E' importante guardare negli occhi la persona con la quale stiamo parlando? Quali effetti scaturiscono dal fissare le pupille del proprio interlocutore e perchè per alcuni sembrerebbe essere così difficile?
Cari amici di Steemit, a questi e ad altri interrogativi proverò a rispondere in questo breve articolo dedicato a quello che probabilmente è il più importante dei nostri cinque sensi: la vista.
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Lo sguardo
L'uomo, si sa, è un animale sociale, come i lupi o gli scimpanzè. E, come queste specie, può comunicare attraverso lo sguardo le proprie intenzioni, che siano esse amichevoli o bellicose. Quante volte abbiamo detto o sentito dire le frasi:
Quello lì mi ha guardato male...
oppure
Mentre mi parlava mi stava facendo gli occhi dolci...
ad esprimere chiare intenzioni da parte di chi ci sta di fronte.
I primati spesso non hanno bisogno di scatenare guerre o cruente battaglie per stabilire le gerarchie, ma si limitano ad un gioco di sguardi dove il più "minaccioso" ha la meglio.
Guardare è la prima forma di comunicazione anche per un essere umano, quella più primitiva e basilare; questo altro non è che il concetto riassunto nel famoso proverbio: Gli occhi sono lo specchio dell'anima.
Sentirsi gli occhi addosso è la sgradevole sensazione che si può provare nell'attraversare una stanza piena di gente; nei soggetti più sensibili questo disagio può arrivare addirittura a modificare il comportamento e l'attenzione fino a compiere azioni sbadate, come inciampare o urtare qualche oggetto o persona.
Guardarsi negli occhi
Una società di comunicazione americana, la Quantified Impression, in uno studio riportato dal Wall Street Journal [1], ha calcolato che su 3000 persone adulte prese ad esame, il contatto visivo in un colloquio (a due o di gruppo) veniva mantenuto soltanto tra il 30% ed il 60% del tempo; tuttavia per avere una sensazione di reciproca soddisfazione, la percentuale dovrebbe arrivare almeno al 70%.
In realtà l'importanza di guardare negli occhi la persona con la quale si comunica, è un trucco ben noto a determinate categorie di persone, come i rappresentanti di prodotti nell'atto della vendita o i politici durante i comizi; prolungare il tempo del contatto visivo infatti, aumenta in chi ascolta il senso di familiarità e porta inconsciamente ad innalzare la tendenza alla fiducia. In maniera speculare, permettere a chi parla di guardarci negli occhi è una dimostrazione di apertura, quasi di vulnerabilità, cosa che non può che accrescere una sorta di ipotetico legame.
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Puntare lo sguardo negli occhi dell'interlocutore fa in modo che chi ascolta percepisca la piena presenza e l'autorevolezza di chi ha di fronte; ad un bancone del bar o alla gastronomia di un supermercato, il cliente che ha la maggiori possibilità di essere servito per primo è quello che incolla il proprio sguardo al negoziante.
Tutto questo è stato provato anche in uno studio[2] effettuato da due psicologi americani, Dena Cordell e Joseph McGahan, nel quale 14 coppie uomo-donna di sconosciuti sono stati invitati a conversare tra loro per 8 minuti riguardo argomenti a piacere. Negli ultimi due minuti della prova, una volta rotto il ghiaccio, il contatto visivo tra i due era più frequente, parallelamente all'accrescersi del senso di confidenza e di fiducia.
In un altro esperimento, denominato soul gazing[3] e condotto dallo psicologo americano Robert Epstein, ad un determinato numero di coppie di persone che già si conoscevano in precedenza è stato chiesto di quantificare, in una scala da 1 a 10, il livello di sentimento provato verso l'altro, che fosse esso di amore o amicizia.
In un secondo momento le coppie avrebbero dovuto fissarsi intensamente negli occhi per qualche minuto e successivamente ripetere l'operazione di voto: il risultato è stato che la pressochè totalità dei soggetti ha aumentato notevolmente il voto e la percezione dell'altro.
Perchè molti hanno difficoltà a guardare negli occhi?
Ma se, come è stato provato, risulta così importante puntare lo sguardo sugli occhi della persona alla quale ci stiamo rivolgendo, come mai molti provano una naturale ritrosia nel farlo?
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Va detto, guardare negli occhi un individuo che parla è molto più semplice che farlo mentre siamo noi ad avere la parola; questo accade perchè, mentre si ascolta, l'attenzione è spostata sull'altro mentre, quando siamo noi a doverci esprimere, tendiamo a sentirci immediatamente sotto giudizio.
Spesso il distogliere lo sguardo, abbassandolo o fissando un punto lontano, è stato associato a timidezza o alla sensazione di colpa provata durante una menzogna; tuttavia uno studio[4] del Professor Shogo Kajimura dell'Università di Kyoto e pubblicato sulla rivista Cognition ha ipotizzato che conversare e sostenere lo sguardo siano due azioni che attingono alle risorse della medesima area del cervello, creando una sorta di corto-circuito: in altre parole il nostro computer interno ci comunicherebbe che, se dedica energie alla scelta delle parole da pronunciare, diminuisce quelle da indirizzare per sostenere lo sguardo di un interlocutore.
A 26 volontari è stato infatti chiesto di trovare delle associazioni alle parole proposte, fissando uno schermo che simulava uno sguardo umano; mentre per i casi più semplici i volontari non hanno avuto nessuna difficoltà a rispondere, i problemi cominciavano a sorgere man mano che le complessità aumentavano, rendendo difficile il mantenimento del contatto visivo e deducendone un sovraccarico di informazioni da gestire a livello cerebrale.
Conclusioni
E voi, siete soliti guardare negli occhi i vostri interlocutori o tendete a fuggire con lo sguardo? Vi siete persuasi dell'importanza di mantenere vivo il contatto occhi-occhi?
Se vi considerate in difficoltà in situazioni di contatto visivo provate da subito ad invertire la tendenza e soffermatevi a notare il cambiamento delle percezioni che solitamente provavate. Probabilmente vi sentirete più fiduciosi e vedrete aumentare anche la vostra autostima.
Se tendevate a vedere il prossimo come una minaccia, questo semplice accorgimento potrebbe rivelarvi delle sensazioni nuove, dandovi una sostanziosa mano nelle relazioni inter-personali.
Tuttavia, qualora non doveste riuscirci, non datevi troppo la croce addosso: potrebbe aver ragione Kajimura ed essere tutto uno scherzo del cervello!
Fonti
[1] https://www.wsj.com/articles/SB10001424127887324809804578511290822228174
[2] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15077754
[3] http://www.academia.edu/12089851/How_Science_Can_Help_You_Fall_in_Love