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L'evoluzione dell'atteggiamento del mondo della finanza tradizionale rispetto alle criptovalute è stato paragonato al ciclo del lutto:
- Negazione e rifiuto Le criptomonete NON esistono! Sono come i soldi del Monopoli!
- Rabbia Esistono, ma il mercato è una bolla, un Ponzi, uno scam....
- Patteggiamento Beh, magari cresceranno un po', ma è una moda che passerà
- Depressione Ci faranno fuori :-(
- Accettazione Magari ci possiamo guadagnare sopra...
La maggior parte delle istituzioni finanziarie di alto profilo stanno ormai entrando nella fase 5. Ad esempio, Goldman Sachs, tramite la sua emanazione Circle, ha recentemente acquisito Poloniex. Per non parlare della borsa di Chicago, le cui principali piattaforme hanno recentemente lanciato contratti futures su bitcoin. Alcune istituzioni importanti, come Barclays e Merrill Lynch, appaiono ancora in fase 2, ma credo che dureranno poco...
I più divertenti da leggere sono sicuramente coloro che saltano direttamente dalle fasi 1 e 2 alla fase 5 nel giro di poche settimane, tipo il megapaperone George Soros, che in gennaio tuonava ancora contro bitcoin e adesso ci investe, o il CEO di JP Morgan (vedi qui)😊.
E l'Italia? A parte lodevoli e rare eccezioni, la finanza e la stampa finanziaria italiana sono simpaticamente indietro, come al solito. Ad ogni correzione del mercato la stampa si precipita a fare titoli su bolle che scoppiano, tulipani e altre minchiate, salvo poi trovare "inspiegabili" le fasi di crescita.
Un fulgido esempio di italico pressappochismo e incompetenza è stato fornito negli ultimi giorni da Milano Finanza. Date un'occhiata a due articoli usciti a distanza di tre giorni l'uno dall'altro....
13/04: Il bitcoin torna ad impennarsi
Vale la pena leggere attentamente il primo paragrafo del primo articolo:
"La grande bolla delle cryptovalute è scoppiata. Dai picchi di dicembre a 19,511 dollari le cryptovalute hanno perso più del 65% e il Bitcoin vale 6,750 dollari. E secondo le investment bank il fenomeno è destinato a entrare nella storia come già la grande bolla dei tupilani."
Secondo voi, un giornalista che scrive cryptovalute con la y e tupilani invece di tulipani può capire qualcosa di criptomonete? :-) Infatti, l'articolo si limita a riportare in modo acritico e superficiale uno studio di Barclays.
Il secondo articolo, invece, cade dal pero tre giorni dopo, a seguito dell'impennata del mercato. Ma come...Barclays aveva detto che le cripto erano morte...?
Chissà se il giornalista ha mai provato a guardare su Coinmarketcap il grafico storico del prezzo di bitcoin e a confrontarlo con quello di altri assets....
Vabbè...non spariamo sulla Croce Rossa 😊
Detto questo, ciò che manca crudelmente (e non solo in Italia) sono articoli per il grande pubblico che illustrino i casi d'uso della blockchain (la tecnologia sottostante alle criptovalute) nel mondo delle assicurazioni, delle transazioni immobiliari, ecc. La stampa dovrebbe spiegare la differenza fra speculare sul PREZZO delle criptomonete (attività ad alto rischio per ovvi motivi) e prepararsi all'avvento della tecnologia blockchain in molti dei processi legati alla nostra vita, con potenziali enormi benefici in termini di efficienza e maggior trasparenza.