Non so voi ma io con questo tempo ballerino faccio difficoltà anche a svegliarmi la mattina: ho la pressione bassa, il ferro al limite e mi sento apatica come non lo ero da tantissimo tempo.
Mi pesa fare qualsiasi cosa, scrivere, leggere e anche solo pensare. Andare a lavorare sta diventando la mia piccola missione quotidiana. Spengo la sveglia la mattina, guardo il soffitto con gli occhi ancora sonnolenti e mi ripeto: ce la farò anche oggi, forza.
La verità è che sto vivendo un periodo di turbolenza interiore senza un motivo preciso, senza una ragione, ho provato a combatterla e a contrastarla ma non è stata una grande idea: il mio corpo non reagisce. Non riesco a contrastare tutto questo perché non c'è la causa quindi niente causa niente soluzione al problema.
Io che inizio la palestra a settembre e ci vado con piacere, adesso il mio fisico non ne vuole proprio sapere, mi ha imposto una pausa forzata come se mi stesse dicendo: senti, adesso ti fermi e ti riposi fino a quando te lo dico io.
Io che non mollo mai, che non mi fermo mai, mi sembra strano sentirmi così: impotente.
Ora capisco perché i piloti non combattono la turbolenza ma si fanno trasportare (immagine paurosa e inquietante), ho deciso di fare lo stesso anch'io perché non importa quanto io voglia fare attività fisica, scrivere o leggere, non reagisco. Se provo a forzarmi il risultato è blando e mi dà poca soddisfazione. Sembra che mi trascini da un posto all'altro ma io sono altrove, sono in un limbo ovattato e arrivo alla fine di quello che sto facendo sempre per pura fortuna.
La sensazione è come se avessi scaricato le pile, come se non ce la facessi più.
Riflettevo in questi giorni sull'importanza delle pause, nella vita sono importanti e lo sto provando sulla mia pelle. Pausa da tutto, soprattutto da sé stessi.
Andiamo sempre di corsa in una continua lotta contro il tempo per cercare di fare di più, di assaporare la giornata in tutte le sue ore, poco importa che otto ore dormiamo, altre otto lavoriamo. Nelle ore restanti cerchiamo di ritagliarci del tempo prezioso per coltivare le nostre passioni, per fare quello che non riusciamo e spingiamo sull'acceleratore sempre di più, ogni giorno andiamo sempre un pochino più in là fino a quando non superiamo il nostro limite massimo, fino a quando non andiamo oltre.
Io credo di averlo superato e ora capisco il mio non farcela più. Ho deciso di fermarmi, di riposarmi. Non mi obbligherò più, cercherò di ascoltare il mio corpo.
E' importante ascoltarsi anche se la volontà vorrebbe altro, anche se la tua testa cerca di importi altro.
E' importante fermarsi per rigenerarsi e ricaricarsi. Per ripartire con più slancio e forza.
Ritorneranno giorni pieni di sole e di energia, vitalità che sprizza da tutti i pori, voglia di camminare all'aria aperta, di mischiarsi con i colori, addentrarsi nella natura. Ritornerà la voglia di scrivere e di leggere, quella voglia che in genere non mi abbandona mai come testimonia la mia pila di libri sul comodino. Ritornerà la voglia di uscire e di fare, soprattutto di fare. Di entusiasmarmi perché senza entusiasmo ho capito che non si fa nulla, è lui il motore di tutto.
Ritornerà il mio buon umore cacciando via la patina di apatia e il malumore che mi ha avviluppata in questo periodo come un baco da seta.
Ritornerà tutto questo e io lo so. Lo attendo sperando nel frattempo che riesca un raggio di sole perché di tutta questa pioggia non so più che farmene, questi temporali improvvisi che non lasciano scampo a chi ha la sfortuna di non essere al coperto hanno stancato me e anche i prati, rigonfi d'acqua che non riescono più ad assorbirla.
Ecco io mi sento come quei prati pregni d'acqua, come quei campi che non riescono ad assorbire altra acqua perché ne hanno abbastanza.
Mi sento esattamente come loro.
Ho bisogno di qualche raggio di sole per ritrovare la vitalità che in genere mi contraddistingue, la mia voglia di fare, la pazienza e la forza che mi servono nel lavoro. L'attività fisica che mi fa stare così bene mentre adesso non mi trasmette nulla, mi sento solo prosciugata, sento che succhia anche lei la mia linfa vitale, così poca e intermittente.
L'ormone della felicità non vuole proprio sentirne di farmi visita, nemmeno se scalassi una montagna o mangiassi chili di cioccolata.
Neanche il cibo aiuta il mio malessere e questo la dice lunga sul mio status.
Passerà come passa qualsiasi cosa, ritorneranno periodi migliori, nel frattempo spero nel sole che anche se non fa miracoli, un tiepido raggio può sicuramente far stare meglio, può dare un lembo di sollievo.