Mi sento sulla pelle una sensazione di irrequietezza, di incompletezza.
Ho bisogno di scrivere, di tirare fuori quella mia voce interiore e di renderla palese al mondo. Ho bisogno di alzare il volume delle mie emozioni.
Anche se sono stanco, triste e non ho voglia di dar fondo alle energie, lo faccio.
Quando inizio a scrivere, provo subito una sensazione di sollievo.
Arriva all'improvviso.
Mi sento come un recipiente d’acqua che piano piano si svuota, si libera del suo peso.
Le sensazioni si trasformano in parole e tutto sembra più leggero.
Come una confessione.
Cerco di mandare la mente più in là, oltre il confine del concreto.
Mi preoccupo di tirare fuori il mio pensiero nella maniera più limpida e verosimile. Penso che forse a nessuno importerà di quello che scrivo e spero che non sia così.
Perché, se lo faccio, voglio suscitare una reazione, compio un atto di fratellanza, di telepatia.
Io che scrivo e tu che leggi siamo per qualche minuto sintonizzati sulla stessa frequenza, in un mondo esterno, che non appartiene a nessun altro che a noi.
Quando racconto una storia, lancio un piccolo segnale a chi mi sta ascoltando, ci diamo per un po' la mano e compiamo un pezzo di cammino insieme.
Percepisci gli stessi odori che percepisco io, vedi la stessa immagine che vedo io in questo momento, ci scambiamo conforto e sicurezza. Nulla di più magico.
Chiunque scriva sa che si porta dietro un bagaglio pesante. Anzi, ingombrante.
E durante questo lungo viaggio, è disposto ad aprire il suo borsone e a mostrare a chi è con lui, gli oggetti che trasporta con sé.
Ogni oggetto è un racconto, un ritaglio di vita che ci rende altruisti, non ce lo teniamo tutto per noi, ma scegliamo di condividerlo con gli altri.
Scriviamo anche per noi stessi, a volte per non pensare, certe altre perché siamo così tanto felici che non possiamo fare a meno di scatenare la nostra fervida smania di gridare qualcosa al mondo.
Scripta manent, ma non solo sulla carta o su una pagina web.
Manent nella testa di chi ha letto, di chi, mentre scorreva le righe, si è immedesimato e comprende il mio stato d’animo.
Essere scrittori vuol dire essere vivi e io invidio chi lo è.
Ogni idea prende forma e si evolve, ogni pensiero, anche quando non c'entra niente con quello che stai scrivendo, è un tesoro da conservare.
Volare non è mai stato così bello, cercare di cogliere un fiore sulla Luna è possibile, se scrivi di averlo fatto o di volerlo fare.
No?
Adesso, per esempio.
Leggendo, ti sei figurato quest’immagine, che nella realtà non esiste.
O almeno, io non conosco nessuno che abbia mai colto un fiore sulla Luna.
Eppure, tu l’hai visto, io te l’ho passato.
Ce l’avevo in mente e, dopo averlo creato da zero, l'ho fatto sbocciare e l’ho donato a te.
Pensa a quanto puoi fare, se ti ascolti un momento e scrivi ciò che veramente hai dentro.
E poi, adesso è notte.
Io amo la notte.
È lenta, silenziosa e ovattata. Mi apre la mente e mi apre il cuore. Non c'è bisogno di dormire per sognare, se dò libero sfogo alla mia mente.
Ora sto scrivendo tutto d’un fiato, le parole sono i miei pensieri e niente più. Aspetto che si scateni l’attimo, lo colgo e lo imprimo qui.
Sono sicuro che anche a te succede. Di entrare in un mondo di fantasia e di idee che spingono per uscire fuori, che sono lo specchio di tutto ciò che hai dentro.
Allora vanno riordinate e offerte, sperando che regalino una carezza o un brivido a chi le riceve.
Oppure, a volte vanno solamente sfiorate e soffiate fuori, come batuffoli che si perdono nel vento.
In questo momento, i miei pensieri volano ad accarezzare un pensiero triste. Mi trovano trafitto dalla sofferenza per la perdita di una persona cara.
Mi tremano le mani mentre scrivo e vorrei essere da un'altra parte, ma non so neanche bene dove.
Allora voglio placare questa disperazione e portarti con me in questo breve cammino, aprire il mio borsone e mostrarti cosa c'è dentro il mio cuore. Spero che tu possa sostenermi e darmi la forza di rialzarmi, ma so che lo farai, perchè sei un ottimo compagno di viaggio.
Solo poche righe.
Dedicato a te, che te ne sei andata troppo presto.
In un freddo sabato di gennaio, hai lasciato per sempre la mano di tuo figlio e ora lui mi guarda con gli occhi sconvolti, che implorano pietà.
Io sono vuoto e spento, lì con te c’è solo il mio corpo.
La mia anima è lontana, vuole rifuggire il dolore, non accetta la realtà. Scappa verso gli attimi di felicità che abbiamo vissuto insieme.
Tutto è squallido e inaccettabile, sei nel posto in cui non dovresti essere, non puoi più riabbracciare le persone che ami. Sono lì con te, ma sono lontane anni luce.
Siamo solo materia e niente più. E' questa la sensazione sintetica che provo.
E' un pensiero plastico e artificiale, rivoltante.
Su questa terra possiamo regalare ogni giorno qualcosa a coloro che amiamo e quello sarà il tesoro più grande che lasceremo. Un sorriso, un gesto affettuoso o una parola sincera. E tu ci lasci tantissimo.
Non capiamo quanto siano importanti le cose più banali, fin quando il distacco ci dilania e allora vorremmo tornare indietro per mettere a posto le cose. Ma ormai è troppo tardi.
Hai combattuto tutta la vita, hai vinto tante battaglie, siamo stati al tuo fianco, ma tu eri già forte da sola e non ti sei mai arresa.
Fino all'ultimo respiro ci hai insegnato che la vita deve essere amata e che non dobbiamo essere spaventati di fronte a niente e a nessuno.
Adesso sei in un posto diverso, migliore, non lo so. Ma sei anche nel mio cuore e ci resterai per sempre.
Ti auguro buon viaggio, mi mancherai.
GM