Oggi ho letto un articolo interessante, un misto tra ironia e realtà sul costo sempre crescente delle apparecchiature per mining di cryptovaluta, che toglierebbero risorse ad altri settori con scopi apparentemente "più nobili".
L'articolo in questione è stato tratto dal sito della BBC, anche se io ne ho letto prima una versione tradotta in italiano qui, da cui sono poi risalito all'originale.
Il tema
Ma cosa c'azzeccano gli alieni e i bitcoin? Forse che quando chiediamo alla maggior parte delle persone che ci circondano se sanno cos'è un bitcoin ci guardano come fossimo alieni? Niente di tutto ciò: la tematica si riallaccia in parte al problema ambientale, in parte all'eccesso di risorse utilizzate per la produzione di cryptocurrency, il cosiddetto mining.
E' già risaputo che ci sia un certo astio tra la comunità dei miners e quella dei gamers dovuta alla necessità di approvigionarsi di GPU, che vengono usati dai primi per elaborare la grande mole di dati necessaria a confermare le transazioni della blockchain ed a permettere il funzionamento delle cryptomonete, dai secondi invece per aumentare le prestazioni dei loro dispositivi per un'esperienza di gioco sempre più fluida e realistica. A questi, si aggiunge adesso una terza categoria di concorrenti: quella degli scienziati a caccia di segnali provenienti da mondi extraterrestri.
Le introvabili GPU
Gli scienziati del SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence) vorrebbero aumentare le loro infrastrutture per la rilevazione di onde radio provenienti dallo spazio potenziando la capacità di analisi dei dati intercettati nel cosmo dagli osservatori di Green Bank in West Virginia e Parkes in Australia, ma da un paio di mesi a questa parte (come dichiarato da Dan Werthimer, a capo di diversi progetti del SETI) risulta molto complicato approvvigionarsi di GPU, che permetterebbero un potenziamento ed una velocizzazione dell'elaborazione dei dati che si accumulano quotidianamente.
Una mole di dati molto elevata, basti pensare che alcuni dei telescopi utilizzati sono collegati a circa 100 GPU.
Di questo fenomeno ne sono a conoscenza i produttori, come Nvidia che ha provato ad influenzare i fornitori chiedendo di vendere solo un piccolo quantitativo a persona, ma che nel frattempo sta lavorando duro per cercare di soddisfare la domanda del mercato, cosa decisamente non facile in questo momento.
Altri progetti scientifici sembrano risentirne, come spiegato da Aaron Parsons, a capo di un progetto chiamato HERA (Hydrogen Epoch of Reionisation Array), la necessità di potenziare le proprie attrezzature si è scontrata con l'aumento del prezzo delle GPU di almeno il 100% in soli tre mesi, provocando un esborso non preventivato in fase di budgeting di circa 32.000$.
Cosa si può fare?
Il boom delle cryptocurrencies registratosi nel 2017 ha messo ko il mercato delle GPU, inflazionandone il prezzo neanche fossero le stesse schede video delle crypto. In questo momento storico, il mining di Bitcoin si è spostato sulle cosiddette ASIC, dei circuiti specifici per il mining; le GPU sono usate principalmente per il mining di Ethereum, Monero e diverse altre crypto, sia di prima fascia sia inferiori.
L'unica cosa certa è che la tecnologia è in continuo sviluppo, anche 6 mesi o 1 anno in questo settore sono un'eternità, per cui non si può sapere quali saranno gli sviluppi futuri, ma di certo la guerra ad accaparrarsi più GPU possibili è in pieno svolgimento.