La stabilità dei legami
Molte volte si confonde il legame legittimo tra madre e figlio con l’egoismo di un legame unico che allontana il padre e rende debole emotivamente il neonato.
È facile che tutto questo parlare del legame tra madre e figlio, così essenziale ad entrambi, appaia limitativo a chi, da prospettive diverse, giudichi assurda ed esclusiva una tale dedizione al neonato.
A mio avviso essa è inevitabile se si vuole aiutare il bambino a vivere bene, e in fondo bastano pochi mesi! Il guaio non sta certo nell'intensità del legame, quanto nella solitudine in cui è relegata la donna.
Il sostegno di altri adulti che la capiscano, che la incoraggino, parlino con lei e partecipino delle tue esperienze ti sarà indispensabile. Questo ti tranquillizzerà e ti consentirà di sentire fino a che punto hai bisogno del tuo bambino, così come il tuo piccolo di te. Se di questo non ci si rende conto, spesso è perché siamo troppo sofisticati o intellettualizzati per accettare gli aspetti regressivi e sensuali di un tale rapporto che via via si allenta e si modifica. Non v'è dubbio, comunque, che anche altre persone possano occuparsi positivamente del bambino per lavarlo, per consolarne i pianti, per nutrirlo. E però necessario che ciò non diventi un confuso carosello di personaggi discordanti fra loro nell'atteggiamento e nella gestualità.
Il bambino ha bisogno soprattutto di ritrovare impressioni, sensazioni: tutto ciò che è ritmico, graduale, offerto con cautela e rispetto non può che aiutarlo a vivere ampliando le sue esperienze e le sue capacità di adattamento, pur senza terremotare i suoi costanti, indispensabili punti di riferimento quotidiani.
Oggi sono molte le madri che come me, preferiscono occuparsi in prima persona del loro bambino. La nostra disponibilità deve restare comunque vigile e critica. Infatti, se da un lato il “dialogo corporeo” è fondamentale, dall'altro rischia di diventare frustrante se a lungo andare si trasforma in rapporto esclusivo. In alcuni casi lo psichismo della madre invade quello del bambino, si sostituisce ad esso. Anziché essere un rapporto aperto, via d'accesso a tutti gli altri, rischia di diventare un cerchio chiuso.
E allora, quale soluzione?
Il fatto è che se comunque il bambino ha bisogno agli inizi di una figura stabile di riferimento, chiunque essa sia, ma occorre che ben presto si affianchino ad essa, in maniera graduale, altre figure egualmente stabili e comunque in numero limitato.
Sotto questo aspetto l'esperienza del 'nido', purché ben condotta, può essere positiva.
Tuttavia la presenza paterna resta essenziale. Non dimentichiamo che la nascita d'un bambino implica l'installarsi di una relazione triangolare (madre-padre-figlio).
La nascita d'un bambino può giocare nell'uomo il ruolo d'una crisi, d'un episodio che favorisce profondi sconvolgimenti affettivi, forse un risveglio di ciò che appare come la componente femminile dell'uomo, da sempre negata. Solo se lasceremo anche agli uomini toccare, lavare, cambiare un neonato forse avremmo un'altra società, migliore.
Naturalmente senza arrivare a eccessi assurdi che nulla hanno a che fare con i bisogni infantili. Un'amica mi raccontava di recente di una coppia che aveva rinunziato all' allattamento al seno perché il padre potesse nutrire alla pari il bambino!
Forse capire che anche il nostro partner necessita di interagire ad un livello più profondo con il neonato, anche se lui lo nega o noi lo neghiamo, porterà grossi benefici al bambino.
Grazie per la lettura!