C'erano ancora nubi all'orizzonte, ma eravamo lì, ce l'avevamo fatta.
Era la fine di un ciclo... e l'inizio di una nuova avventura.Insieme, come sempre.
Bello eh?
Una vera favola, con dei protagonisti eroici, una trama complessa ed un lieto fine sarebbe dovuta finire così. In effetti, nello scorso capitolo io e mia moglie siamo diventati ufficialmente padroni di casa.
Stop, fine: il sogno si è realizzato, la casa è nostra, il titolo di questa saga dovrebbe cambiare in “Finalmente a CASA”, la narrazione ha raggiunto il suo culmine… cosa vorremmo di più dalla vita?
Terminato il lungo abbraccio al centro del salone ci guardammo attorno: durante il primo “giro” di controllo la realtà si abbatté dura come una martellata in pieno petto.
Che l’impianto elettrico fosse da rifare era palese: palese dai fili volanti che uscivano dal muro e si infilavano nelle prese, dalle ciabatte attaccate ad una presa in camera che alimentavano le lampade del salone, dagli interruttori dei primi anni ottanta. Vabbè, l’avevamo messo in conto.
Che l’impianto idraulico fosse da rifare, beh, anche quello era scontato: avevamo in mente una differente organizzazione del bagno, inoltre la precedente proprietaria ci aveva detto che il lavabo della cucina si otturava almeno una volta al mese.
Il gas? Beh, l’impianto del gas volevamo risparmiarcelo. Poi una delle ditte di ristrutturazione venuta a valutare i lavori ci ha fatto notare che i tubi del gas erano ESTERNI e passavano intorno al balcone. Fuori norma, ovviamente. E visto che stai mettendo tutto a norma, non vuoi sistemare l’impianto del gas?
Gli infissi erano da rifare. Le finestre erano quelle vetuste in alluminio tanto in voga quando ero bambino e nonostante il doppio vetro erano davvero malmesse: alcune non si chiudevano, altre non avevano più la maniglia. Di tapparelle ne funzionavano la metà: una era inchiodata (???) e non si poteva alzare o abbassare, l’altra copriva solo metà finestra (???).
Una delle finestre era un caso a parte: era stata chiusa da una parete in cartongesso dai precedenti proprietari e successivamente riaperta sotto ordine dell’agenzia immobiliare, anche perché risultava sulla piantina catastale. Dava verso il terrazzo di un altro palazzo, un terrazzo che era più un tetto visto che non aveva ringhiere o un accesso visibile dal piano inferiore. Anche lì, infissi e serranda da buttare.
Tra l’altro, il salone aveva due dei quattro muri rivestiti da cartongesso.
Perché?
Unica cosa degna di rimanere nella casa era il pavimento: un bel parquet, posato qualche anno prima e ben curato. Considerate le condizioni fatiscenti del resto, stonava in maniera incredibile.
“Perché vivere anni in questo degrado?”
Ci chiedevamo. Beh c’era un motivo se avevamo pagato la casa così poco... e comunque per i lavori di ristrutturazione potevamo usufruire di una detrazione fiscale al 50%. Il nostro era un investimento per il futuro.
“FUTURO”.
Questa parola sarà un po’ il mantra che ci seguirà per i restanti capitoli di questa storia e probabilmente lo farà ancora per i prossimi anni della nostra vita.
Beh c’era tanto lavoro da fare e non potevamo perdere tempo; tecnicamente eravamo ancora in affitto ed il mese successivo avremmo dovuto pagare anche la prima rata del mutuo. Non avevamo ancora una ditta di ristrutturazioni ed eravamo abbastanza disperati… così chiesi informazioni in ufficio. Un collega mi consigliò una ditta che aveva fatto un ottimo lavoro con il suo appartamento. La chiamai ed il responsabile fu molto gentile, accomodante e soprattutto LIBERO.
Il che significava che poteva cominciare subito con i lavori, che sarebbero finiti in 40 giorni.
Il prezzo… beh il prezzo era alto.
Più basso di altri preventivi, ma comunque non sostenibile dalle nostre sole forze. Quindi avremmo dovuto tagliare qualcosa: evitare di spostare i termosifoni, rinunciare al soppalco, lasciar perdere la porta scorrevole… a queste cose penseremo in FUTURO.
Nonostante tutto fummo costretti a chiedere un prestito ai miei genitori. Le spese per l’acquisto della casa furono più ingenti del previsto, tra i costi di accensione del mutuo, quelli dei vari consulenti, agenzia, assicurazione… non dico che eravamo al verde, ma quasi. In quei pochi mesi avevamo visto bruciare anni di risparmi sofferti ed il fatto che, nonostante tutto, non fossero abbastanza mi metteva un po’ d’ansia.
Vabbè, pazienza: come detto prima, avremmo scaricato tutto con il 730 l’anno prossimo. L’importante sarebbe stato tenere duro in questo periodo ed essere sereni per il FUTURO.
Così iniziarono i lavori di ristrutturazione: ricordo distintamente che cominciò con la stesura del cartone sul parquet per proteggerlo durante la demolizione e l’abbattimento delle pareti in cartongesso per consentirne la stuccatura.
Più o meno in quei giorni accaddero tre fatti peculiari:
Primo: dietro la parete in cartongesso c’era un CAMINO. Almeno quello che ne restava. Probabilmente i precedenti proprietari hanno pensato che fosse più conveniente nascondere tutto dietro il cartongesso piuttosto che far aggiustare e livellare la parete. Cartongesso che nascondeva anche parte dei fili che costituivano l’impianto elettrico originale della casa, senza canaline o corrugati di nessun tipo. Non solo l’impianto non era a norma, ma era altamente pericoloso… una scintilla e sarebbe andato tutto in fiamme.
Secondo: la prima rata di acconto per i lavori di ristrutturazione. Vabbè, era pianificata, ma erano comunque un bel po’ di soldi che dovevo pagare utilizzando un bonifico parlante per poter usufruire delle detrazioni fiscali. Cos’è un bonifico parlante? Ah beh, all’epoca non ne avevo idea: quindi cominciai a fare ricerche su come compilarlo, quali dati metterci, dove ficcare la partita IVA della ditta ed il numero di fattura, dove inserire il mio codice fiscale… insomma c’era da stare parecchio attenti, il rischio era di perdere un bel po’ di soldini (ulteriori).
Terzo: il capocantiere mi telefonò dicendo che due uomini si erano presentati in appartamento chiedendo di parlare con il proprietario di casa (che quel giorno era al lavoro), presentandosi in modo sgarbato e chiedendo di poter entrare nell’appartamento (cosa che gli operai non potevano permettere in mia assenza).
La motivazione?
Secondo loro c’era una causa legale vinta in passato, che impediva a quell’appartamento di avere una finestra affacciata verso il terrazzo del vicinato.
Quella finestra andava chiusa.
Ecco perché inizialmente era murata.
Ecco perché l’ex proprietaria la teneva comunque chiusa e con la serranda abbassata durante le nostre visite.
Alcune domande ci giravano in testa: la richiesta dei vicini era legittima o solo un capriccio ingiustificato? A chi e a che cosa stavamo per andare incontro?
Cominciavamo bene…