Alcuni anni fa, per studiare alcune tecniche pittoriche da autodidatta, avevo dedicato un taccuino a degli studi sul pittore viennese Egon Schiele, vissuto tra la fine dell’ottocento e i primi anni del novecento. Morto a soli 28 anni, l’artista ha lasciato più di trecentoquaranta dipinti e oltre duemilaottocento fra acquarelli e disegni. Tutti caratterizzati da nudità dinoccolate, introspettive, cariche di riflessi psicologici e indiscriminatamente sensuali.
Brevi cenni storici:
Sotto la curatela del ricco padrino, il giovanissimo Schiele non aveva accettato di lasciare il campo artistico, sviluppato già in tenera età, e aveva rifiutato categoricamente la carriera nelle ferrovie.
In un primo momento aveva portato avanti i suoi studi presso l’Accademia di Belle Arti di Vienna. Poi ritenendo la proposta formativa offerta dall'accademica, troppo vincolata ai canoni classici se ne separerà.
Approfitterà della protezione offertagli da Gustav Climt e dei mecenati suoi amici. Poi 1909 si emanciperà definitivamente dal padrino ma anche dallo stesso Climt, iniziando a percorrere una sua autonoma modalità espressiva.
I suoi incontri con gli esponenti dell’Espressionismo viennese come Alfred Kubin e come Oskar Kokoscka faranno il resto.
Schiele diventerà uno dei principali esponenti della corrente Espressionista Viennese.
Il periodo artistico e storico, che precede di poco la prima guerra mondiale, è carico di una tensione e di un’angoscia di vivere che sono del tutto caratterizzanti. Le opere mi interessavano come contrapposizione ad un personaggio che avevo creato e che stavo cercando di sviluppare.
Tutti i disegni sono stati realizzati da me, e tratti dagli originali di Schiele.