In genere le giocate si svolgevano la domenica, l'unico giorno in cui tutti erano più o meno liberi. Ci si svegliava presto, intorno alle 7:00, mimetica su con equipaggiamento di vario tipo: dai giubbotti tattici alle radio, dai vari copricapi ai guanti.
Si caricavano le custodie con le armi in macchina e via verso le aree verdi ancora a libero accesso, zone immerse nella natura e poco frequentate che offrivano il luogo perfetto per farsi una bella partita di softair dalla mattina al pomeriggio.
Arrivati si fa un breafing sulla missione, ci si arma e divisi in gruppi ci inoltriamo nel verde, in parte seguiamo dei sentieri, in parte ci infiliamo tra gli alberi e le piante. Una salita che dura parecchio, finché non ci si posiziona per difendere una posizione.
Fonte Wikipedia Creative Commons.
Mi piazzo in una conca naturale a circa 15 metri dal sentiero, dal mio lato sono coperto, mi siedo su un ginocchio per non farmi vedere. Sono momenti di tranquillità mischiata a tensione, se mi scoprono sono morto, se non li sento e passano potrebbero prendere i miei compagni e mi ritroverei da solo. Sento degli spari, mi alzo poco poco per vedere, due contatti sul sentiro che sono girati verso la posizione di un compagno di squadra stanno per ingaggiarlo; alzo il fucile e sparo una sventagliata nella schiena a uno dei due per poi riabbassarmi immediatamente. Aspetto qualche secondo, mi sposto un poco ed esco nuovamente, colgo anche il secondo di sorpresa che si prende la sua sventagliata, fuori due.
Poco dopo esco allo scoperto e mi riunisco agli altri, hanno beccato gli altri e abbiamo vinto, non sono neanche troppo sporco come quelle volte in cui ho dovuto strisciare in mezzo al fogliame e alla terra. Quella era l'ultima della giornata, si decide di tornare alle macchine. Nella discesa mi separo dagli altri pensando di fare un percorso più breve, mi lancio dentro una fossa che mi accorcia la strada, senza guardare bene sotto. Mi ritrovo in un groviglio di rovi, fortunatamente con l'abbigliamento che ho non sento quasi niente, tiro fuori il coltello e mi libero in un minuto, quando arrivo alle macchine gli altri erano già tutti là.
Levo il caricatore dal mio M4 RIS della Classic Army, un gioiellino tutto in metallo che pesa un delirio rispetto agli altri modelli di plastica, però che bel rumore che fa quando tira. Sparo qualche altro colpo per assicurarmi che non ci siano ancora pallini di plastica al suo interno (se ne restano dentro si rischia di farsi male quando si maneggia a casa).
Somiglia più o meno a quello che vedete in questa foto:
Fonte Wikimedia Public Domain.
Conservo con piacere i ricordi di quelle giornate di softair passate all'aria aperta, mettersi in prima persona dentro una simulazione del genere ti cambia di parecchio la prospettiva. Ricordo molto bene un'altra partita dove un nemico sparandomi mi prese in faccia; il gonfiore che si creò non faceva granchè male, invece mi immaginavo cosa sarebbe successo se quello fosse stato un proiettile vero. Quasi sicuramente mi avrebbe ucciso sul colpo.
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