Domani sarà l’ultimo giorno del 2017. Sta per salutare un anno che non dimenticherò.
È stato l’anno che mi ha regalato mio figlio.
La più grande emozione che abbia mai provato nella mia vita è stato il momento in cui l’ho visto per la prima volta. Sono stati pochi secondi, ma li ricordo come se il tempo si fosse fermato e tutto avesse cominciato a muoversi al rallentatore.
Era nato da neanche mezz’ora, appena uscito dalla sala parto, era accucciato nella culletta, con una copertina che lo proteggeva e un ostetrica lo portava velocemente verso il nido, passando nel corridoio in cui lo attendevo. Quando si è fermata per farsi aprire la porta, io mi sono avvicinato a lui per la prima volta. Aveva un’aria tranquilla, era pulito e dormicchiava. Aveva una bella tutina blu e un sacco di capelli neri, proprio come il suo papà appena nato. Non potevo credere al fatto che quello fosse mio figlio. Ero troppo emozionato, avevo un vulcano di sensazioni dentro e non sapevo cosa fare. Così, mi sono chinato verso di lui e gli ho sussurrato un ‘ciao’. In quel momento lui si è girato, ha aperto gli occhi e mi ha guardato. Ecco, quel primo sguardo di mio figlio non lo dimenticherò mai.
Dopo, lui è andato dentro e abbiamo dovuto aspettare un bel po’ prima di rivederlo. Io mi sono seduto su una di quelle sedie su cui avevo aspettato 7 ore la nascita di mio figlio Leonardo e sono scoppiato in un incontrollabile pianto di gioia. Mi sentivo leggero, come sospeso a mezz’aria e mentre mi arrivavano le telefonate e i messaggi di amici e parenti, rispondevo con la faccia di DeNiro nell’ultima scena di C’era una volta in America.
Ma il 2017 si è anche portato via un pezzo della mia vita e della mia infanzia. Solo dopo due mesi dalla nascita di Leo, mio nonno Remo ci ha lasciati.
Era un uomo speciale, un artista con un carisma e una personalità unici. Amava la vita, era un uomo coraggioso che non si fermava di fronte a nessun ostacolo.
Mi raccontava tantissime storie, di quando da giovane faceva il fotografo e paparazzava i vip rischiando la pelle. Di sua sorella Maria Kelly, una cantante jazz dalla voce graffiante, che negli anni ‘60 ha ottenuto un discreto successo. Anche lui aveva la passione per il canto, amava i grandi crooner e spesso ci cantava pezzi di Fred Bongusto o di Frank Sinatra.
Mi ricordo ancora quando al mare, ci riunivamo insieme a tutta la famiglia, mio zio suonava la tastiera e noi cantavamo le canzoni di Masini, Baglioni e Cocciante. Era la fine degli anni ‘80 e tutto era più bello. La mia passione per la musica nasce proprio da lì.
La sua scomparsa è stata un duro colpo per tutti, difficile da accettare, perché ha lasciato un vuoto impossibile da colmare.
Il destino ha voluto che se ne andasse nello stesso ospedale in cui era nato mio figlio poco più di due mesi prima. Per me, quel luogo racchiude e rappresenta a pieno quello che è il senso della vita: siamo figli di un fato ineluttabile e sublime.
C’è un’immagine che dà luce al tutto, il filo d’erba che nasce dalla terra rinsecchita su cui si è abbattuto l’acquazzone: è lo sguardo di mia madre raggiante, quando guarda il nipotino che le sorride e non pensa a quanto le manchi il suo papà. Questo è il più grande insegnamento che quest’anno mi ha lasciato. Ed è quello che voglio portarmi dietro nell’anno che verrà e in quelli che seguiranno.
Intanto, 2017, ti saluto.
Addio. Di te non mi dimenticherò mai.
GM
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