Siamo al secondo appuntamento della rubrica settimanale incentrata su salute e benessere ed oggi il mio intento è quello di farvi sgranare gli occhi. Ormai è più che risaputo che il sale fa male... per quale motivo ci si ostina allora ad usarlo? Se pensate che basti non abusarne per rimanere in salute questo articolo fa davvero per voi.
LA PRIMA FALLA
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda un’assunzione di sale inferiore ai 5 gr, il che significa un introito giornaliero massimo di 2000 mg di sodio… peccato che questo valore sia il quadruplo del nostro fabbisogno! Il nostro corpo, in realtà, ne necessita ogni giorno 500 mg, quantità facilmente raggiungibile attraverso una dieta equilibrata poiché il sodio è contenuto in ogni alimento ad esclusione della frutta. Pensate a quanto si superi enormemente il fabbisogno giornaliero quando viene aggiunto quel pizzico di sale e facendo uso di cibi industriali: basta tenere a mente che in 1 grammo dello stesso vi sono circa 400 mg di sodio, ovvero la quantità necessaria per un’intera giornata.
IL SALE INGRASSA
La liposintesi, che in sostanza è il processo attraverso il quale si crea adipe nel corpo, è innescata dalla secrezione di insulina prodotta nel pancreas a seguito di una maggiore presenza di glucosio nel sangue (superiore ai 120 milligrammi ogni 100 millilitri di sangue); bastano soli 5 grammi di glucosio per iniziarne il processo. Vi starete probabilmente chiedendo che c’entra il sale in tutto ciò e questo perché forse non sapete che il glucosio, per essere assorbito ed entrare in circolazione nel sangue, deve essere veicolato da un trasportatore proteico: il cloruro di sodio, ovvero il sale che si usa in cucina. Maggiore è la concentrazione di sodio e più facilitato sarà l’ingresso del glucosio nelle cellule. Il cloruro di sodio gioca un ruolo fondamentale in questo processo perché ne occorrono due ioni per poter veicolare una molecola di glucosio, pertanto per far iniziare il tutto bisogna attendere il suo ingresso nell’intestino: più s’attarda ad arrivare, minore sarà la velocità di assorbimento del glucosio. Viceversa, la velocità di assimilazione del glucosio sarà maggiore in proporzione alla disponibilità del sodio e pertanto verrà facilitato il processo di liposintesi.
Donne, se volete cominciare ad eliminare la cellulite, che altro non è che un accumulo di grasso e non di liquidi stagnanti, partite col non usare più il sale da cucina nemmeno nell’acqua della pasta! Oltre a guadagnarci in salute, inizierete a riscoprire i sapori autentici dei cibi e a goderveli appieno.
IL CLICHÉ
“Mangiare senza sale significa mangiare insipido”.
Certo, all’inizio vi sembrerà così semplicemente perché le vostre papille gustative si sono ormai adattate al gusto alterato dei cibi causato dalla quantità di quel conservante che aggiungete. Non è un esaltatore di sapidità bensì un vero e proprio modificatore. Provate ad usare le spezie combinandole tra di loro e ad usufruire del salutare olio extra vergine d’oliva delle nostre terre; provateci per almeno un mese, tempo che il vostro corpo si disintossichi dall’assuefazione di sale (sì, agisce come una droga: pensate che l’italiano medio fatica di più ad eliminare il salato rispetto al dolce) e poi mi saprete dire.
I DANNI
Come avrete capito il sale incide quindi sull’obesità, nonché costituisce un maggiore pericolo per ictus e malattie cardiache a causa dell’aumento della pressione arteriosa.
Uno degli ultimi studi sul sale pubblicati su Nature Neuroscience ha addirittura evidenziato come l’eccesso di fabbisogno di sodio incida negativamente sull’attività cerebrale a causa di una risposta immunitaria scatenata nell’intestino che va poi a ridurre il flusso sanguigno nella corteccia e nell’ippocampo. Per esperienza diretta posso affermare che vi sorprenderete della maggiore concentrazione con la quale riuscirete a lavorare e a svolgere le vostre attività quotidiane eliminando il sale aggiunto dalla vostra dieta.
Vi sono altri studi in corso, questa volta incentrati sulla correlazione sale-cancro, che ritengono il sale aggiunto, con molte probabilità, uno dei maggiori responsabili per la prolificazione delle cellule cancerose. Speriamo la comunità scientifica giunga a breve ad un risultato decisivo.
Attendendo i vostri riscontri (provare per credere!) vi svelo un indizio per il terzo articolo di questa rubrica: conoscete il secondo killer da tavola più pericoloso per la nostra salute?
Vi aspetto sempre più numerosi!
Love
FONTI:
- SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana) - Tabelle LARN
- "La rivoluzione dimagrante" di A. Lemme - MONDADORI
- Nature Neuroscience
- "Introduzione alla biochimica di Lehninger" di David L. Nelson e Michael N. Cox - ZANICHELLI