Una delle cose che amo di più è fare legna. Giovedì scorso siamo andati nel bosco con e oggi vi racconterò come è andata attraverso le foto che ho scattato.
Mi piace molto fare legna - dicevo - in altre parole tagliare, raccogliere e preparare la legna da ardere per tanti motivi: amo stare nel bosco, mi piace tenerlo in ordine portando via la legna secca e preferisco cucinare e scaldare la mia casa con la stufa (stufa alla quale dedicai un post tanto tempo fa) piuttosto che con il gas metano.
Ho il grande privilegio di essere proprietario di un pezzo di bosco. Chissà che oggi sembri appunto chissà quale appannaggio; un tempo, invece, ogni famiglia era proprietaria di almeno un pezzettino di bosco, essenziale per la soppravvivenza (soprattutto qui in provincia di Cuneo dove gli inverni non sono famosi per essere miti). Ho scoperto così con stupore che la casetta, che mia nonna lasciò a mia madre e mia madre lasciò a me, portava sull'atto di proprietà anche una parte di bosco che dista 1-2 km dall'abitazione.
Come potete immaginare, dopo almeno 30 anni d'abbandono, il bosco si trovava in uno stato, appunto, pertinente (vedi foto sopra). Molti tronchi, seccati, erano caduti a terra. "Meglio" mi sono detto "così risparmio la fatica di tagliare". Ho individuato allora la legna caduta, l'ho tagliata in lunghezze di circa un metro e ho iniziato ad accatastarli. Insieme a me, c'era la mia fedela motosega Makita, che è stato peraltro uno dei miei acquisti più importanti pagati con Bitcoin (adesso che ci penso, se avessi ancora oggi i satoshi usati per comprarla l'anno scorso, oggi potrei comprare tre motoseghe - ma vabbè, si sa come vanno queste cose con le criptovalute - e soprattutto, a me ne serve una, mica tre!). E naturalmente con me c'era la mia ancora più fedele insieme alla sua tecnologica amaca da viaggio. Eccola qui sotto che lavora duramente per garantire un inverno caldo alla sua famiglia. :)
Ovviamente, quello è un compito mio e sono ben contento di svolgerlo dentro un bosco. Come dicevo, ho trovato la maggior parte della legna già a terra, ovvero alberi vecchi che sono seccati e poi sono caduti. Ho però deciso di tagliare anche un albero che avesse un diametro un po' più grande. Si tratta di un castagno, anche esso già secco (e quindi già pronto per essere bruciato questo inverno) e che resisteva in piedi. Senza pretesa di farne un tutorial (tanto più che si tratta di una procedura con un certo grado di pericolisità) vi racconto per curiosità come si abbatte un albero.
Ho imparato l'anno scorso che esiste una geometria molto precisa che permette di tagliare un tronco e di farlo cadere con un buon grado di precisione dove vuoi tu.
Si inizia con un intaglio che abbia una direzione perpendicolare rispetto al punto di caduta prescelto: in altre parole, la sega deve essere a novanta gradi rispetto allo spazio libero per lo schianto. Si inizia con un taglio dall'alto in basso con un inclinazione di 60 gradi che deve arrivare non alla metà del tronco ma solo a circa un terzo dello stesso. Tagliando orizzontalmente il tronco si porta via un intaglio che ha la forma, approssimativamente, di una fetta di anguria. A questo punto si effettua dall'altro lato del tronco un altro taglio orizzontale: questo deve essere ad un altezza di qualche centimentro superiore rispetto al precedente taglio orizzontale e deve essere profondo tanto da lasciare qualche centrimetro di tronco intatto: quello sarà il perno di rottura. Forse è più facile capire guardando la foto successiva.
Nell'arco di due ore sono riuscito ad accatastare un buona quantità di legna. Ad occhio e croce, il necessario per alimentare la stufa per tre settimane.
Nel GIF seguente, la catasta prima e dopo.
Vi lascio con due incontri fatti nel bosco.
Il primo è questa radice dalla forma molto...curiosa. A cosa assomiglia? A me ricorda un elefante con un sigaro in bocca.
Il secondo incontro è avvenuto con un altrettanto curioso cerbiatto che, un bel po' di tempo dopo aver spento la motosega, è venuto a salutarci. Strizzando bene gli occhi si può vedere nel video seguente a partire dal secondo 11.