Stavo pensando ultimamente ad un ulteriore modo per contribuire al bene della piattaforma.
Ieri sera ascoltavo l’ultimo video di , dove accennava al token burn.
Bruciare STEEM è qualcosa che col tempo porta enormi benefici alla piattaforma e ai suoi stakeholders, 3Speak già lo fa, assieme ad altre Dapps.
L’inflazione di STEEM si riduce nel tempo e se oggi può sembrare alta, in realtà risulta un token estremamente scarso se rapportato al reale consumo che si vuole ottenere a lungo termine per l’ecosistema.
Poniamo caso che tra 20 anni gli account iscritti su Steem ammontano a 1 miliardo e mezzo di persone, la reward pool rimane di 7 milioni di tokens l’anno, da condividere fra Dapps e business, oltre che fra utenti come avviene oggi.
Messa in prospettiva, STEEM risulta estremamente scarso.
Ora, con SMT si intende aggiungere numerevoli features per il token burn come già fa Steem Engine con Nitrous ad esempio, che rimuove parte dell’inflazione che già di per se si sta riducendo.
La testnet per il protocollo dovrebbe partire a breve, su Github ci sono ormai ancora pochi issues da smussare.
Il prodotto finito dovrebbe arrivare su Mainnet verso Marzo/Aprile 2020 e onestamente una fase di test così lunga per un codice così complesso ci sta.
Da utente relativamente esperto, con il recente aggiormento del condenser di Steemit, ho deciso di devolvere il 10% dei rewards ai miei post scritti su Steemit.com a , account sulla blockchain dedicato esclusivamente al burn dei token.
Ho pensato, siccome ultimamente scrivo spesso su Esteem con benficiaries per lo sviluppo della Dapp, a questo punto quando scrivo su Steemit, che di beneficiaries non ne ha, tanto vale bruciare tokens per il beneficio collettivo.
A questo punto di mercato e dello sviluppo del mio account, non è sicuramente con i rewards che andrò lontano tanto vale quindi rimuovere permanentemente una parte dell’inflazione per il bene comune.
Con l’EIP anche buona parte dei nuovi tokens vanno già nelle mani degli stakeholder sottoforma di SP quindi subito bloccati e rimossi dalla supply.
Con una media di rewards di circa 20 STEEM a post, il 10% sarebbero 2 STEEM bruciati e rimossi per sempre, il che apparentemente non è nulla ma se combinato ad altri account che volontariamente decidono di bruciare, beh fa una bella differenza.
Differenza per tutti gli stakeholders.
Il Proof of Stake è un meccanismo di consenso interessante, in quanto forza gli individui coinvolti a collaborare in maniera profittevole e non solo per guadagno personale come può avvenire in ecosistemi Proof of Work dove l’inflazione va tutta ad un solo organismo, i miner.
Da detentori di stake, ci si sente proprietari in parte dell’ecosistema.
Il prezzo del token oggi è frutto di svariati fattori, il principale a mio avviso è la mancanza di hype e conoscenza.
Parlando all’esterno, anche con persone coinvolte nel panorama Crypto, nessuno conosce Steem e cosa si sta sviluppando qui.
Chi è presente oggi ha la sensazione che tutti conoscano blockchain e Steem, quando in realtà le masse nemmeno sanno se Bitcoin è ancora vivo o meno.
Questa però è anche la fase di maggiore distribuzione del token, con prezzi estremamente accessibili a tutti, inflazione che si divide con solo 50 mila account attivi al giorno, ma che continua a ridursi inesorabilmente.
Da oggi, volontariamente, brucerò il 10% dei miei rewards ogni qualvolta userò Steemit.com per i miei post, rimuovendo tokens dalla supply.
Un mossa in contrasto alla riduzione d’inflazione, che potenzialmente rimuove STEEM liquidi dal mercato per il futuro.
Let’s burn STEEM!
-fedesox
[Written on Steemit.com from Iphone...]
...senza Markdown e con enorme difficoltà...il pc nuovo arriva a metà ottobre.