Quanta fiducia abbiamo nell'umanità?
Parliamone schiettamente: io ne ho poca... molto poca.
Alcuni pensano che l'uomo sia un virus che sta lentamente distruggendo la Terra: inquinandola senza alcun pudore, estraendo risorse naturali senza alcun criterio, alzando orrori edili in modo incontrollato, portando la civiltà dove non è mai stata richiesta.
Esportando la democrazia a suon di bombe e stermini di massa.
Ma andiamo ad analizzare il problema più da vicino, esplorando le motivazioni per cui l'umanità sta andando alla deriva: facciamolo utilizzando i social network, come ad esempio Facebook. Scorrete le pagine dei vostri amici e fatevi un'idea di cosa scrivono.
Ve lo dico io: concetti indifendibili, insulti gratuiti, incapacità ad argomentare, mancanza completa di idee valide, tendenza alla distruzione sistematica dell’opposizione senza creare o proporre niente di sensato.
Aggiungiamo anche aggregazioni di uomini e donne che credono alle cose più folli: teorie di complotto cosmico e risvolti distopici dietro alle scie chimiche, persone che credono di poter sopravvivere grazie all'energia solare, uomini che si lanciano nello spazio con razzi amatoriali per dimostrare che la terra è piatta, genitori che mettono a repentaglio la vita dei propri figli per insensate e anti-scientifiche credenze alimentari e/o mediche.
Perché il problema non è l'umanità stessa, il problema non è l'uomo in sé.
Il problema è la Stupidità.
Potrò sembrare arrogante, ma ho un grave problema con la stupidità umana; una sorta di insofferenza che mi porto dentro in silenzio e che purtroppo, col tempo e la vecchiaia, tende a peggiorare. Forse perché odio annuire sperando di essere da un’altra parte. O perché odio perdere tempo. Probabilmente perché nella mia utopia di mondo perfetto, la stupidità è bandita.
Un mio amico amava citare questa massima di un autore sconosciuto:
The problem with America is stupidity. I'm not saying there should be a capital punishment for stupidity, but why don't we just take the safety labels off of everything and let the problem solve itself?
Uno dei motivi per cui la stupidità prolifera così liberamente nel mondo è che la teoria di Darwin ha smesso di essere applicabile: l'evoluzione della specie si è fermata dal momento in cui la Selezione Naturale ha smesso di valere per l’animale “Uomo”. Perché l'umanità (e non me ne vogliano i creazionisti) non è che il risultato di secoli, millenni di selezione nell’infinita ricerca della perfezione.
Ora prendiamo come esempio l'uomo delle caverne: all'epoca tutto era più semplice, l'uomo che aveva fame andava a caccia, quello che ci andava con una lancia sopravviveva e mangiava, quello che andava a combattere le tigri a mani nude sarebbe morto prematuramente, eliminando il suo (scarso) bagaglio genetico.
Nell'era di Internet è diventato quasi vero il contrario: gli uomini con "la lancia" vengono distrutti socialmente da coloro che, senza alcuna cognizione di causa, si battono con le unghie e con i denti a difesa di teorie errate o (nel peggiore dei casi) dannose. E mi viene in mente la scena: l'uomo sapiens con la lancia che per sbaglio ferisce sé stesso ed un gruppo di Neanderthal con la bava alla bocca che invoca il ritorno del combattimento a mani nude contro le bestie feroci, perché le lance sono "Troppo pericolose".
Questo è tra l'altro il più grande pericolo della stupidità: essa genera pericolosissime aggregazioni intorno a personaggi più o meno carismatici, più o meno intelligenti, più o meno loschi. Perché una voce fuori dal coro è solo uno scemo, ma tante voci possono smuovere le menti e cambiare la nostra concezione di realtà... la maggior parte delle volte, purtroppo, per il peggio.
Ehi, è quello che sta succedendo nei nostri giorni.
Obbiettivamente il problema degli stupidi è uno: quello di credersi intelligenti. E mentre una volta la tigre di turno poteva facilmente provare il contrario, ora non è più possibile. Neanche i moderni test del quoziente intellettivo servono a qualcosa: "Ho altri tipi di intelligenza, tipo quella emotiva" ti rispondono. E vagli a dare torto... perché un altro modo per riconoscere uno stupido è dalla veemenza della sua reazione quando provi ad apostrofarlo per quello che è.
La spiegazione è in quello che viene chiamato "Effetto Dunning-Kruger".
I due psicologi della Cornell University partirono da una domanda molto semplice: quanto è obiettivo l'essere umano nel valutare la propria intelligenza?
La risposta, uscita fuori dopo numerosi studi e test, è raccapricciante nella sua semplicità: a parità di competenza, una persona "stupida" tende a sopravvalutare sé stessa, basandosi su fatti o informazioni non logicamente correlate tra di loro, difendendo le proprie convinzioni fino alla morte. Al contrario, una persona "intelligente" messa a confronto con questi personaggi tende a mettere in dubbio le proprie certezze, in qualche maniera "sottovalutando" i propri ragionamenti (giusti o sbagliati che siano).
Avete presente il pensiero Socratico..?
"Io so di non sapere"
Ecco: la stupidità è come un gigantesco sifone di ignoranza, che trascina al suo interno anche chi stupido non lo è per niente.
"Eh, Gianluccio, va bene tutto ma che soluzioni ci proponi a questa lenta ma costante deriva dell'umanità verso l'idiozia?"
Ecco, questa è la cosa che mi fa più paura.
Non c'è soluzione.
O meglio, non c'è una soluzione che sia eticamente accettabile.
Ci sono dei palliativi, delle toppe: ma queste meritano un discorso a parte, magari in un altro post.
Per ora vi lascio con l'ennesima (ultima) citazione che è stata il mio mantra in anni e anni di stupidità subita, nel mondo reale o nel web.
Non discutere mai con un'idiota: perché prima ti porta al suo livello e poi ti batte con l'esperienza.
Oscar Wilde
Fonti e Approfondimenti:
How unaware are the unskilled? (Thomas Schlösser, David Dunning, Kerri L.Johnson, JustinKruger, 2013) http://www.sscnet.ucla.edu/comm/kjohnson/Lab/Publications_files/Unaware%20Unskilled.pdf
L'origine delle specie (Charles Darwin, 1859)
Manual for the Wechsler Adult Intelligence Scale (David Wechsler, 1955)
The Evolution of Cognitive Bias (Martie G. Haselton, Daniel Nettle, Damian R. Murray, 2015) https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdf/10.1002/9781119125563.evpsych241