PREMESSA
Mi scuso in anticipo se questo articolo turberà in qualche modo l’animo altrui e se verrà ritenuto ''fuori luogo'' vista la festa di ieri, ma se c’è una cosa che va contro i miei valori è proprio quella di agire in base alle circostanze e non al proprio essere. Preciso che il mio scritto è una generalizzazione in quanto sarebbe stato improbabile analizzare caso per caso su scala mondiale e non è un attacco al mondo femminile bensì uno spunto, seppur per molti aspetti anticonvenzionale, per eventuali riflessioni in merito.
Trovo alquanto incoerente elogiare la donna alla massima potenza in occasione dell’8 marzo. Tutto l’universo si tinge di rosa e alle donne vengono riconosciuti rispetto e devozione, forza e assoluta parità di diritti. Guai a parlare di sesso debole o di inferiorità. In virtù di ciò, vi domando – e io me lo sono chiesta più volte negli anni – per quale ragione la donna abbia allora bisogno di una celebrazione per ricordare a tutti quanto vale. Certo, si tratta di una commemorazione basata su fatti storici per mettere in luce le conquiste politiche, sociali ed economiche dell’universo femminile... a fior di logica, perché non esiste un anniversario che esalti gli straordinari risultati ottenuti anche dall’uomo? Attualmente non c'è. Se state pensando alla celebrazione del 1° maggio (festa dei lavoratori) la contraddizione che si evidenzia con l’8 marzo è ancor più lampante. Quella giornata è dedicata a tutte le persone lavoratrici, uomini e donne. A differenza della donna, l’uomo non ha bisogno di un ulteriore incentivo per ricordarsi quanto abbia lottato nei secoli per il raggiungimento dei suoi risultati. Rifletteteci: non ne ha bisogno. Questo cosa significa? Semplicemente che non ha mai avuto la necessità di esibire la sua presunta superiorità perché, in quegli ambiti specifici, già era evidente e lo dimostrava attraverso i fatti. In linea di massima, chi ostenta qualcosa sta celando un’insicurezza, altrimenti non sentirebbe la necessità di marcarla: non ne avrebbe alcun bisogno, per l’appunto. E l’uomo che fa in tutto ciò? Dedica un’intera giornata all’universo femminile, convinto di dargli valore aggiunto, anziché riflettere sull’ipocrisia che si nasconde sotto: in questo modo, dal mio punto di vista, va a sottolinearne maggiormente la discrepanza. Se vi fosse la tanto decantata parità dei diritti, o ci sarebbero due feste, una per l’uomo e l’altra per la donna, oppure nessuna delle due.
Rimanendo in tema di parità ecco che mi sorge un altro interrogativo: come si fanno a paragonare due mondi completamente diversi decretandone addirittura una supremazia? Con questo mi riferisco alla sopravvalutazione dell’essere femminile. La verità è che sia l’uomo sia la donna hanno contribuito in maniera differente all’evoluzione. I più grandi geni della storia riportano nomi maschili e se non fosse per l’utero materno la nostra specie si sarebbe già estinta. Per quanto vogliamo negarlo, siamo diversi. Abbiamo attitudini diverse. Abbiamo, quindi, scopi diversi. Per funzionare felicemente insieme e in maniera costruttiva dovremmo semplicemente renderci conto che l’altro sesso può riuscire meglio in determinati ambiti e, pertanto, non ostinarci a tentare di sovrastarlo. Cerco di spiegarmi meglio attraverso un’ottica aziendale. Il vero leader è colui che riesce a delegare varie mansioni a chi sa svolgerle meglio di lui: il suo obiettivo è quindi la crescita dell’impresa, non il salvaguardare una sorta di stupido orgoglio. Donne e uomini dovrebbero essere entrambi dei leader, interagendo sinergicamente tra di loro e lasciando spazio l'uno all’altro nel momento opportuno. Questo non significa che la donna non potrà essere una grande manager e l’uomo un ottimo educatore per i propri figli ma la cosa certa è che fisiologicamente ed istintivamente hanno predisposizioni differenti, pertanto gli ambiti nei quali si svilupperà una sorta di riuscita, quella più naturale e spontanea possibile, tenderanno più o meno verso la direzione opposta. Personalmente credo che non si debba lottare contro la propria natura, bensì accettarla e impegnarsi a migliorarla.
Che siamo differenti, e quindi imparagonabili per definizione, già lo dice chiaramente la scienza. E non sto parlando dell’organo sessuale che ci differenzia in maniera lampante, mi riferisco al cervello. Come ha egregiamente spiegato nel suo ultimo post, la donna agisce in maniera più emotiva rispetto all’uomo proprio per varie diversità a livello cerebrale. Personalmente ritengo l’emotività una grande procuratrice di danni. Per emotività intendo l’agire inconsapevole in preda alle emozioni e queste, si sa, sono perennemente altalenanti… un po’ come la volatilità delle criptovalute. I sentimenti sono ben altro: si solidificano col tempo e non svaniscono nel giro di poco. Ma torniamo alle emozioni: prendere delle decisioni a seguito di un momento di euforia o in preda ad uno stato di paura produce delle conseguenze che vengono additate al fato. In caso di risultato positivo ecco che si parla di fortuna, nel caso contrario di sfiga. Secondo voi, con le piene facoltà che abbiamo, con tutti gli studi evolutivi alle spalle, con tutta la fatica costata al caro Homo Sapiens, possiamo delegare la nostra vita al destino? Io, sinceramente, vorrei costruirmelo. Certo, avrò la genetica che mi darà qualche suggerimento, ma è pur vero i risultati sono il seguito dei fatti e i fatti sono la conseguenza dei pensieri. Il pensiero plasma il mondo, le paranoie (tipiche della donna) lo incasinano e lo rendono più complicato di quello che è. Per l’appunto, quanti diverbi nascono a causa dei viaggi mentali femminili? La donna ipotizza, non prende la realtà per quella che è perché il suo essere emotivo le offusca la visuale. Vivendo in preda alle sensazioni approda nel suo mondo mistico confondendolo con quello reale.
Quindi, vivendo sul Pianeta Terra, mi domando perché mai un uomo dovrebbe tentare di comprendere il cervello di una donna. Impossibile. Come si può comprendere qualcosa di surreale, qualcosa che è nato solo nella testa altrui e quindi non palesato in maniera chiara e trasparente? Sarebbe come tentare di dipingere su una tela l’opera che ha in mente un pittore. La cosa ridicola è che la donna chiede sincerità e quando poi le viene detta… si salvi chi può. La prende sul personale e non ha la visione oggettiva dell’uomo. Gestisce l’episodio come un attacco al suo essere e non come una constatazione di quel fatto specifico. Ecco da dove nascono le bugie delle donne. Per paura di cosa possa pensare l’altro cervello convincendosi che ''ragioni'' in maniera fantasiosa come il suo. L’uomo è schietto, pane al pane e vino al vino. Semplice, efficace, senza tanti fronzoli, senza perdere tempo. Ecco il motivo per il quale dico che, in questo caso, è la donna che potrebbe tentare di comprendere il cervello maschile. Per non perdere il suo tempo prezioso e prendere le cose per quelle che sono senza arzigogolarci sopra… perché, si sa, il più delle volte ''ci si fascia la gamba prima di rompersela'' creando inutili ansie e sofferenze.
La donna non è da venerare in questa giornata, non sarebbe neanche lontanamente credibile. La donna non è simbolo di perfezione… come non lo è tanto meno l’uomo. Due esseri perfetti nelle loro imperfezioni.