè mancava materialmente una sedia; mi sorrise. (Se mi offriva anche la sua sedia sarebbe stato perfetto, ma possiamo pretendere tutto?)
Come ti posso aiutare?
Aveva assunto l'aria di quello che sa tutto, faceva un pò il galletto maneggiando da esperto il computer facendomi vedere una serie di planimetrie, che sapeva bene mi avrebbero fatto comodo; si faceva bello davanti al suo collega che sorrideva dalla sua postazione frontale.
Io avevo capito di aver fatto breccia e facevo finta di niente, anzi, come si dice in gergo...me la tiravo!
Gino fu di grande aiuto, avevo tutto il necessario per iniziare quel nuovo lavoro e non vedevo l'ora di mettermi in discussione, perchè finalmente facevo un qualcosa che non fosse fine a se stesso, ma era utile per qualcuno.
Legai con il nuovo gruppo di lavoro con il quale facevo ogni giorno su e giù per i tanti padiglioni dell'ospedale, eravamo un gruppo affiatato, che quando c'era da lavorare non guardava in faccia nessuno, pur di finire il lavoro che era stato commissionato per quel giorno, ma quando c'era da scherzare eravamo i primi a fare anche un pò di caciara; in poco tempo, noi del monitoraggio, così ci avevano soprannominato i dipendenti, diventammo la mascotte dell'ufficio, perchè con la nostra allegria portammo una ventata di aria fresca in quelle stanze, dove si comunicava più che altro per scambiarsi progetti e pareri di tipo meccanico, elettrico o architettonico.
Sempre più spesso il nostro lavoro di monitoraggio si intrecciava con quello dell'ufficio tecnico, rendendo più interessante il nostro lavoro, più concreto ed utile direi e ciò faceva sì che i nostri rapporti diventassero sempre più stretti, tanto da diventare una squadra.
Gino dal canto suo non perdeva occasione di incontrarmi, ogni scusa era buona e quando poteva, si presentava da solo o con qualche collega, pur di fare quattro chiacchere. E ovviamente gli altri non mancavano di far notare queste attenzioni, ma io cercavo di non coglierle per non alimentare false speranze.
Una mattina arrivai abbastanza presto e fu il primo che incrociai in corridoio: ricordo che appena mi vide da lontano si fermò; non mi stava guardando, ma ammirando, tanto che da lontano gli sorrisi.
Era luglio e la nostra collaborazione con l'università giungeva al termine; ricordo musi lunghi e facce tristi per quegli ultimi giorni insieme, ormai dopo tre mesi avevamo raggiunto una buona affinità anche con i dipendenti dell'ufficio, si mangiava insieme a mensa, ci si aiutava a vicenda nelle questioni lavorative; lasciare il tutto per nessuna alternativa poi, rendeva più difficile la dipartita.
Arrivò il giorno dei saluti e Gino era triste, lo ero anche io, ma sapevamo che questo giorno doveva arrivare prima o poi. Io ero come al solito alla sua postazione e lui tentò il tutto e per tutto pur di non chiudere il legame che si era instaurato.
Me lo dai o no il tuo numero di telefono?
Ero indecisa se darglielo o no, poichè non volevo che mi tormentasse con telefonate assidue, ma non volevo nemmeno chiudere tutti i ponti con lui, per cui risposi:
No
Però se ti va bene posso darti il mio indirizzo di messenger, potremmo sentirci lì
Ci scambiammo gli indirizzi e da lì iniziò il nostro rapporto di amicizia extra lavorativo.
Per sapere come si evolverà questa storia dovrete aspettare la prossima puntata amici...
Bye!
B.