Gli anni 90 sono stati anni di musica fenomenale, di super-pezzi rock e pop che suonano tuttora alla radio e che, tutto sommato, invecchiano egregiamente.
Ma sono stati, soprattutto per alcuni di noi, l’ultima gloriosa decade del punk-rock.
Il punk nasce alla fine degli anni 70 e travolge la scena musicale fino agli anni 80 con gruppi mitici che hanno definito l’anima stessa della sottocultura punk-rock, quali i Sex Pistols, i Ramones e i Clash.
E’ la musica dei ribelli, della sovversione sociale, delle batterie serrate e dei riff di chitarra rapidi e essenziali. Un suono assolutamente incazzato e imperfetto. In un mondo dove la musica parla spesso e volentieri d’amore e di cuori infranti, il punk si scaglia contro la politica con testi provocatori e con un fare violento e irriverente. L’antidoto alla cultura pop, in poche parole.
Ma gli anni 90 portano altri problemi e, con essi, un altro tipo di ribellione. Negli USA l’aria che si respira è pregna di capitalismo, consumismo e generale conformismo. I ragazzini ribelli, gli alternativi, gli skaters e i weirdos si riuniscono intorno a qualche gruppo che comincia ad affermarsi nella scena punk con prepotenza.
É in California che nascono una quantità di gruppi che, suonando dai loro garage di periferia con le loro chitarre scassate, sfornano quelli che saranno gli inni punk per tutti gli anni 90.
Sono anni di concerti auto-organizzati dove l’alcol scorre a fiumi, si poga, si urla, ci si picchia e ci si eccita. I ragazzini sono incazzati contro la cultura conformista e conservativa che li circonda e opprime e il punk è un’ottima valvola di sfogo.
Il 1994 segna particolarmente l’epoca partorendo quelli che io considero gli album più significativi del genere: Dookie dei Green Day, Smash degli Offspring e Punk In Drublic dei NOFX.
Altri gruppi diventati semi-mitici sono i Bad Religion, i Fugazi e i Sublime che mixano punk, rap, rock, ska e pop creando nuovi ritmi e sub-culture.
Il nuovo punk si propaga negli Stati Uniti e in Europa e, anche da noi in Italia, i festival di musica punk attraggono gli adolescenti alternativi dagli ideali rivoluzionari o, semplicemente, quelli che han voglia di divertirsi e di fare un pò di casino. Se non c'eri, ti assicuro che ti sei perso qualcosa di speciale ;)
Finchè, verso la fine degli anni 90, alcuni di questi gruppi escono dalla scena alternativa e sono catapultati in quella mainstream perchè, alla fine dei conti, per quanto nasca come sottocultura, il punk vende e viene presto adottato dalle grandi etichette musicali e sponsorizzato dalle varie marche di abbigliamento e accessori alternativi.
E il fatto di proiettarsi nel mondo commerciale, ovviamente, segna la fine del punk. O almeno della sua anima. Perchè un genere che nasce per esprimere rabba e ribellione non può sopravvivere bene su MTV, intramezzato da sponsor, pubblicità e VJ vestiti all’ultima moda. Non ci sta.
Ragione per cui considero che gli anni 90 hanno segnato l’inizio e la fine dell’ultima ondata di musica punk e sono curiosa di sapere se si vedrà una rinascita di questo genere in futuro ... anche se, onestamente, tutta quella rabbia sociale e quella voglia di spaccare tutto, non la vedo nei giovani di oggi. Chissà.