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Berlusconi era al corrente dei legami di Dell’Utri con la mafia volti a rinforzare le strategie di Totò Riina.
La Trattativa tra mafia e Stato è stata la causa che ha portato alla morte Paolo Borsellino il quale era contrario al dialogo aperto da rappresentanti delle Istituzioni con Riina.
L’anno seguente all’omicidio del giudice Borsellino, Marcello Dell’Utri era intenzionato a rinforzare la strategia di Cosa nostra e l’ex senatore era un intermediario di Silvio Berlusconi che era da poco entrato in politica.
Il cavaliere era informato dei legami esistenti del suo braccio destro con Riina.
Nel giorno in cui si ricorda il ventiseiesimo anniversario dell’ assassinio di Paolo Borsellino, la corte d’Assise di Palermo, nelle motivazioni della sentenza sulla Trattativa tra stato e mafia, ricostruisce la storia di quella che è stata definita la fine della Prima Repubblica.
Nella sentenza si ridefinisce anche la nascita della Seconda e giunge proprio ora, dopo le ultime elezioni elettorali che secondo molti analisti avrebbe visto la nascita della Terza Repubblica.
Più di cinquemila pagine che raccontano come lo Stato e Cosa nostra arrivarono alla Trattativa.
Ci fu un momento di grande debolezza delle istituzioni, cominciato con le stragi del 1992 e proseguito poi da quelle del 1993, durante le quali lo Stato si dimostrò incapace di reagire a quell’ ondata di violenza senza precedenti nella storia moderna dell’Italia.
La morte del giudice Borsellino fu accelerata dalla trattativa, in quanto il comandante di Cosa nostra temeva l’opposizione del giudice alla trattativa.
La moglie dell’ ex giudice avrebbe dichiarato che, prima della morte, il marito le aveva accennato al fatto di trattative fra esponenti deviati dello stato con mafiosi.
Per i giudici Berlusconi era consapevole dei rapporti tra Dell’Utri e Cosa nostra.
Anche se manca la prova delle minacce mafiose pervenute a Berlusconi per tramite di Dell’Utri sussistono ragioni logico-fattuali che portano i giudici a non avere dubbi.
Berlusconi era informato sugli sviluppi dei rapporti Dell’Utri-Cosa nostra.
La corte di Cassazione aveva già appurato che, l’ex senatore era il tramite tra l’imprenditore di Arcore e le cosche mafiose alle quale arrivavano ingenti somme di denaro.
I giudici affermano che questi pagamenti proseguirono fino a dicembre del 1994, quando il boss Di Natale ricevette la somma di 250 milioni.
Dell’Utri informava Berlusconi delle sue relazioni con le cosche anche dopo l’avvio del governo da lui presieduto, perché solo Berlusconi, da premier, avrebbe potuto attuare una proposta legislativa per tranquillizzare Dell’Utri i suoi interlocutori.
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