Negli ultimi giorni ho passato più tempo del solito nell'orto per fare una serie di lavori di fine estate, complici anche le previsioni meteo che danno pioggia per i prossimi tre giorni. Togliere tutte le patate dall'orto è un obbligo in questi casi perché le patate, quando sono pronte, non sopportano bene l'umidità e possono sviluppare muffe, fino a marcire.
Ne ho raccolte qualche dozzina di kili e con mia moglie le abbiamo smistate in diverse categorie: quelle grande, quelle medie, quelle da mangiare subito perché si conservano di meno - vuoi perché scalfite dalla zappa o perché "azzannate" da qualche insetto.
Ecco, nella foto sopra, il raccolto di ieri mattina a cui ha fatto seguito un simile raccolto nel pomeriggio.
Scampate dai cinghiali, dagli insetti golosi come la dorifera, ora dobbiamo escogitare un modo perché non ce le mangino i topi in cantina. Se tutto va bene, dovremmo avere patate per qualche mese.
Tra i pochi alberi che hanno prodotto bene quest'anno, i noci sono carichi di frutti. Nocciole, castagne, mele e pesche: tutti si lamentano della produzione deludente di questi alberi che hanno sofferto la scarsità d'acqua. I noci invece sono stati una bella eccezione e ora si tratta di ripulire il terreno sottostante per poter raccogliere agevolmente i frutti quando cadranno secchi.
Armato di falce, ho tagliato un bel po' d'erba e con un forcone l'ho raccolta nella compostiera. Tut u ven a taj dicono in piemontese: tutto serve. Anche quelle che chiamiamo erbacce diventeranno compost da usare il prossimo anno.
Se raccoglieremo una buona quantità di noci, vogliamo sperimentare qualche nuova ricetta, come torte e pane con le noci (ne conoscete altre?).
Lo zafferano è stata la vera new entry di quest'anno. Se ci ripenso è passato quasi un anno da quando, lo scorso novembre, ho conosciuto Serafina, una signora che da sette anni si è appassionata a questa coltivazione arrivando a prendersi cura di migliaia di bulbi. Qualche mese fa le ho dato una mano per togliere erba da un'aiuola e, in cambio, mi ha regalato un po' di bulbi. Altri li ho comprati.
Sono molto emozionato per questa coltivazione, un po' perché non voglio perdere i soldi che ho investito, un po' perché potrebbe trasformarsi in una interessante fonte di reddito. Lo zafferano, come molti sanno, è carissimo: da quel che so, nella mia zona si vende intorno ai 20 euro al grammo (per curiosità, oggi l'oro si vende a 35 euro al grammo).
Dopo aver preparato in primavera (sarebbe stato meglio prima dell'inverno) un terreno ben concimato, l'altro ieri ho messo a dimora i bulbi a distanza di circa 10 cm l'uno dall'altro e ad una profondità di 6-8 cm. Si bagna bene il terreno prima di deporli e poi si copre con la terra.
Verso ottobre si raccolgono i fiori e, una volta aperti, si lasciano seccare gli stimmi. Et voilà, sono pronti per preparare il risotto.
Ieri, leggendo gli articoli in italiano, in particolare quello di , riflettevo sulla fine dell'estate e su che cosa significhi per chi abita e lavora in campagna. Qui non torneremo a casa dal mare e neppure ricomincieremo una routine consolidata in ufficio. Non lasciamo la tranquillità per il caos cittadino e la nostra vita non cambierà più di tanto tra agosto e settembre. Eppure, anche per noi questo passaggio non è scevro da un misto di emozioni e di malinconia. Viene da pensare a tutto il tempo passato con le piante nell'orto, a tutto il lavoro, a tutte le speranze che tutti questi sforzi dessero buoni frutti. E ora, che quei frutti li abbiamo raccolti, ci troviamo quasi svuotati da un'incombenza alla quale ci eravamo dedicati tanto. Un po' come dover smettere di prendersi cura di un figlio. Il pensiero va già al prossimo anno, come fare meglio e con meno sforzi, come migliorare la produzione. E si scopre che tutte le speranze - alcune realizzate, altre no - che pure ci hanno guidato tanti mesi, ora possono riposare. O meglio, possiamo riposare noi in questa sensazione di cambiamento, di fine di un ciclo, in queste emozioni a metà tra melanconia e meraviglia, grati per la stagione che è stata.