Quanta fretta.
La curiosità di aprirsi al mondo, la frenesia nella conquista dell’indipendenza, l’ingordigia della libertà.
Il tempo passa lentamente.
Abbondante, spensierato, infinito.
Si gioca a diventare grandi mentre i grandi giocano a tornare piccoli.
L’idolatria verso i genitori, le utopie travestite da sogni, la perfezione dell’essere umano.
Ci si rifugia nell’infanzia per bisogno emotivo.
Gli abbracci caldi, le parole di conforto, gli sguardi empatici.
E poi si litiga, per tutto e con tutti.
L’esigenza di distinguersi, la bramosia del riscatto, la ricerca del proprio habitat.
Si arriva alla vetta e si gode del panorama.
Soli, affaticati, soddisfatti o delusi.
Scendendo lungo i pendii, il tempo accelera la sua corsa.
Esiguo, riflessivo, contato.
I ricordi prendono il sopravvento.
La voglia di tornare indietro, trasformare il rimpianto in rimorso, riaprire i vecchi lucchetti con il passepartout trovato solo ora, nelle medesime tasche.
Quanta fretta.
Pont des Arts, Paris. Immagine di proprietà dell'autore.
Sovente ci focalizziamo sul passato e/o sul futuro senza renderci conto che è il presente il creatore di ciò che saranno i ricordi, piacevoli o meno, e i progetti, che si concretizzeranno o meno. Vivere nel qui e ora ci permette di essere grati per ciò che abbiamo realmente, perché ogni istante potrebbe essere l’ultimo. Il tempo diventa prezioso e il nostro valore viene commisurato in funzione ad esso. Quanto più regaliamo del tempo a qualcosa/qualcuno tanto più quel progetto o quella persona sono a noi cari: stiamo donando parti della nostra vita, non favori. Quando acquistiamo qualcosa, non lo stiamo pagando con moneta FIAT bensì con il tempo che abbiamo impiegato per guadagnare quelle monete. Concetti talmente banali che nella gran fretta vengono osservati da pochi, quei pochi che si deliziano della gratitudine e sono consapevoli del valore del proprio tempo… e di quello altrui.
