Questo post nasce da una riflessione fatta con un mio amico che mi ha chiesto questa mattina un parere su un'idea per una nuova startup.
Non è la prima volta che succede e se posso aiutare dando un contributo costruttivo lo faccio senza problemi. Sono anni che faccio fesserie e prendo porte e calci in faccia, ho ancora tanto da imparare, probabilmente non sarà mai abbastanza ma almeno gli errori di base so riconoscerli ed evitarli.
Il progetto in questione è un app in campo medico.
Nel bene o nel male dico sempre quello che penso ed anche questa volta non mi sono tirato indietro.
Sono stato sincero: di app banali come queste ne ho sentite almeno 100 e tutte quelle che conosco e fanno cose simili sono fallite dopo un pò.
L'errore di base non è stato credere troppo nella propria idea ma non informarsi su quello che ci sta fuori e soprattutto in che contesto ci troviamo.
Chi ha un azienda lo sa, il cashflow è tutto.
Infatti la prima regola da mettersi ben in mente è: CIMITYM - Cash Is More Important Than Your Mother
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Distruggere le idee degli altri è fin troppo semplice.. Rendere la conversazione costruttiva ed alla fine dare dei consigli utili è tutta un'altra storia.
Riassumo qui i miei punti di vista, considerazioni e consigli che ho dato al mio amico aspirante startupparo, magari possono essere utili a chi li leggerà.
Startup in medicina?
La mia personale visione non ha nulla a che vedere con l’ecosistema di app e prodotti che, seppur utili, intercettano bisogni limitati rispetto al Paese d'origine.
Quali startup in Italia?
Considerando che il nostro Paese ha una capacità d’investimento pro capite di soli 3$, 1/100 rispetto ad Israele, 1/60 della Svezia, 1/15 della Francia e 1/9 della Germania, mi viene difficile pensare che si possano distribuire fondi per progetti che hanno un impatto limitato (di per sé fattore che allontana dal significato di startup poichè «startup is a business that scale»).
Quindi?
Le startup alle quali è importante dare soldi (e tanti) in medicina sono quelle che hanno la capacità di utilizzare mezzi innovativi per rispondere a bisogni comunitari e sopperire alle risorse limitate del sistema (leggasi, studiare il mercato d’origine).
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Ad esempio?
Secondo il 18° Rapporto Oasi promosso da SDA Bocconi School of Management e Cergas: http://www.fsk.it/attach/Content/News/6427/o/20171207_1.pdf
la mancata assistenza è il vero tallone d’Achille del Sistema Sanitario Nazionale.
Basti pensare che:
- le fonti pubbliche coprono il 95% della spesa ospedaliera, il 60% delle prestazioni ambulatoriali ed il 65% delle spese di assistenza di lungo termine nelle strutture residenziali.
- ci sono solo 270mila posti letto rispetto a 2,8 milioni di non autosufficienti (meno del 10%).