Uno degli aspetti che apprezzo di Steemit, é che navigando tra i post quotidiani, ne trovi sempre almeno uno che risveglia il cervello e che, anche quando in preda alla pigrizia più totale, ti sprona a mettere giù due pensieri, nero su bianco, blockchain-style.
Oggi è stato @Franky4dita a destarmi dal torpore cerebrale con il suo ottimo post che tratta un argomento ormai battuto e ribattuto ma che rimane sempre all’ordine del giorno perché, non neghiamolo, ci tocca tutti intimamente in un modo o nell’altro.
Nel suo post, @Franky4dita ci da un sacco di numeri e statistiche interessanti. Il succo della storia, epurato dai numeri, é che l’Italia conferma la sua ormai nota reputazione di paese di mammoni impenitenti che non vogliono abbandonare il nido.
E per nido si intende sì, casa di babbo e mamma, ma anche la propria città e il proprio paese.
Il che, ovviamente, é oggetto di ridicolo e battutine varie da parte di quei paesi dove l’autonomia dei figli è considerata una priorità e la cui molla scatta molto prima che da noi in Italia dove, invece, risulta normale continuare a vivere con mamma e papa dopo una certa età.
Certo, la crisi, alcuni diranno. Ma @Franky4dita ci mostra nel suo post che non possiamo dare colpa alla crisi di un fenomeno che era ben vivo e vegeto in quell’epoca in cui si viveva beati senza il fiato della crisi sul collo.
I mammoni c’erano già, anche se il lavoro non mancava, gli stipendi erano succulenti e ci si comprava casa senza finire sul lastrico.
E allora di chi è colpa? Permettetemi un paio di pensieri in cui farò l’avvocato del diavolo, perché é una delle mie vesti migliori e quella, di sicuro, che mi diverte di più.
E’ COLPA DELLA MAMMA?
La mamma italica é senza dubbi un prototipo altamente protettivo di mamma.
Detto in maniera gentile… perchè qualcun’altro potrebbe descriverla come perennemente preoccupata, a volte paranoica e a tratti asfissiante. E’ vero, gente. C’e’ poco da indorare la pillola.
Lo so perché sono pure io una mamma italica e, anche se non so bene che pensarne, sono un esempio perfetto di quel prototipo.
Sono la mamma che si preoccupa che i suoi figli siano sempre adeguatamente coperti (non prender freddo!), abbondantemente nutriti (hai mangiato abbastanza?) e altamente sorvegliati (gioca pure ma stai attento a non cadere!).
Le mie amiche mamme francesi, inglesi e scandinave sono mooooolto più rilassate, su questo non ci piove.
Mentre a vent’anni affermavo con vaga superiorità che sicuramente i miei figli sarebbero stati super indipendenti, cittadini del mondo e avrebbero fatto, una volta maggiorenni, quello che volevano… adesso che i figli ce li ho davanti in carne ed ossa, la musica è cambiata.
Tra il dire e il fare, in materia di rapporti genitori-figli, c’é sempre di mezzo un abisso.
Se penso che il mio frugoletto un giorno, tra qualche anno che volerà, potrebbe dirmi “Mamma, ho trovato uno stage in Nuova Zelanda, parto e non so se torno”, mi vengono i sudori freddi.
Certo, la mia testa sa bene che, per il suo bene, l’uccellino a un certo punto deve abbandonare il nido e spiccare il volo, ma il mio cuore soffre solo all’idea.
In fondo la natura di una mamma é quella di accudire, nutrire e proteggere il suo bambino. Anche se il bambino in questione ha 35 anni, é grosso come un armadio a due ante e ha una barba lunga così.
Tutto ciò per dire che sicuramente le mamme italiane giocano un ruolo fondamentale nel fenomeno del “mammonismo” e non le voglio certo giustificare... però posso dire che le capisco?
E’ COLPA DEL MAMMONE?
Lasciatemi spezzare una lancia anche nei confronti del povero mammone, il vero protagonista di questo fenomeno tutto italiano.
E quindi hai passato i trenta, hai pure un lavoro e teoricamente ti potresti pagare un affitto e un tenore di vita decente ma preferisci restare al bed & breakfast di famiglia dove trovi sempre un piatto di pasta caldo, la biancheria è pulita, profumata e piegata e le bollette le paga qualcun’altro. Mica scemo!
Come posso biasimarti? In tutta onestà é una mossa abbastanza furba.
Tu sei rilassato e ti vivi una vita tranquilla, senza inutili stress e spese di amministrazione e gestione della casa.
Mamma è contenta perchè le piace la compagnia, non le scoccia cucinare due pietanze in più per il suo amato figliolo e fare una o due lavatrici non le cambia la vita.
Intanto, diciamolo, la mamma del “non-mammone” invidia la mamma del mammone, perchè lei é già tanto se il figlio lo vede ogni qualche mese e se lo sente al telefono una volta a settimana.
E poi, crepi l’avarizia, spezziamola un’altra lancia in favore del mammone!
Non è vero che non sa fare nulla e, per un misto di pigrizia e incapacità, lascia fare tutto ai genitori.
Infatti, per mia esperienza limitata ma comunque siginificativa, gli uomini italiani, mammoni e non, cucinano certamente meglio di molti dei loro corrispettivi stranieri. Sono abbastanza ordinati e puliti e, penso che se messi alle strette, imparerebbero velocemente a far partire la lavatrice.
Forse, proprio perchè la vicinanza quasi-fusionale con la mamma gli ha insegnato tutta una serie di abilità e nozioni che, in un contesto di indipendenza, si sarebbero perse?
E poi gli uomini Italiani, vogliono bene alla loro mamma e quella è sempre una buona attitudine generale da avere, no? Il rispetto per la mamma è, in un certo modo, il rispetto per la donna.
E ALLORA DI CHI E’ COLPA?
Ho voglia di dire, giusto per provocare un pò a discussione, che grossa parte della colpa giace nella nostra cultura, nella nostra tradizione e storia che mettono al centro dell’equazione la famiglia, la comunità e non l’individualismo. E non è poi così una brutta cosa!
Se, da una parte, il fatto che i giovani Italiani non si muovano molto lontano da casa loro e abbandonino il nido molto tardi, li rende meno competitivi sul mercato del lavoro globale, dall’altra parte perchè ce ne lamentiamo?
Non ci lamentiamo forse anche del fenomeno dei cervelli in fuga e del fatto che tanti giovani se ne scappano all’estero invece di contribuire a risollevare il destino dell’economia del nostro paese?
Se tutti se ne vanno a cercar fortuna altrove, chi rimane in Italia a lavorare e a mantenere vive le comunità e le nostre città?
Forse tutta questa indipendenza e distanza dalla famiglia non è poi così auspicabile.
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Insomma, mi rendo conto che ci sono mille fattori che giocano nel fenomeno del mammonismo all’italiana.
Così come ci sono mille situazioni diverse, motivazioni di ogni sorta e le dovute eccezioni del caso. Se ne potrebbe parlare per ore e bla, bla, bla.
Però permettetemi di difendere la categoria delle mamme e dei mammoni perchè, in fondo, li capisco tutti e due e, forse, non hanno tutti i torti.