...Le pietre ti insegneranno ciò che non si può imparare dai maestri.
Questo aforismo sembra che sia da attribuire a San Bernardo di Chieravalle. Il teologo francesce nel cui pensiero si legge anche che l'uomo nulla può, da solo, contro il peccato.
Da parte mia, in merito alle pietre, aggiungo che non so se ho la sensibilità necessaria per fare miei i loro segreti.
In una giornata trascorsa fra i crepuscoli della Val D'orcia, ho provato a mettermi in ascolto, per vedere se ne veniva fuori un qualche cosa. Ho fatto un paio di foto, poi mi sono seduto e ho messo giù una parte di questo registro che era già nella mia testa.
Ti trovi, per un attimo, senza esserne preparato, in una storia diversa.
Leggi che da qui, da questi angoli di strada, c'è passata Caterina di Siena, sembra per ritirarsi in momenti di preghiera, o forse no.
Ma non è tanto questo che raccoglie qualche cosa dentro di te.
Ma anche questo sposta giusto qualche riga.
Rammento che un mio vecchio professore di matematica, mentre camminavamo nel bel mezzo del foro romano, durante una gita, ci disse: "cosa stiamo a perder tempo fra questi sassi".
Lo ricordo ora, perché forse capisco che non indovinerò quanto nascondono. Ne qui, ne altrove.
Se non il riverbero di un mio sogno crepuscolare.
Quello che invece mi ha attraversato come un soffio sulla fronte sono stati i colombacci. Che con il loro piumaggio grigio azzurro, si appoggiano sul muretto di cinta della vasca, quasi a sfiorare l'acqua, rimanendo come in uno stato di torpore, nei fumi sulfurei. Forse è questo che apre la mia immaginazione e comprendo perché queste antiche forme termali, usate dagli etruschi e poi dai romani, fossero dedicate alle ninfe. Di cui permane una piccola testimonianza, posta sotto al portico della chiesa di Santa Caterina.