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Oggi vorrei parlare di questa frase che si sente spesso, sia dai nostri politici, sia nei social, sia per strada o parlando con gli amici.
Sono ben conscio che è un argomento scottante e probabilmente molto impopolare da trattare ma non mi importa, vorrei portare a far riflettere chiunque abbia pensato almeno una volta questa frase.
Fingiamo per un attimo di trasferirci in una dimensione parallela dove nella nostra italia ci sono 120 individui di cui 20 stranieri 10 stranieri ma con cittadinanza italiana e 90 italiani da genitori italiani con nonni italiani.
Ogni individuo si aspetta di consumare 1 unità di beni generici per ritenersi soddisfatto e il nostro bello stato funzionante riesce a garantire introiti per ben 150 unità quindi tutti i cittadini stranieri e non si sentono soddisfatti e nessuno protesta, anzi lode al governo di aver fatto avanzare dei beni che possono essere reinvestiti per migliorare servizi, istruzione, sanità, infrastrutture e quant'altro.
Mettiamo adesso che l'anno dopo a causa di una crisi economica non dovuta direttamente dalla nostra Italia parallela, fingiamo per un attimo che dipenda da una nazione sempre di questo mondo parallelo che si chiama USA scaturita da dei "titoli" definiti "sub-prime" che fanno collassare delle grosse banche di USA ed essendo in un mondo globalizzato dove ognuno di questi stati paralleli ha interessi negli altri stati tutti ne risentano.
Chiudiamo quindi il bilancio di quest'anno e le risorse iniziano a calare ottenendo comunque un risultato di 100, ma lo stato per garantire il benessere di tutti si indebita per 20 unità in modo che tutti, italiani e non siano soddisfatti
Secondo anno, la crisi dilaga in ogni settore, la nostra Italia parallela inizia a sentire la crisi e i nostri governanti iniziano ad applicare il pensiero "prima gli italiani" e poi tutti gli altri, arrivati a fine anno le risorse disponibili sono 90 e considerando le 20 di indebitamento lo stato per garantire almeno le 100 unità previste decide di iniziare a tagliare i servizi riuscendo così a mantenere l'indebitamento attuale ma recuperando le 10 unità necessarie a far "star bene" almeno "gli italiani".
Terzo anno, la crisi non si attenua e lo stato non può nè indebitarsi ancora (nessuno presterebbe unità a chi non ha restituito nemmeno quelle prima e oltretutto la situazione sta peggiorando) e non può tagliare ancora servizi quindi l'unica decisione del governo di "Prima gli italiani" è decidere come destinare le risorse rimaste e decide di tagliare fuori dalla distribuzione delle unità chi non ha i genitori italiani soddisfacendo così solo 90 individui e nemmeno interamente lasciandoli insoddisfatti.
Ora la riflessione è questa, se la crisi non dovesse finire, chi saranno i prossimi ad essere tagliati fuori dalla distribuzione delle risorse? gli italiani del nord? gli italiani del sud? gli italiani biondi con gli occhi azzurri? sappiamo tutti chi è stato l'ultimo in Germania a proporre una divisione del genere chi è stato.
Quindi io vi invito a riflettere, al di là di ogni appartenenza politica, al di là di ogni idea sull'accoglienza o no di chi viene dall'estero, vale davvero creare il precedente (che poi la storia insegna....) del "prima" uno e "dopo" gli altri? potete essere certi di essere sempre quelli che siete tra i "primi" o al diminuire delle risorse potreste essere quelli di "dopo"? che a voler dividere si trova sempre il modo (pensate chi nella mia generazione giocava al gioco "Indovina Chi" quante divisioni e categorie si potevano fare).
Vorrei terminare questa riflessione dicendo che forse il punto del problema non è stabilire quali risorse devono andare prima o dopo a chi, ma trovare il modo di produrne di più risorse per tutti in modo che tutti siano soddisfatti indipendentemente dal colore della pelle, religione, nazionalità, reddito, capelli biondi, del nord e del sud, quindi auguriamoci che ci governerà domani e dopodomani sia più concentrato a aumentare il lavoro e il benessere piuttosto che al razionamento