Proviamo un piccolo esperimento... Questo post sarà scritto interamente dal telefono. Mi annoia scrivere sul cellulare, mi annoia l'autocorrettore, mi annoiano o tasti minuscoli sullo schermo touch. Odio scrivere sms, persino WhatsApp lo uso dal pc.
Ma oggi sono sul treno, in trasferta. E sul treno raramente accendo il pc... Preferisco leggere un libro, sentire della musica... E scrivere sul telefono. Perché si fa prima.
Sveglia alle 4 e 30 del mattino per seguire una conferenza a Milano. Non è tanto il viaggio che mi infastidisce, ma l'ora assurda della sveglia. Ma alle 5 posso ammirare qualcosa di magico: le strade di Roma sono vuote, deserte. O meglio qualche disperato in macchina lo trovi sempre, ma non c'è traffico. 15 minuti per arrivare a Termini ha un sapore di miracolo e penso a tutto il tempo perso ogni singolo giorno feriale della mia vita a causa del traffico.
Troppo.
Beh se è per questo ho perso tanto tempo anche in treno, aereo o comunque in viaggio per lavoro. Ma, si sa, i soldi sono a nord: dove ci sono i soldi ci sono i clienti, dove ci sono i clienti c'è lavoro e dove c'è lavoro ci sono io... O I miei colleghi.
Sono stato diverse volte a Milano: città organizzatissima e a misura d'uomo, con mezzi pubblici perfetti e puntuali. Ma ogni volta che ci sono stato... Pioveva. O peggio: c'era la nebbia.
E non la nebbia che blocca il traffico di Roma (come se avesse bisogno di ulteriori spunti), quella nebbiolina fine che a tratti si dirada e che esce fuori solo la mattina presto o la notte... No. La nebbia di Milano si affetta col coltello. Ti impedisce la visuale a più di dieci metri. Non si alza per interi giorni... E a noi romani terroni mette una tristezza infinita... Almeno a me fa questo effetto.
Beh, oggi ho dato un occhiata alle previsioni del tempo: sole e caldo. Sarà la prima volta che vedrò Milano senza uno strato di nubi ad oscurarne il cielo. Bello. Cominciamo questa trasferta con il piede giusto va.
Altri 25 minuti e si arriva in stazione... Abbiamo appena superato un grande fiume, che sia il Po? Mah, io e la geografia non siamo mai andati troppo d'accordo.
Vi siete mai chiesto o il motivo di viaggio delle persone accanto a voi? Quelli vestiti in giacca e cravatta sono evidentemente qui per lavoro, come me. Gli altri... Ma chi ve lo fa fare a svegliarvi così presto per prendere un treno? Quali obblighi o scelte avete preso nella vita per essere qui, oggi, insieme a me? Io? Beh io ho cominciato questo lavoro quasi per caso... Una chiamata da parte di un amico che lavora all'università, un curriculum vitae spedito ed una selezione rocambolesca (della quale, forse, un giorno vi parlerò più nel dettaglio). Consulente informatico, mestiere il cui scopo è ignorato dai più e la cui spiegazione tecnica mi richiederebbe troppo tempo e fatica.
Ok lo ammetto: a volte non so neanche io cosa faccio di preciso.
Ma una cosa la so: viaggio. Non più così spesso, ma una volta tra Milano, Torino, Alba, Venezia, Treviso, Verona era un bel caos. A volte mi sembra di essere deportato in giro, trasportato come un sacco di patate. A volte faccio cose importanti ed interessanti, altre volte avrei potuto restare a casa e non sarebbe cambiato niente... Oggi non lo so, vedremo.
Ormai sono quasi arrivato e mi chiedo: cosa ho scritto? Perché? Impressioni casuali scritte dopo un ora e mezza di sonno su un sedile scomodo, scritte perché mi sentivo di scrivere le mie impressioni a caldo. Un diario di viaggio estemporaneo? Il delirio di un uomo che avrebbe voluto dormire di più? Lo sfruttamento di questo spazio su internet come un blog puro e non con le mie solite derive verso la scrittura, i racconti, o cos'altro?
Non lo so, ma sono a Milano.
Deportato contro il mio volere... Anzi no, sono qui per scelta. Non deportato:
TRASFERTIZZATO.
NdGianlucccio: in realtà per cause di forza maggiore ho dovuto trasferire il mio scritto dal cellulare e portarlo sul PC, anche per poter aggiungere una foto che sul cell non sapevo portare. Resta il fatto che il testo non l'ho riletto quindi è rimasto così com'era, crudo, brutto e autocorretto.