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Tu la vedi così, di fronte a te.
Nessun tramonto infuocato, vele bianche all’orizzonte, soffio di vento a ravvivargli i capelli. No. Sei un semplice mare di città, per quanto possa essere semplice un mare, e l’unica concessione alla poesia sono grida di gabbiano in sottofondo.
Lei fissa quelle onde come se fossero l’ultima cosa al mondo da vedere.
E poi fa un passo avanti. Fa un passo avanti e l’acqua comincia a lambirle le caviglie, fa un passo avanti per un amico lontano, per le sue lettere senza risposta, per un’offesa antica e perdonata senza che fossero necessarie delle scuse. Eppure, ha fatto un passo avanti per lui, per non averlo meritato, per aver perso un’occasione, per aver sottolineato con piccole fughe vergognose e lievi amnesie forzate il suo volersi allontanare.
Respira. Respira, e fa un altro passo avanti.
Fa un passo avanti, e l’acqua sale lenta a sfiorarle un ginocchio. Fa un passo avanti per tutte le sue fottute paure, per la paura di cambiare e quella di restare uguale. Fa un passo avanti per il timore della solitudine e per la tristezza della compagnia. Per il gelo che sente dentro e per il fuoco che non conosce più. Per quello che ha fatto e quello che avrebbe voluto fare. Per il ghiaccio allo stomaco, quando alla sera si addormentava rendendosi conto di non aver riso nemmeno un istante.
Sospira. Sospira, muove le gambe, fa un passo avanti.
Fa un passo avanti, e le onde raggiungono poco a poco l’inguine, lo stomaco, l’ombelico. Fa un passo avanti per tutti i suoi sogni infranti, quelli fatti da bambina e quelli cullati in notti senza fine, fino a poche ore prima. Un passo avanti per aggredire le delusioni, bocconi amari ingoiati senza un perché, piccoli sgarbi lontani e vicini nel tempo. Parole non dette che feriscono come coltelli. Silenzi fatti di sguardi, intese lontane nel tempo.
Si ferma.
Si ferma perché, cazzo, questo è un mio personaggio. C’è la notte, l’insonnia, la musica che mi riempie la testa e un sacco di ricordi tristi a volteggiarmi nel sangue. Ci sono tutti gli elementi per...
Ma ho ancora la forza di fermare un cammino dentro il mare. Puoi ingrossarti quanto vuoi, alzare le tue onde su di lei, creare vortici e gorghi, far crescere maree improvvise e immotivate, inventarti correnti incoerenti o ammaliarla con il tuo canto leggero. Ma ci sono qui io.
E lei si ferma, sospira e torna indietro.
Dentro i miei pensieri, al sicuro.