È possibile spiare i contatti WhatsApp? Dallo scandalo Facebook a Chatwatch
Di recente si è parlato molto di riservatezza personale nell’uso dei social network. Il caso dello scandalo che ha coinvolto Facebook, con la raccolta di alcuni dati di tantissimi utenti da parte della società Cambridge Analytica, ha creato molta paura fra chi è solito utilizzare i social e la comunicazione digitale. Ma il caso Facebook può essere considerato soltanto la punta dell’iceberg di una questione molto più ampia costituita dalla possibilità di mettere in sicurezza le informazioni personali degli utenti su internet.
Per esempio, chi usa WhatsApp, ormai molto utilizzato, può stare davvero tranquillo sulla sicurezza e sulla privacy? A dire la verità il problema c’è anche per chi usa questo famoso servizio di messaggistica istantanea. Forse non tutti conoscono l’applicazione Chatwatch, un programma disponibile soltanto per iOS, che è in grado di trarre informazioni sui contatti WhatsApp. Chatwatch riesce a mettere a confronto i dati di due contatti, per capire se ci sono state fra di loro conversazioni. Inoltre riesce a capire quanto spesso viene controllato il servizio ed è capace di fornire una stima precisa sugli orari in cui i contatti WhatsApp vanno a dormire ogni giorno. L’applicazione è nata da un test effettuato da Robert Heaton, uno sviluppatore che era riuscito a dimostrare come fosse possibile raccogliere molti dati da WhatsApp.
Chatwatch utilizza i dati che lo smartphone invia a WhatsApp ogni volta che avviene il collegamento ai suoi server. In questo modo l’applicazione impicciona riesce a raccogliere diverse informazioni che possiamo considerare a tutti gli effetti private.
È spontaneo quindi chiedersi quali limiti esistono sulla possibilità di preservare i dati sensibili dell’utilizzo di servizi di comunicazione digitale che siamo abituati ad utilizzare in molte occasioni della vita quotidiana.
Se persino una semplice applicazione come Chatwatch può mettere in pericolo i nostri dati personali, le nostre sicurezze tendono a crollare. In fin dei conti non è affatto difficile spiare questi dati, perché sono proprio quelli che lo smartphone invia direttamente a WhatsApp. Molti si sono sentiti impauriti dopo che è venuto fuori lo scandalo Facebook, ma in realtà assistiamo continuamente a questi “attacchi” dall’esterno.
Da un lato viene spontaneo chiedere maggiori garanzie a chi ci fornisce la possibilità di comunicare grazie ad internet. Dall’altro dovremmo capire noi stessi quando fermarci e quando è più opportuno conservare nella riservatezza di un colloquio faccia a faccia alcune informazioni a cui teniamo.
A presto...